Devianza e disagio: due facce della stessa medaglia
Venticinque casi studiati in giro per l’Italia, per l’Europa, per l’America
"Stavo giocando, mi hanno picchiato. Senza ragione, senza perchè. Mi hanno sporcato la faccia e l’anima.[…]Un film sull’imbecillità dell’uomo". La devianza minorile, il bullismo (come piace tanto chiamarlo), non ha sesso, non ha età, non ha ceto sociale. Democratica. Malsanamente democratica. Nella poesia l’autore è un bambino vittima di un "gioco" truculento di disagio sociale. Venticinque casi studiati in Italia, in Europa e in America da 5 esperti dimostrano quanto essi stessi siano livellanti, combacino con se stessi.
E’ il lavoro pensato e realizzato nel 2008 da Pietro Battipede, vicequestore della Polizia di Stato presso la Procura della Repubblica di Bari, non nuovo nel panorama prosaico contemporaneo. Per il ciclo di incontri alla libreria Laterza, l’autore ha presentato la sua ultima fatica, "Devianza minorile. Casistica ed analisi di un fenomeno sociale dilagante"(ed.Extremathule, euro 18,00, pp.346), insieme con Giuseppe Capozza, preside,Gregorio Iannaccone, presidente ANDIS (Associazione nazionale Dirigenti Scolastici), Eugenio Scardaccione, preside, e Vito Covelli, neurologo. Cinque i pareri che ha richiesto Battipede per l’analisi: un magistrato, un criminologo, un sociologo, un pedagogista, uno psicologo. Poi il bilancio. "Il mio – senza voler essere presuntuoso", ha spiegato l’autore, "tenta di essere un lavoro diverso. Basta con i paroloni, con gli incontri. Occorre fare di più". Fino a individuare una nuova figura all’interno del sistema scolastico, in modo che interagisca con i ragazzini e con gli educatori.
"Talvolta l’insegnante, o il preside, pensano che un alunno sia semplicemente chiuso di carattere. Uno psicologo potrebbe invece capire che qualcosa non va, e lavorare su questo". Perchè il "bullismo", quello che negli anni ’70 era identificato con i simpatici e ingenui protagonisti del musical "Grease", adesso è un fenomeno pericoloso, ha un’accezione "border line", come direbbero in linguaggio tecnico gli operatori del settore, e talvolta, mi permetto di dire, "over line". Ed è un fenomeno di livellamento di razza, cultura, ricchezza e povertà. Non ci sono più uomini o più donne, non ha sesso. Colpisce tutti coloro che vivono il disagio, nell’anima, nella vita. Chi quel disagio lo trasforma in sopraffazione. E da qui Battipede apre gli orizzonti per un ulteriore lavoro: dieci casi, dieci scuole medie italiane, anonime, dieci temi su cui uno psicologo della scrittura valuterà gli aspetti comportamentali senza conoscere identità o sesso dell’alunno. Poi, il suo lavoro farà il paio con un preside, un pedagogista, un insegnante. Infine, tirerà le somme un neurologo. Ne verrà fuori ancora lo stesso quadro, forse però con quel giusto punto di vista in più, differente, uno scalino verso l’apice della conoscenza e verso il giusto modo di rapportarsi a chi è "malato di soprusi".Senza colpa, solo per disattenzione circostante o per incomprensione.
Commenti
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Da circa due anni avevamo chiesto che la diffusione di videogiochi particolarmente violenti o che trattano di bullismo fosse meglio regolamentata,anche se in considerazione del diffuso allarme sociale dovrebbe essere vietata. Le Istituzioni chiamate in causa non hanno risposto alle nostre missive!Che dire:io speriamo che me la cavo !






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