Il limite di Antonio Conte

Occorre trovare una alternativa all’unico schema
Come ogni allenatore anche Antonio Conte, l’infallibile, ha dimostrato sabato pomeriggio di avere dei limiti. E’ umano e comprensibile e nulla toglie al valore di un allenatore sicuramente destinato a grandi platee. La sconfitta contro il Parma ci sta tutta e riteniamo possa essere salutare. Dispiace più che altro il modo in cui è maturata, perché sin dal 5’ del primo tempo si era compreso quello che era il nodo tecnico-tattico del match. Corsie esterne bloccate e un uomo in più in mezzo al campo. Il calcio è questo: semplicità, anche se si vogliono spesso creare alchimie che poco aggiungono poi al risultato finale.
Morrone-Budel-Mariga. Loro gli uomini su tutti che hanno portato al trionfo la formazione di Guidolin, senza nulla togliere al duo andato a segno composto da Vantaggiato e Paloschi o all’impeccabile trio difensivo. Quando si vince e si perde meriti e colpe sono di tutti, questo è vero, ma ci sono elementi che incidono in maniera diversa in ogni singola gara. Il trio di centrocampisti centrali sabato ha fatto la differenza, raddoppiando su tutto e tutti. Morrone in particolare, il capitano, raddoppiava con puntualità su Barreto e Guberti, spegnendo sul nascere la manovra biancorossa. Mariga addirittura si proponeva anche in avanti, Budel, infine, accorciava, fungendo da schermo davanti alla difesa.
Eccolo il limite di Antonio Conte di cui parlavamo. Un unico schema, per quanto validissimo, non può bastare contro gli squadroni. Va bene per un po’, ma occorrono alternative. Se vengono bloccate le fasce, inutile accanirsi, ma provare a confondere le idee all’avversario. Antonio Conte prova a cambiare gli interpreti. Guberti e Lanzafame non vanno? Bè, ci sono sempre Rivas e Kamata. Non sempre può andare bene. Giusto pensare a uno schema di riserva, magari con l’utilizzo di un trequartista (Donda potrebbe fare al caso), che detti l’ultimo passaggio per le due punte. Il nostro è un discorso generale e non afferente solo alla gara di Parma, dove, ripetiamo, la sconfitta ci può stare, e serve più che altro da monito per il futuro. Si prenda esempio dal Genoa di Gasperini, che passa dal 4-3-3 al 3-4-3 al 4-2-3-1 in un batter di ciglia. Il Bari ha l’organico da gennaio per potersi permettere qualche variante.
Peraltro contro il Parma, vista l’evidente difficoltà del fin qui sempre bravo Esposito, si poteva tentare la carta Galasso sul binario difensivo di destra, con il conseguente spostamento di Andrea Masiello al centro. L’aveva dimostrato Parisi, sull’altro versante, di quanto spazio disponesse. E poi quel Corrado Colombo. I suoi centimetri sui traversoni possono tornare utili. Possibile non meriti neanche la panchina?
Ogni allenatore ha il diritto di fare le sue scelte. Una sana e costruttiva critica (nel senso più buono del termine) è però altrettanto doverosa, specie se svolta, come in questo caso, nell’interesse esclusivo di una squadra, giustamente applaudita al termine dai tanti tifosi pervenuti per i risultati straordinari ottenuti sino a questo momento.
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