Agguato Stramaglia: faida interna l’ipotesi più accreditata

La Redazione

Ad uccidere il boss di Valenzano sembra sia stato uno dei suoi adepti

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Continuano senza sosta le ricerche dei carabinieri sul movente, l’esecutore e il possibile mandante dell’uccisione di Michelangelo Stramaglia, avvenuta il 24 sera a Valenzano. L’ultima pista investigativa porta a ritenere che ad uccidere Stramaglia sia stato un uomo vicino allo stesso clan gestito dalla vittima. Quindi non una faida con l’altro gruppo criminale egemone nel territorio, i Di Cosola. Bensì una persona molto vicina al boss di Valenzano.

A seguito dei primi interrogatori, i carabinieri hanno tratto in arresto il 51enne Luigi Cannone con l’accusa favoreggiamento. Indagati, invece, Nicola Settanni e Salvatore Buscemi. I due, rispettivamente genero e nipote di Stramaglia, sono stati sottoposti alla prova dello “stub” per verificare se sul loro corpo siano ancora presenti tracce di polvere di sparo. Nel periodo immediatamente antecedente all’agguato, pare che lo stesso Stramaglia non abbia usato armi. Ragion per cui nelle indagini ha preso sempre più piede l’ipotesi di una lite interna degenerata nell’uccisione del boss. Ora pare che sulle tracce dell’assassino ci siano non solo le forze dell’ordine, ma anche emissari degli Stramaglia e dei Di Cosola. A Valenzano si teme una recrudescenza dell’attività criminale. E negli occhi dei cittadini sono ancora indelebili le immagini delle ultime sparatorie del 13 gennaio 2008, quando furono freddati il pregiudicato Michele Buscemi e il suo amico Daniele Di Mussi, il primo era nipote di Michelangelo Stramaglia. Ora l’ipotesi della rivalità fra clan è stata scartata. Ma poco importa, il livello di insicurezza tra i residenti è aumentato. E la caccia all’uomo di cui si sente parlare mette tanta paura.

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