Corteo storico, tra devozione e lupini

Antonio Scotti

Il lavoro di Minelli convince: ottimi i costumi, meno bene la resa dei miracoli

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E’ un corteo storico nel segno della continuità quello offerto ieri sera da Antonio Minelli e dalla sua Compagnia delle vigne. S’intende, non una riedizione uguale a se stessa, ma un lavoro frutto di una ricerca di sicuro più pensata e studiata rispetto a quanto visto alcuni anni fa. Più di cinquecento figuranti si sono mossi da piazza Federico II per poi dirigersi verso la Basilica attraverso corso Vittorio Emanuele, corso Cavour e il lungomare Nazario Sauro. La riproposizione è stata contraddistinta da tre momenti chiave come il culto legato a San Nicola, la società barese dell’anno Mille e la traslazione delle ossa.

Il lavoro di Minelli poggia buona parte della sua forza nella ricerca dei costumi medievali. Una cura che ha consentito di evitare gli errori di pomposi, quanto stucchevoli, abiti con borchioni dorati messi sulle spalle d’improbabili marinai giunti a Myra per traslare le ossa del Santo Patrono. Spazio invece è stato questa volta dato ai vestiti ricavati da stoffe le cui caratteristiche, in termini di cucitura e lavorazione, sono sembrate più vicine a quanto la storia ha voluto consegnare alla nostra memoria.

Da salutare positivamente anche la scelta austera della riproduzione di alcuni miracoli di San Nicola. Anche se nell’episodio dei tre sacchi d’oro con cui la Provvidenza riesce a risparmiare dalla prostituzione tre fanciulle, rimane qualche perplessità per il modo con cui l’attore è riuscito ad esprimere l’accaduto. Insomma, non si possono buttare dalla finestra come se fossero sacchi di patate.
Ottima la cornice di pubblico. Migliaia di persone hanno seguito il corteo. Una buona parte, però, è assai lontana dal tono storico-spirituale dell’evento ed è più vicina ad omaggiare la festa più per le sue capacità pseudo-caciarone che per il suo culto devozionistico.

Ed è forse questa assenza di immersione totale della città nella storia della traslazione del Santo Patrono, uno dei limiti che nessun coreografo o regista pluridecorato potrà colmare. Si tratta di coinvolgere la città per intero. Di ritrovare gli spazi culturali di una appartenenza più profonda. Dove quartieri, associazioni, scuole, università, parrocchie, diventino, ciascuno con le proprie specificità, protagoniste di una rievocazione che deve essere vissuta nella sua coralità e passione storica.

Non è certo un bel vedere, quando dopo la caravella si scorge il carretto dello zucchero filato o il carrello del classico venditore abusivo con annesso vascone di plastica riempito birre e bevande di ogni genere. E se poi ti accorgi che man mano che il corteo avanza verso la Basilica, la coda nei panifici o davanti ai banchetti dei venditori di crauti e wurstel è tale da chiedere lo sgombero della polizia, allora ti viene da pensare che c’è ancora molto terreno da recuperare.
Certo, il lavoro dell’amministrazione comunale, e di Nicola Laforgia in particolare, ha sicuramente consentito di elevare anno dopo anno la qualità di questa due giorni. Abbiamo perlomeno capito che vagonate di euro per riprodurre uno spettacolino non servivano. E che lo studio avrebbe consentito sia di risparmiare che di elevare la qualità del prodotto finale. Quindi molto bene sia i mercatini medievali su via Venezia che gli itinerari gastronomici offerti da alcuni ristoranti. Ma ora c’è da investire sulla costruzione di una identità collettiva che possa vivere questa ritualizzazione del mito con pienezza, orgoglio e consapevolezza. E non solo con lupini e pistacchi in offerta speciale.

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Commenti

  • whitered (utente non verificato)

    Come mai Aziendabari non è ancora intervenuto per stroncare il corteo storico? Da quando c’e’ Emiliano secondo lui sono stati sempre schifosi. Assicuratevi che stia bene per favore, mi manca il suo parere!

  • Iltas (utente non verificato)

    MA stiamo parlando dello stesso corteo?Perchè io ne ho visto uno disorganizzatissimo,con figuranti che se ne fregavano alla grande,che si allontanavano per entrare in Tabacchina a comprare sigarette e alcuni che mangiavano pure le nocelle mentre sfilavano.A me non è piaciuto affatto.

  • enkoba (utente non verificato)

    da sempre il corteo storico (anzi, la Caravell’) ha sempre significato – per la maggior parte dei baresi – il momento clou e folkloristico – della Festa, seguita da nocelle, panini, birre e poi gli “spari” sul molo.

  • enkoba (utente non verificato)

    Non è impossibile però riallocare il culto di San Nicola alla costruzione di una immagine più culturale della città. Considerando l’ecumenicità del Santo, la sua immagine nel mondo, non possiamo ridurci a rappresentare la festa solo con i “lupini e gli ex-voto”. E fate togliere qualche Finocchio fuoriposto dalle bancarelle…

  • torreamare (utente non verificato)

    L’articolo mi sembra corretto. A Bari la gente deve partecipare più attivamente al corteo. Diversamente faremo sempre le stesse cose

  • wadirum (utente non verificato)

    Sottoscrivo in pieno il commento a latere di Fortunata per quanto riguarda la diretta del Corteo storico. Una trasmissione inutile e penosa, gestita tra l’altro da una coppia che non si vergogna di propinarci questo piatto indigesto. Ahi, le TV locali, come sono locali…