Europee: l’eterogenesi dei fini

Forse l’elezione della Lega potrebbe essere utile anche alla Sinistra
La festa di Casoria e la campagna primavera-estate di Repubblica è costata al Cav. ben più di un divorzio annunciato, degli sberleffi sulla stampa estera (sopratutto quella controllata dall’arcinemico Murdoch), e di qualche rampogna dell’Avvenire e qualche velato malumore d’Oltretevere.
Rispetto alla sbandierata soglia del 40% il PdL si ferma al 35%, arretra rispetto allo scorso anno e sopratutto vede aumentare il peso della "golden share" della Lega, che avanza al nord e si affaccia oltre la linea del Po.
E questa è la vera notizia non buona per il Cav: non è tanto la sua battuta d’arresto che deve preoccuparlo quanto la crescita della Lega e il suo più ampio radicamento come vero Partito del Nord, che lo costringe a inseguirla su parole d’ordine che, evidentemente, piaccia o non piaccia, hanno grande presa, dal contrasto all’immigrazione clandestina, alla sicurezza pubblica, al federalismo fiscale a vantaggio del nord.
Ma, contraddittoriamente, il Cav. non può nemmeno dimenticare che la sua frenata è contenuta dal successo del PdL nel Sud, che dovrà fargli comprendere come non possa nemmeno pensare di trascurare gli interessi del Mezzogiorno e come debba trovare il modo di riequilibrare risorse in favore dei territori in cui più forte è il radicamento (Campania, Puglia, addirittura Basilicata, Sicilia, anche se qui la presenza dell’MPA di Lombardo, l’UdC e le beghe tra i due viceré azzurri di Palermo, Schifani e Micicché, hanno pesantemente condizionato un risultato che altrimenti sarebbe stato ben altro).
Se Sparta piagnucola, Atene non ha troppi motivi per ridere.
Il PD, scongiurato il pericolo di finire vicino o sotto il 25%, e raccolto un risultato di accettabile tenuta, si vede insidiato dal peso crescente dell’IdV, ormai quarto partito, che a sua volta raccoglie i frutti più pingui dell’antiberlusconismo, probabilmente erodendo consensi non soio al PD ma anche alla c.d. sinistra radicale.
E questo per il PD è un problema, perché Di Pietro non è e non sarà mai un vero alleato per un’opposizione intelligente e matura che si prepari a governare, poiché l’IdV cresce solo sul terreno dell’antiberlusconismo e del massimalismo giustizialista, e quindi non ha alcun interesse ad "appiattirsi" sul terreno di una proposta politica riformista e autenticamente progressista.
In sostanza sia il PdL sia il PD vedono rafforzate due formazioni che ormai quasi si equivalgono quanto a cifra elettorale (almeno nel rapporto percentuale con i rispettivi partiti "maggioiri") e che rendono assai problematica, e direi ormai sconfitta, la prospettiva di una semplificazione del quadro politico a mezzo referendum.
Come dire: addio prospettiva del bipartitismo, si conferma un bipolarismo zoppo con due gambe minori che scalciano più di quanto siano disposte a marciare assieme alle gambe maggiori.
La sinistra radicale, confusa e infelice, esce ancora una volta sconfitta: la scissione di Nicky, auspicata anche dallo "statista" intelligente Max baffino (che ancora una volta non azzecca una mossa politica, strano per il "migliore" di tutti…), non porta i frutti sperati e proietta un’ombra cupa sulle regionali prossime venire in Puglia; Rifondazione + PdCI si prende più della metà del piatto ma, a sua volta non riesce a dare respiro alla prospettiva della costruzione di una sinistra "comunista" che assomigli a un sia pur piccolo partito neocomunista.
Si dirà ora: ma messi assieme S&L e RC+PdCI sono sopra il 6%, ma il problema è che non sarà per niente facile rimetterli insieme dopo una sanguinosa scissione e una guerra "fratricida", poiché ciascuna mossa di avvicinamento dell’una all’altra richiederebbe un passo indietro difficile da compiere e perché come la storia insegna le "riunificazioni" non sono mai riuscite né hanno portato bene, a cominciare da quella tra PSI e PSDI che diede vita al PSU.
Insomma, se la buona notizia è che Berlusconi si è fermato e che il PD non è arretrato oltre la linea del Piave, la cattiva notizia è che la Lega e IdV avanzano e la sinistra radicale rimane sotto il pelo dell’acqua.
La cattiva notizia è che il bipolarismo zoppo si consolida e non promette altro che una stagnazione della situazione politica.
Almeno, io la vedo così.
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