Piano Opere Pubbliche: Rifondazione si astiene

Il Consiglio Comunale di Bari ha approvato Il piano delle Opere pubbliche, con l’astensione di Rifondazione Comunista. Di seguito ecco l’interventodel Consigliere Paolo Marra, in cui si spiega come mai il suo partito abbia deciso in tal senso.
Dall’esame del piano delle opere pubbliche 2009 – 2011 si comprende perché si è già scatenata la corsa a chi deve amministrare Bari nel prossimo quinquennio, come se l’amministrazione di una città di oltre 300 mila abitanti, con le sue specifiche problematiche, non fosse, oltre che un onore, un gravoso impegno.
Chi sarà chiamato ad amministrare Bari, avvalendosi dei lavori preparatori già eseguiti da questa amministrazione, passerà alla storia di Bari senza sobbarcarsi il peso della fase più complessa ed impegnativa, oggi consacrata nel piano delle opere pubbliche all’esame del consiglio comunale.
Non ci si può dimenticare, però, che questa importante seduta del consiglio comunale che si concluderà con l’approvazione del piano delle opere pubbliche 2009 – 2011, e poi con l’approvazione del bilancio di previsione 2009 e del bilancio pluriennale 2009 – 2011, avviene all’indomani degli eventi sismici che, ancora una volta, hanno sconvolto il territorio italiano; questa volta è toccato al territorio abruzzese.
Chi a vario titolo si occupa di pubblica amministrazione non può non riflettere sulla circostanza, ormai accertata, che non di solo terremoto s’è trattato.
Li, a l’Aquila, i morti sono stati estratti dalle macerie degli edifici pubblici, come la casa dello studente che, di sicuro, ai più avrà richiamato alla memoria l’immane tragedia del 31 ottobre 2002 quando, a qualche centinaio di chilometri da l’Aquila, a San Giuliano di Puglia, morirono 27 bambini con la loro maestra sotto l’unico edificio che, sebbene più recentemente costruito rispetto ad altri edifici, letteralmente si sbriciolò dopo la scossa sismica, nemmeno fra le più potenti.
La storia si è ripetuta. Ma di esempi di opere pubbliche costruite male e causa di disastri per nulla naturali, e men che meno imprevedibili, ognuno può cercarseli facilmente nella propria memoria.
La storia d’Italia è purtroppo piena di questi veri e propri omicidi commessi da pseudo imprenditori, sciacalli in anticipo, che ben sapevano quello che prima o poi sarebbe accaduto, a cui, peraltro, hanno concorso in tanti.
Ci sarà pure una ragione per cui gli edifici pubblici crollano così facilmente e, comunque, ci sarà una ragione per cui alcuni edifici crollano come castelli di sabbia ed altri, pur costruiti più di 100 anni fa, restano in piedi.
Toh, castelli di sabbia, l’ho sentito dire stamattina da Monsignor D’Ambrosio: pare che una delle ragioni del disastro sia proprio li, nella sabbia, nel mix sabbia – cemento (sarebbe interessante sapere quanto di sabbia e quanto di cemento) utilizzato per fabbricare la casa dello studente, ma poteva essere la casa dell’artigiano o la casa del contadino, la casa dei nostri figli, la nostra casa – poco importa.
E che dire dell’applicazione delle norme edilizie antisismiche di cui ci si ricorda, con indecente puntualità – anche in questa come in tutte le altre simili circostanze – nel vano tentativo di far credere ai terremotati che “io non c’entro”.
A proposito: un appello al Presidente del Consiglio. D’accordo, le va riconosciuto il tempestivo interessamento a favore delle popolazioni abruzzesi, ma ora, per favore, se ne stia a lavorare a Palazzo Chigi, eviti di fissare una problematica riunione del Consiglio dei Ministri a l’Aquila, basta con le strette di mano e soprattutto la smetta di dire battute idiote che non fanno ridere proprio nessuno, men che meno i terremotati.
Dopo il terremoto del 1908 – giova ripetere l’anno: 1908, cent’anni fa – Giuseppe Mercalli così scrisse su Rassegna nazionale: “la sismologia non sa dire quando, ma sa dire dove avverranno terremoti rovinosi, e sa pure graduare la sismicità delle diverse province italiane, quindi saprebbe indicare al governo dove sarebbero necessari regolamenti edilizi più e dove meno rigorosi, senza aspettare che prima il terremoto distrugga quei paesi che si voglio salvare” (Giuseppe Mercalli, 1908).
Oggi si torna a proferire più o meno le stesse parole.
