La tragedia del mio Abruzzo
Le macerie non le ha fatte solo il terremoto
E’ una tragedia immane che colpisce!
Lo strazio dei parenti delle vittime si accompagna alla paura dei sopravissuti, all’incerto delle case piegate, alla difficoltà di immaginare un futuro di normalità avverso un tessuto di relazioni sociali lacerato dal dramma ed in ginocchio.
E’ un peso che grava sulla già difficilissima situazione economica-occupazionale pre-sisma!
Interi settori produttivi, a L’Aquila e non solo, sin dal 2000 hanno cominciato a scricchiolare, pur trattandosi di multinazionali che avevano aperto la speranza a quei tantissimi giovani che negli anni iscritti alla Facoltà di Ingegneria, inseguivano un posto di lavoro nel polo tecnologico rappresentato dalla Siemens, dall’Italtel, dalla Finmek, e dal notevole indotto.
E’ grave riflettere su questo di fronte alle vittime della Casa dello Studente?!
Quando si deve cominciare ad interrogarsi sulla ricostruzione, se non subito, proprio mentre si scava da un lato e bisogna ricostruire dall’altro e proprio perché nessuno può omettere che il cataclisma ha devastato una zona già desertificata dal punto di vista occupazionale.
Tra il 2002 ed il 2005 nella sola Provincia de L’Aquila si sono chiusi oltre 3000 posti di lavoro, oggi cassa integrazione e mobilità coinvolgono oltre 3500 lavoratori a cui si dovranno aggiungere quelli di Paganica, il cuore industriale della città quasi del tutto in macerie.
E’ d’uopo dunque fissarsi solo sul dolore delle devastazioni e delle macerie?!
Rimuovendo il fatto che in Abruzzo, solo qualche mese fa, si sono svolte elezioni regionali anticipate sull’onda di rinvii a giudizio per corruzione intorno alla galassia degli interessi della sanità e delle cliniche private, omettendo ogni accento sull’ospedale crollato.
In quella campagna elettorale venne esposta una Regione al fallimento, con un bilancio del tutto formale, e privo di soldi veri da impiegare verso il lavoro e le imprese che nei soli tre mesi precedenti la catastrofe certifica 954mila ore di cassa integrazione.
Di fronte a questo scenario non si possono condividere gli slogan della rituale e stantia contrizione, la demagogia dei politicanti sulla pelle degli sfollati, le promesse a buon mercato.
C’è l’urgenza di ricostruire quel tessuto sociale già brutalmente violato, rimettendo in sesto subito la “normalità” del lavoro e della occupazione stabile, a presupposto dell’impegno verso i cittadini abruzzesi che hanno il diritto a ricostruire i loro luoghi in ragione dei propri interessi e delle proprie aspettative.
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