“Vento di razzismo” sulla scuola

Precari del sud in rivolta contro il decreto che obbliga l’inserimento in coda nelle graduatorie del nord
I prossimi saranno giorni campali per il mondo della scuola. I precari annunciano battaglia contro il decreto del Governo per l’aggiornamento delle graduatorie permanenti, che sta portando, in queste ore, migliaia di persone davanti al Provveditorato per la consegna dei moduli. Tempo massimo: lunedì prossimo. Ma non è tanto la scadenza ravvicinata a scaldare gli animi degli insegnanti, quanto il contenuto in sè del provvedimento, definito “razzista” e che nei prossimi giorni sarà oggetto anche di un ricorso al Tar.
In pratica, la novità introdotta dal ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini con il decreto ministeriale 42/09, è quella per cui ciascun insegnante precario può, nella domanda per l’aggiornamento delle graduatorie permanenti, aggiungere altre tre province a quella di preferenza. Con il problema, però, che l’inserimento nelle graduatorie di queste altre tre città avverrà in coda. Per i precari il motivo è abbastanza semplice. A riferirlo è Maria Rita Gadaleta, da sempre in prima fila nella battaglia contro il precariato scolastico: “Il governo agisce in questa maniera perché vuole tutelare i docenti già inseriti in graduatoria nel nord e prevalentemente quelli settentrionali che, altrimenti, vedrebbero scavalcato il ruolo da chi si trasferisce dal sud”.
“Ciò – continua Gadaleta – è incostituzionale e avviene in un momento drammatico per la scuola italiana penalizzata da tagli e riduzioni d’organico da record”.
Come documentato da Barilive.it nei giorni scorsi, i tagli colpiranno non poco la scuola pugliese. Solo nella provincia di Bari, infatti, la decurtazione di posti è, in totale, di 3337 unità. Ed è per questo motivo che chi è in attesa del tanto agognato ruolo, piuttosto che di una supplenza annuale, si dichiara disponibile ad oltrepassare la linea del Po, dove è più facile trovare graduatorie semideserte o addirittura esaurite. “Ora – spiega Gadaleta – il problema è che l’inserimento in queste province avverrà agli ultimi posti della graduatoria e quindi anche se i precari hanno maturato punteggi sostanziosi per anni di servizio, corsi di perfezionamento o seconde lauree, si troveranno a dover scalare molti più gradini per poter lavorare”.
Contro il decreto dal sapore “nordista”, i precari annunciano un ricorso da molti già definito “storico”. Sessanta i giorni previsti dalla legge per impugnare il provvedimento ministeriale. L’ultimo giorno utile per presentare l’istanza sarà il 28 maggio. Nel frattempo alcuni gruppi di insegnanti precari pugliesi hanno inviato la richiesta di una interrogazione parlamentare urgente all’onorevole Giuseppina Servodio (Pd), che ha già predisposto l’intervento legislativo. Al momento, il testo dell’interrogazione è sottoposto all’attenzione di tutti i deputati pugliesi per raccoglierne la sottoscrizione. Entro giovedì prossimo si prevede la presentazione alla Camera e la relativa discussione.
“Ci auguriamo – conclude Gadaleta – che i parlamentari della nostra regione si impegnino per fermare questo fenomeno che, contrabbandato come federalismo, assume sempre di più le inquietanti forme del razzismo e della violazione costituzionale”. Per chi volesse aderire al ricorso, può consultare il sito web del Cipna.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!






Affitti a Bari, quasi 500 euro al mese per 80 metri quadrati: pesa il 28% del reddito