Michele l’apripista

Maria Rita Gadaleta

Storia di un cavaliere in carrozzina

0 2 commenti

C’era una volta una scuola superiore inaccessibile ai portatori d’handicap sia per le barriere architettoniche sia per un incantesimo che uno stregone aveva pronunciato al momento della sua costruzione: qualsiasi persona fuori “dalla norma” che non corrispondesse ai criteri che lo stregone aveva imposto non poteva accedere a quell’istituto né tantomeno al sapere che si insegnava in quella scuola. Si trattava di un sapere “speciale” che avrebbe reso gli uomini e le donne che fossero stati in grado di acquisirlo di diventare invincibili, forti nel corpo e nella mente: dei veri cavalieri; ma questo solo per gli appartenenti ad una “razza” pura e non per tutti.

Prima di Michele, altri uomini – tra cui anche chi oggi ricopre una carica istituzionale importante nella nostra regione – tentarono di scalare le vette di questo castello, ma invano. Michele però era un po’ più “speciale” di lui e aveva avuto accanto a sé sin dalla nascita due fate che lo avevano sempre incoraggiato.

La tetraparesi spastica agli arti inferiori e in parte a quelli superiori lo aveva costretto sin dall’infanzia a spostarsi in carrozzina; inoltre, l’ambliopia non gli permetteva di vedere bene, e senza la visione oculo-manuale è impossibile imparare a leggere e a scrivere, ma lui e la sua famiglia non si arresero: grazie allo strumento magico di un computer con caratteri opportunamente ingranditi, Michele andava a scuola come tutti i ragazzi ed imparava negli anni, sostenuto dalle sue insegnanti, con grande difficoltà ma tanta determinazione, a leggere, scrivere e far di conto.

La favola che stiamo raccontando non poteva non avere tra i protagonisti la strega del castello, forse una diretta discendente dello stregone che aveva fondato l’antico maniero, che al momento dell’iscrizione di Michele iniziò a porre numerosi ostacoli: al castello mancava lo scivolo e l’ascensore, ma subito con una bacchetta magica le due fate riuscirono a realizzare in breve tempo quello che serviva al nostro cavaliere per proseguire gli studi e già al secondo anno di studi Michele riusciva a frequentare le lezioni più agevolmente.

Tutto questo alla strega non andò giù, il castello diventava, a suo avviso, una “corte dei miracoli” e si arrabbiò tanto che iniziò a porre numerosi problemi, primo tra tutti il rilascio a pieno titolo dell’investitura a cavaliere di Michele che aveva osato sfidarla e per far questo la perfida scatenò ad arte una lotta tra i grandi maestri della scuola e per di più, al momento di dover assegnare l’insegnante di sostegno a Michele, scelse tra le due disponibili che si erano presentate al castello quella che riteneva fosse la più ignorante. Ma qui la strega commise un grave errore.

L’insegnante era ignorante nei comuni saperi ma conosceva abbastanza bene le arti alchemiche e ogni sorta di diavolerie, insomma era anche lei una strega ma di magia bianca. La strega bianca riuscì quindi a resistere alle insidie e alle trappole della strega malvagia che custodiva il castello, creando intorno a Michele un alone magico, una barriera di solidarietà costituita dall’affetto degli altri compagni di classe e delle loro famiglie. Tutto questo avveniva mentre il ragazzo studiava e imparava a tradurre gli antichi testi, a leggere gli angoli, a comporre testi e soprattutto frequentando con assiduità, col sole e col vento e tante volte col freddo – si sa i castelli sono belli ma gelidi soprattutto d’inverno e chi vive su una carrozzina immobilizzato rischia se non l’assideramento almeno i geloni sui piedi. Il giorno dell’investitura si avvicinava e la strega cattiva, suo malgrado, non poté seguire gli esami finali perché fu mandata in commissione presso un altro castello ma aveva dato precisi ordini ai suoi cortigiani di complicare e di abbassare il voto del giudizio finale di Michele.

Michele ha comunque affrontato il suo esame finale, si è diplomato, frequenta l’università e dedica il suo primo trenta a tutti quelli che hanno creduto in lui e promette che dopo la laurea continuerà ad aprire le strade impervie a quanti disperano di riuscirci, anche perché è questo il compito di un vero cavaliere: aiutare e sostenere i più deboli e gli indifesi.
In questa storia il ricorso alla fantasia ci ha permesso di tutelare l’anonimato dei protagonisti ma per dovere di cronaca precisiamo che non è stata la magia a vincere bensì l’autodeterminazione, il coraggio e la dignità di un uomo e della sua famiglia. Nel frattempo nel castello è arrivata un’altra principessa in carrozzina…

La puntata precedente è qui

avatar

Commenti

  • niza67 (utente non verificato)

    Dobbiamo sempre fare in modo che sia consentito a tutti l’accesso al quotidiano.Ecco perchè – ad esempio – dobbiamo fare in modo che la biblioteca del Consiglio regionale della Puglia venga messa a norma per l’accesso ai disabili (ed anche ai c. d. normodotati).

  • gialov (utente non verificato)

    Brava, Maria Rita, ma soprattutto bravo Michele! Non lo conosco di persona, ma la sua battaglia, assieme a quella dei suoi genitori, l’ho seguita dal primo momento, perchè è molto comune alle battaglie che anche io ho dovuto portare avanti con i miei alunni speciali. Queste vittorie, queste soddisfazioni non ce le può cancellare nessuno, neppure un ministro idiota o un preside dalla mente piccola piccola.