La Finanza di Walt Disney
Prendiamo a riferimento l’indice SP500, il principale mercato azionario di riferimento americano e quindi mondiale. Cerchiamo di capire se zio paperone, nel nostro caso gli analisti che dispensano “professionalmente“consigli nel mondo della finanza, purtroppo tristemente famoso oltre che per la sua ricchezza anche per la sua avidità, sta facendo bene la sua professione. Analizziamo l’andamento dei settori che compongono l’indice principale dal 9 marzo al 22 aprile e vediamo come si sono comportati i “raccomandati e quelli che non lo erano: l’ingenuo Paperino ed i nipotini Qui, Quo e Qua, noteranno come chi era ai primi posti nella percentuale dei settori da comprare ha fatto peggio del mercato di riferimento e viceversa</strong>; il settore della sanità, il più gettonato, è stato il peggiore ed ha avuto una rivalutazione del 10,18% contro il 25,01 %del SP500; analogamente il settore con meno consenso, il settore finanziario, è stato il primo nella rivalutazione con un + 67,69 contro il + 25,01 % del SP500.
Potrebbe forse zio Paperone, così come faceva da giovane, non essersi stancato di raccogliere pepite nel Klondike? Oppure essersi alleato con la banda bassotti? Se così fosse mi auguro che in qualche luogo, quel simpatico ma meno amato gufetto alto e longilineo, caratterizzato dalla chioma bionda, che risponde al nome di Archimede Pitagorico, una volta uscito allo scoperto……che in inglese si dice short….possa finalmente aiutare paperino…..
Abbiamo in qualche maniera circostanziato l’ascesa delle azioni finanziarie negli Usa così come in tutto il mondo : pensate in Italia al titolo Unicredito, che è passato da 0,67 € a 1,822 di venerdì 24 aprile. La domanda che in molti si pongono è la seguente: se la crisi è prossima alla fine, o meglio, se il peggio è ormai alle spalle, possiamo tornare ad investire in azioni e/o fondi azionari? E le tanto vituperate azioni bancarie, continueranno a salire molto più del mercato? Ovviamente la risposta è complessa. In finanza c’è una “parolaccia” il cui acronimo è CDS, Credit Default Swaps che spesso viene utilizzato con la funzione di una polizza assicurativa o copertura per il sottoscrittore di un’obbligazione; analogamente al nostro assicuratore che ci richiede un premio per il furto della nostra macchina maggiore se l’ autovettura è “ a rischio” , il valore del CDS esprime la rischiosità di un’obbligazione. Nella tabella seguente vediamo l’andamento delle principali azioni finanziarie in termini % dall’inizio dell’anno, il valore dei CDS a fine anno, e quello pre pasquale rispettivamente in terza, seconda e prima colonna: se il mercato azionario sta premiando le azioni finanziarie, e quindi la nostra macchina presenta un rischio furto inferiore, perché il CDS aumenta e quindi il nostro assicuratore ci chiede molti più soldi per il furto dell’auto? Allarghiamo la nostra analisi anche agli altri settori – grafico 1-: se aumentano i prezzi azionari di una ottima società X e di una pessima società Y, perché il differenziale di rendimento delle obbligazioni private, le X (AAA) e le Y(BBB) rispetto ad un titolo del Tesoro Usa, quindi free-risk, è vicino ai massimi? Forse Zio Paperone pensa che qualche X e molte Y possano fallire? Archimede……AIUTOOOOO!!!
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