Ed allora c’entra o non c’entra il legislatore italiano dell’ultimo secolo e, quindi, c’entrano o non c’entrano i rappresentanti politici del popolo italiano?
Ed ancora: c’entrano o non c’entrano istituzioni come Confindustria, sempre più impegnata, oltre che nella ricerca di agevolazioni fiscali e finanziarie, anche nell’attenuare il necessario rigore di quelle normative in materia di edilizia pubblica e privata.
Non ritiene più doveroso, secondo i suoi stessi principi istituzionali, aprire un’indagine interna, e magari un provvedimento di espulsione da Confindustria, per quei costruttori la cui ragione sociale è in bella mostra sui pilastri spezzati degli edifici miseramente crollati.
Ed ancora – tornando agli enti pubblici locali – c’entrano o non c’entrano i consiglieri comunali, gli assessori comunali, i tecnici comunali che a volte pretendono la rigida attuazione di quelle poche norme edilizie antisismiche in vigore ed a volte omettono di vigilare persino sulle più visibili violazioni di quelle norme?
Pare di assistere all’ennesima rappresentazione del “facimme ammuine”, espressione napoletana si, però diffusissima in tutta Italia e ben ricorrente nella sua storia.
E’ un sistema che non può più funzionare in questo modo.
Se la politica è davvero la più alta espressione dell’attività umana volta alla ricerca di un progetto sociale che conduca tutti ad un maggior benessere, ad essa spetta il compito di invertire la rotta pericolosamente assunta che conduce dritti, dritti all’implosione sociale, inevitabile risultato di una società governata da una politica priva di visione responsabile o peggio dalla politica del “si salvi chi può” che, specie in periodi di crisi, travolge tutto e tutti, ma soprattutto i più deboli.
Ovviamente la politica locale, quella che più immediatamente incide sulla vita dei cittadini, anche quella che faticosamente si cerca di affermare in quest’aula, anche quella che si concretizza in provvedimenti come quello in esame, non può chiamarsi fuori.
Ed altrettanto ovviamente non può chiamarsi fuori quel che resta dei partiti politici, percepiti dai più – piaccia o non piaccia sentirselo dire – come un’associazione a delinquere finalizzata all’assalto alla diligenza della pubblica amministrazione. Bisogna prenderne atto sperando di non doverlo constatare con mano quando si rileverà la percentuale di elettori non partecipanti alle votazioni del 6 – 7 giugno 2009.
Adesso le federazioni baresi dei partiti politici sono impegnati nella predisposizione delle liste dei candidati al consiglio comunale di Bari.
Ebbene, si ricominci da qui. Si eviti di candidare tutti, ma proprio tutti purché in grado di racimolare – non importa come – qualche centinaio di voti o peggio qualche centinaio di migliaia di eruo per finanziare la campagna elettorale.
Si guardi ai trascorsi dell’aspirante candidato, alle sue competenze, a ciò che rappresenta. Se proprio non si può pretendere ciò che una volta si definiva “condotta specchiatissima ed illibata”, che almeno ci si accerti dell’onestà, della correttezza, dell’onorabilità di costui.
Si l’onorabilità della persona. Non è una bestemmia e tanto meno una battuta per chi sorridendo esclamerà “seeeee l’onore”.
Se nemmeno stavolta i partiti – di qualunque colore essi siano, qualunque vessillo esibiscano – decideranno di ricominciare per davvero da ciò che i loro stessi esponenti stancamente dicono nei comizi, sapendo di essere ormai poco credibili, ben difficilmente si recupereranno quei valori di cui la politica locale non può fare a meno: la legalità, la solidarietà, l’accoglienza, il rispetto dell’altro, il rispetto dei beni comuni, del giardino pubblico, della strada pubblica, il rispetto dei diritti, primo fra tutti del diritto alla vita troppe volte calpestato da chi non esegue a regola d’arte i lavori pubblici, da chi non fa ciò che dovrebbe fare per affidare detti lavori ad imprenditori meritevoli, da chi non ritiene di dover intervenire nemmeno quando si costruisce un palazzo di 10 piani giusto in riva al mare, da chi decide che si può realizzare una spiaggia su una discarica di amianto o una struttura sportiva in una cava, da chi non controlla nemmeno che il cemento utilizzato per costruire non venga impastato con la sabbia.
