Sui passi (perduti) della Storia – XXX puntata – Il Succorpo della Cattedrale

Ecco il dettaglio dell’appena inaugurata opera di restauro. Tra i reperti anche un tratto di possibile “Via Traiana”
Il primo spettacolo a cui si assiste avventurandosi nel succorpo della Cattedrale è lo stupore e l’entusiasmo di baresi, italiani e stranieri che, nello scendere la scalinata che porta alla cripta, non si aspettano di trovarsi di fronte ad una simile meraviglia. Fino a qualche mese fa tanti cercavano di sbirciare dal pavimento a vetri posto sul lato sinistro della Cattedrale, accanto alla cosiddetta trulla, per cogliere quel poco che si intravedeva degli scavi archeologici. Quello scorcio, che già dava la misura della grandiosità, dell’antichità e della stratificazione della città di Bari, venne celato ai nostri occhi perché reso pericoloso dalle scorribande dei ragazzini del posto. Col senno di poi ne è valsa la pena, dal momento che lo spettacolo che si offre ai nostri occhi oggi è infinitamente superiore.
Negli ambienti denominati “succorpo” sono racchiuse le testimonianze più antiche della cattedrale e di alcune fasi della storia della nostra città. Scendendo a 5 metri di profondità rispetto all’attuale piano di calpestio, ci si trova di fronte a strutture murarie relative a ben quattro momenti storici: la fase romana, quella paleocristiana e altomedievale, quella medievale ed, infine, la fase moderna.
Nel 1700 questi ambienti, ormai adibiti a sepolture, vennero abbandonati in un grave stato di degrado, e così furono ritrovati nel 1890 da Pietro Fantasia, che effettuò parziali sopralluoghi nelle aree accessibili. Lo svuotamento dei resti umani, il consolidamento delle strutture murarie e l’isolamento dell’acqua di falda che invadeva i vani, vennero messi in atto solo tra il 1966 e il 1975. E si è dovuto aspettare altri 30 anni per la realizzazione di un organico progetto di restauro e musealizzazione, degno di questa cattedrale dall’antichissima storia.
Entrati nel succorpo ci si imbatte nell’ambiente più vasto e monumentale dello scavo: la prima e più antica basilica paleocristiana, costruita nel V secolo d. C., che non subì modifiche sostanziali e conservò l’impianto originario fino all’epoca altomedievale (XI secolo). La chiesa presenta tre ampie navate, con abside rivolta ad est (segno del Cristo come sole che sorge), dove era quasi sicuramente posta la cattedra episcopale. Di questo primo edificio sono visibili numerosi resti sia murari che pavimentali, che culminano nell’ambiente ad ovest in cui si può ammirare il cosiddetto “mosaico di Timoteo”, dal nome del committente menzionato nell’iscrizione, un fedele cristiano che sciogliendo un voto con i suoi doni compleò la decorazione della sala.
Si tratta di un mosaico realizzato con piccole tessere policrome, costituito da un vasto campo centrale, con motivo a scaglie, racchiuso da una cornice decorata con animali acquatici e pesci, tra cui il polpo. Fiori e racemi incorniciano l’iscrizione in latino, che ricorda un voto sciolto dal devoto Timoteo ed esprime la gioia della comunità cristiana barese che “si rallegra nel suo Vescovo Andrea”. In questa basilica paleocristiana, sulla quale fu edificato il primo duomo distrutto nel 1156 dal normanno Guglielmo il Malo, l’abate Elia rinvenne le ossa che pensava appartenessero a San Sabino, ma si sono rivelate essere i resti di due martiri canosini.
Le indagini archeologiche nel succorpo hanno messo in luce anche i resti di un grande edificio civile di età romana, che occupava l’area della cattedrale prima che venisse costruita la basilica paleocristiana. Tra questi resti possiamo ammirare un lembo di strada basolata (forse la via Traiana), i grandi muri di questo edificio anch’esso con pavimento mosaicato, un’ara romana con rosette a rilievo e una lastra di marmo con l’epigrafe dedicata a Lucio Gellio, liberto che grazie alle sue ampie finanze si era rivelato un generoso benefattore per la città, che versava in evidente sofferenza economica. L’iscrizione è un indizio rilevante dell’esistenza a Bari di un anfiteatro o di qualcosa di simile, dal momento che il municipio di Barium, per ringraziare Gellio della sua generosità, gli aveva concesso un “bisellium”, un posto d’onore per assistere agli spettacoli pubblici.
La musealizzazione del succorpo ha inglobato anche la chiesetta bizantina del IX-XI secolo, scoperta tra il 1995 e il 1998 nel corso dei lavori di restauro della trulla, struttura circolare addossata alla cattedrale con funzioni di sagrestia. Questa chiesa è costituita da una navata unica chiusa da tre absidi, di cui quella centrale più ampia. In asse con essa c’è l’altare, costituito da un unico blocco di tufo, intonacato e affrescato, mentre il pavimento è realizzato con tasselli calcarei disposti in riquadri. Un muro divisorio separa l’area dei celebranti da quella dei fedeli.
L’affascinante passeggiata tra le meraviglie del sottosuolo barese continua tra le tombe degli ambienti laterali, le sepolture di età moderna e l’esposizione di diverse tipologie di ceramica da mensa medievale e moderna (piatti e coppe di ceramica invetriata, maiolica…). E si conclude con le domande aperte che pongono alcuni reperti, e alle quali speriamo vengano date presto delle risposte che ci permettano di conoscere sempre più a fondo l’antichissima storia della nostra città.
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