Da Pagani con furore

Fortunata Dell'Orzo

L’antico e il nuovo cuciti dal ritmo ossessivo delle tammorre e delle nacchere

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Pagani è una cittadina in Provincia di Salerno strettamente conurbata con Nocera Inferiore e gli altri insediamenti dell’agro Nocerino. La settimana dopo Pasqua dà vita ad una complessa sagra, conosciuta come la Madonna delle Galline, durante la quale, se ce ne fosse bisogno, viene confermato lo strettissimo legame fra riti contadini antichissimi e l’innesto con il Cristianesimo.

Si narra che circa seicento anni fa (ma c’è chi dice anche molto prima) alcune galline, razzolando in una corte, rinvennero un antico quadro, forse un’icona su legno. L’originale, molto danneggiato, fu subito sostituito da una copia. Si trattava evidentemente di uno fra le centinaia di ritrovamenti a seguito della furia iconoclasta che intendeva distruggere tutte le immagini sacre considerandole idolatre e che furono nascoste nei posti più impensabili dai fedeli.

In provincia di Bari, ad esempio, c’è la Madonna del Pozzo, ritrovata appunto in una cisterna semicolma di acqua. Questa l’origine della devozione, cui si saldò ben presto quella per Sant’Alfonso de Liguori, che a Pagani è sepolto, al quale è attribuita una grande ed affettuosa fede per questa particolare madonna, che ha le insegne della madonna del Carmine ma è più conosciuta come Madonna delle Galline.

La sua festa coincide con l’Ottava di Pasqua, quando alle 9 in punto, le porte della sua chiesa si spalancano e la statua esce in processione per i vicoli della città vecchia e le strade caotiche della nuova. Sulla statua vengono posti dei colombi vivi, ai suoi piedi un pavone e delle galline, sempre in ottima salute: e il prodigio si ha perchè questi animali non fuggono dalla statua, nemmeno quando vengono fatti esplodere a distanza ravvicinata una serie interminabile di fuochi di artificio.

Per tutta le settimana che precede la processione, però, Pagani non si limita a pregare o passeggiare fra le miriadi di bancarelle che affollano il centro storico: sono notti e giorni di tammorre e nacchere, che risuonano nei 27 Toselli che i devoti allesticono in giro per Pagani, in onore della Vergine.

I Toselli sono dei veri e propri altari riccamente decorati, soprattutto con stoffe che ricordano i baldacchini reali. Il nome tosello deriva dallo spagnolo dossel, che significa appunto baldacchino. E’ una rappresentazione che ricorda molto il presepe, una rievocazione devozionale che a Pagani riguarda ben 27 gruppi di persone, spesso nuclei familiari che lavorano tutto l’anno per racimolare le risorse necessarie a realizzare il proprio Tosello.

Ogni anno c’è un premio per il Tosello più bello, che vince il cosiddetto palio, una tammorra di circa un metro di diametro: ma la popolazione non nasconde il mugugno e la delusione perchè spesso accade che a vincere non sia proprio il più meritevole ma quello, si mormora, più “convincente” per la giuria.

Dopo la processione dell’ottava di Pasqua, che quest’anno è stata rinviata di una settimana a causa del cattivo tempo, tutti i tammorrari che hanno animato la festa spesso fino a notte fonda, vanno a deposiatre le loro tammorre ai piedi della Madonna, quasi a restituirle ciò che da lei è promanato. E’ l’ultimo atto di una festa in cui la popolazione intera viene coinvolta e nella quale si concentra la straordinaria vitalità di un popolo sorprendente e nostalgico di un’innocenza quasi infantile, che appartiene a un tempo ormai perduto.

Il consiglio: andate a Pagani tre o quattro giorni prima della processione, usando magari le foresterie dei numerosi conventi di suore devote al beato Tommaso Maria Fusco. Una vera istituzione in città. E godetevi l’impagabile simpatia e l’eccezionale ospitalità di questa gente che al posto del cuore ha un’unica infinita tammorra.

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