Ed allora, a prescindere da chi vincerà le prossime elezioni – destra o sinistra, a questo punto poco importa -, chiunque a vario titolo amministrerà Bari dovrà essere in grado di garantire che, almeno sulla realizzazione delle opere pubbliche, bisognerà agire con il massimo scrupolo sin dal momento dell’indizione dei bandi di gara, che è poi il momento in cui si sceglie l’imprenditore a cui la pubblica amministrazione affida la costruzione di una scuola, di un ponte, di un ospedale; altrimenti i minuti di raccoglimento, le rinunce ai gettoni di presenza, le raccolte di beni da inviare alle popolazioni sinistrate altro non rappresentano che ipocrite, vergognose “lavate di faccia” indegne di un amministratore eletto dal popolo. Ed i partiti non potranno lagnarsi del grado di reputazione che ormai da qualche anno riscuotono nella società civile.
Tutto ciò è ancora più significativo se si guarda al merito del piano delle importanti opere pubbliche che verranno eseguite a Bari nel triennio 2009 – 2011.
Dal suddetto piano si può evincere che Bari nell’immediato futuro sarà destinataria di rilevantissimi investimenti in quasi tutti i settori dei lavori pubblici destinati alla riqualificazione della città.
Basti pensare ai PIRP di Japigia e di San Marcello o all’accordo di programma relativo al quartiere di San Girolamo – Fesca, tutti interventi che prevedono proficue collaborazioni con l’imprenditoria privata che comporteranno la rigenerazione degli immobili IACP nonché importanti migliorie su spazi ed infrastrutture pubbliche fra cui, di particolare rilievo, la riqualificazione del lungomare di San Girolamo.
Nel piano dei lavori pubblici figurano importanti opere destinate al risanamento del territorio; l’assessore Lorusso, nella sua relazione, ha menzionato i lavori per il risanamento delle lame, dei canali, dei torrenti, tutte opere destinate a mitigare i rischi connessi alla conformazione idrogeologica del nostro territorio, com’è noto situato fra il mare e le alture Murgiane, che nel passato ha causato notevoli danni e qualche volta, anche di recente, si sono sfiorati persino eventi luttuosi.
Non meno importanti sono da considerare i lavori di bonifica di aree comunali ove, pur conoscendo la pericolosità dei rispettivi siti, nel passato non si sapeva come porvi rimedio o peggio, laddove si è tentato qualche intervento, il rimedio è stato peggiore del male.
Il riferimento va alla ex Fibronit, a Torre Quetta, all’ex Gasometro.
Finalmente si sono predisposti i lavori preparatori per gli interventi necessari al miglioramento della fruibilità dei porti di Torre a Mare a sud della città e di Santo Spirito a nord. Si auspica la loro esecuzione in stretta collaborazione con l’Autorità portuale del levante.
Si apprende di importanti lavori previsti in materia di edilizia scolastica che interessano il quartiere San Pasquale, Palese, Loseto, il villaggio del lavoratore al quartiere Stanic.
E poi lavori per le aree mercatali sul quartiere Carbonara, sul quartiere Santo Spirito, sul quartiere San Paolo, ancora sul quartiere San Girolamo, sul quartiere Carrassi ove finalmente il mercato giornaliero si sposterà da via Montegrappa all’area ben più ampia e fruibile dell’ex Palmiotto.
Com’è noto Bari è il capoluogo di una Regione ormai orgogliosamente al primo posto nella produzione di energia da fonti rinnovabili. Ebbene, l’amministrazione Emiliano non poteva non contribuire a questo primato. Nel programma delle opere pubbliche è previsto un cospicuo progetto, peraltro parzialmente finanziato con capitale privato, che prevede l’installazione di sistemi di generazione di energia elettrica da impianti fotovoltaici.
Vi si leggono, nel ridetto piano, interventi sulla viabilità che riguardano più o meno tutti i quartieri. Come non ricordare che a presto inizieranno i lavori per la realizzazione del ponte di collegamento con l’asse nord – sud. Una volta realizzato i cittadini baresi potranno attraversare la città, dalla tangenziale al porto, nel breve volgere di pochissimi minuti con benefici per il traffico, per l’ambiente, per i cittadini.
Ed ancora, lavori riguardanti contenitori culturali come il teatro Piccinni; tralascio ogni considerazione sul teatro Petruzzelli sul quale s’è già detto tutto e forse di più e, comunque, li non ci sono lavori da fare, c’è solo da attendere, magari girandosi e rigirandosi i pollici, che qualcuno si decida a prendere atto che il teatro è ricostruito.
Si riqualificherà l’area, in stato di abbandono da decenni, prima occupata dagli opifici della Birra Peroni.
Lo stadio San Nicola sarà ceduto ai privati ed all’uopo si sono adottati i provvedimenti necessari per la riqualificazione dell’area circostante.
