Centri CARA a tutela degli immigrati

Claudia Attolico

Integrazione e accoglienza: le parole chiave della solidarietà

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La questione degli immigrati è ormai da giorni al centro delle cronache italiane. Gli sbarchi di Lampedusa sono solo l’aspetto più evidente di un fenomeno capillare e diffuso che attanaglia la nostra penisola, e al quale si sta tentando, con modi e mezzi diversi, di porre rimedio. Da una parte il pugno duro della destra: politica di respingimento delle navi di clandestini, misure dure, leggi restrittive come l’obbligo di denuncia degli immigrati irregolari da parte dei medici. Il clima è teso, e la situazione diventa sempre più insostenibile. Si sente da più parti come l’impressione che si stia creando un nuovo razzismo, una generalizzazione etnica che colpisce maggiormente le popolazioni più presenti nel nostro paese. In prima linea, poiché capolista nella non certo onorevole statistica dei reati, i rumeni. Ma al di là dei fatti recenti, che potrebbero essere tacciati addirittura di disumanità, i centri di accoglienza, soccorso e cura degli immigrati sono sempre attivi ed efficienti. Con un occhio particolarmente attento a garantire la sicurezza per i clandestini ma anche e soprattutto per i cittadini. Del resto Mezzogiorno e Spagna, per la loro posizione, sono particolarmente interessate dal problema degli sbarchi di clandestini, e il problema non può, non deve essere né aggirato né evitato. Coloro i quali sbarcano in Italia per diverse ragioni, sono persone. E devono essere trattate come tali.
“E’ una vergogna il respingimento degli immigrati. – ammonisce Daniela Di Capua, direttrice del servizio centrale SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) – La Lega, con i suoi ultimi provvedimenti, ha in mente di rispedire nel paese d’origine tutti quelli che sbarcano sulle nostre coste. Ma se uno, anche solo un immigrato, volesse presentare la domanda per il diritto di asilo deve poterlo fare. Lo dice la legge, è un suo diritto.”
Nel corso degli anni le politiche di accoglienza dei clandestini sono state portate avanti sempre con nuovi mezzi. C’è un centro CARA a Palese in funzione da circa un anno, e in questo lasso di tempo sono state apportate numerose migliorie, cercando di rendere la permanenza degli immigrati più sicura e tutelata. “La novità di questo centro è quella di essere, per la prima volta, una struttura aperta e in dialogo costante. – ricorda Pasquale Martino, Assessore alla Pubblica Istruzione, Accoglienza e Pace del Comune di Bari – Con le risorse del Comune e con la proficua sinergia tra enti locali e prefettura siamo riusciti ad incentivare l’intervento sui temi più importanti: i controlli sanitari, i trasporti, la legalità.”
L’idea di base dei centri di raccolta per cittadini extracomunitari è quella dell’integrazione, che non deve avvenire per adattamento passivo, ma con partecipazione viva e attiva dei singoli. In questo modo li si rende parte attiva del processo, e li si responsabilizza.
C’è timore nei confronti degli extracomunitari. Timore per quanto riguarda la sicurezza, ma anche nel campo della sanità. E così il Generale Giovanni Mazzone, Coordinatore delle attività CARA, ci ha tenuto a sottolineare più volte che tutti gli immigrati presenti nei nostri centri di raccolta sono sottoposti a screening continui e ripetuti: sono i numeri a parlare.“24000 i clandestini ad essere visitati, 14611 coloro i quali hanno avuto un trattamento medico e 14 fino ad ora i controlli su donne in maternità. Dopo i casi di tbc, per i quali in realtà c’è stato eccessivo allarmismo –rassicura Mazzone – tutti gli immigrati sono stati sottoposti ai controlli.”

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