Chi ama la propria città, spesso sogna ad occhi aperti.
E’ ciò che molti innamorati di Bari fanno pensando a quel che potrebbe essere, non solo per gli abitanti dei quartieri San Pasquale e Carrassi, ma anche per tutti i cittadini baresi, l’area della ex caserma Rossani, un’area peraltro collocata a ridosso della stazione ferroviaria e, quindi, anche primo impatto per chi proviene da fuori Bari.
L’assessore Lorusso vi ha dedicato poche parole ed invece il progetto per la ex caserma Rossani avrebbe meritato più ampia illustrazione per far capire agli innamorati di Bari che quei sogni stanno per tramutarsi in realtà grazie ad una complessa operazione, assurdamente criticata dalle forze politiche di opposizione, in virtù della quale Bari ha da un lato sensibilmente rafforzato con il popolo sovietico relazioni che inevitabilmente costituiranno ulteriore fonte di scambi religiosi, culturali e commerciali e dall’altro ha ottenuto l’area, e relative risorse finanziarie, su cui verranno realizzati spazi ed edifici destinati davvero al miglioramento della qualità della vita dei cittadini baresi.
Grazie alle numerose associazioni ambientaliste che operano sul territorio, costantemente sostenute da Rifondazione comunista, chi pensava di realizzare su quell’area l’ennesimo parcheggio per auto ha dovuto rinunciarvi. In quella zona, che va da corso Benedetto Croce a via Giulio Petroni, il comune di Bari realizzerà un ampio giardino pubblico, una pista ciclabile, l’ostello della gioventù, gli uffici della circoscrizione, il mercatino multietnico e molto altro ancora. Si provi ad immaginarla così ariosa.
Per questa, come per tutte le altre opere succintamente menzionate sussistono le risorse necessarie per la loro effettiva realizzazione e sono stati redatti non solo i progetti preliminari, ma nella maggior parte dei casi anche gli esecutivi. Insomma, i relativi lavori sono pronti per essere avviati ed in qualche caso sono già avviati.
I cittadini baresi più informati sono già soddisfatti così, ovviamente lo saranno anche tutti gli altri man mano che vedranno la concreta realizzazione di ciò che fino a qualche anno fa si limitavano a sognare ad occhi aperti.
Eppure c’è dell’altro.
In periodi di crisi economica, i cui effetti – pare – si manifesteranno pesantemente nei prossimi mesi, non si reagisce con battute sciocche o con insulsi inviti all’ottimismo, a consumare di più rivolti magari a chi il giorno prima ha perso il posto di lavoro. Si reagisce, lo insegnano i manuali di economia che si studiano al primo anno della relativa facoltà, con massicci investimenti in opere pubbliche.
Se si vuole … per una serie di circostanze fortunate, a Bari, nei prossimi anni, tali investimenti, che come s’è visto miglioreranno sensibilmente la città, ammonteranno a centinaia di milioni di euro che probabilmente, per quelle elementari regole dell’economia su menzionate, alimenteranno il sistema produttivo barese fino ad attenuare, se non proprio neutralizzare gli effetti della crisi economica mondiale.
Circostanze fortunate si, ma se l’amministrazione Emiliano non avesse operato come ha effettivamente operato quelle circostanze da sole non avrebbero consentito di guardare all’immediato futuro con autentico ottimismo.
Ecco perché il popolo di Bari fra poche settimane rinnoverà la fiducia alle forze politiche di centro sinistra ed al suo leader politico, Michele Emiliano. (Paolo Marra – Consigliere Comunale Rifondazione Comunista)
Commenti
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Certo siete duri di cpmprendonio, il popolo di Bari, non ne può più dell’Emiliano e della sua ciurma.
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Compagno Marra, ma le opere di Pubblica Utilità si apriranno ancor di più alla finanza di progetto?
Se ci sarà sempre più capitale privato anzicchè pubblico, possiamo andare a casa sin da ora.Vedi cosa ne è stato di parcheggi interrati e mercato agroalimentare (MAAB) e senza andare lontano a trovar similitudini in Abruzzo avrai chiaro quello che ci aspetta.E che forse Rifondazione persegue,visto che su queste opere al massimo riuscite ad astenervi. -
Parla per te scopetta!
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Lodevole la dissertazione del bravo Marra, ma non sono riuscito a capire il perché dell’astensione. Forse è saltato qualche passaggio ? Ringrazio anticipatamente chi potrà chiarire sinteticamente il giudizio sospeso. Nel frattempo starò buono buono ad aspettare…






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