Japigia cum Lauda
Cultura in periferia nel nome della Passione
Con “Cuss mi jè figghie” la cultura è tornata a testa alta in periferia. L’evento teatrale, organizzato dalla Circoscrizione Japigia-Torre a Mare, si è svolto nella suggestiva e minimale scenografia della Chiesa della Resurrezione. Una location particolare, quella della Resurrezione: di fronte all’altare, con luci basse – in quella che l’attuale parroco della Cattedrale Don Franco Lanzolla ha battezzato “Parrocchia di strada” – il gruppo teatrale Il Vello d’oro ha messo in scena la lauda popolare in dialetto barese di Vito Maurogiovanni, emozionando i presenti come raramente accade. Un’interprestazione intensa, a tratti davvero struggente.
“Cuss mi jè figghie – La Passione de Criste” era un appuntamento di particolare rilevanza per il nostro quartiere, per diversi ordini di motivi. Prima di parlarne, però, vale la pena di spendere qualche parola sul mezzo espressivo scelto dall’autore, la lauda popolare. La lauda popolare era una forma di poesia religiosa, nata fra il ‘200 e il ‘300 del secolo scorso e recitata da vecchie donne dei ceti popolari, i cui temi erano fortemente legati al sacro. La lauda più frequente era proprio quella della Passione di Cristo: la sofferenza di Maria di fronte al figlio morente.
Presumo sia stata irresistibile, per Maurogiovanni, la tentazione di tradurre in dialetto barese la passione di Cristo. Un dialetto colto, quello di Maurogiovanni, non caricaturale. Sacro e folklore, dunque. Dialetto barese e spiritualità. Non a caso la messa in scena di “Cuss mi jè figghie” cadeva a meno di due settimane dalla domenica di Pasqua. Non a caso l’opera è un’importante testimonianza del prezioso lavoro intellettuale realizzato dal più illustre cantore di Bari e della baresità, recentemente scomparso. Un evento di grande rilevanza, dicevamo, un’occasione per il quartiere: l’occasione di riscoprire, ancora una volta, Vito Maurogiovanni.
Regista, autore, scrittore, sceneggiatore, drammaturgo, poeta, uno degli intellettuali più grandi della storia di Bari, Vito Maurogiovanni è scomparso di recente, il 5 marzo scorso. E’ stato maestro e punto di riferimento per intere generazioni di attori teatrali, intellettuali e scrittori, baresi e non solo.
La città intera e la comunità artistica e culturale hanno pianto la scomparsa del maestro che ancora una volta con “Cuss mi jè figghie” è tornato a Japigia, in periferia. A volte, in un immaginario paradiso degli scrittori amo immaginare Vito Maurogiovanni che passeggia e chiacchiera con Moravia, con Enzo Siciliano, con Pasolini: è una visione che mi piace molto e che mi rassicura. Maurogiovanni, è bene ricordarlo, ha amato molto la nostra città ed è stato in grado di raccontarla come nessun altro. Con attenzione e con affetto, come un innamorato.
Con l’uso del dialetto, anche nell’opera messa in scena alla Resurrezione, Maurogiovanni riesce a coniugare i grandi temi sacri al sentir comune. La poesia si fonde con i sentimenti e le passioni della gente del popolo. Questa lauda, “Cuss mi jè figghie”, questa storia universale recitata in dialetto barese, ricorda le nostre piccole e grandi storie, riecheggia i nostri valori e le nostre sofferenze.
Anche per questo, qui a Japigia come in ogni periferia, la sentiamo vicina. Anche per questo assistere alla rappresentazione dell’opera di Vito Maurogiovanni è stato il modo migliore per ricordare il suo lavoro, per omaggiarlo come maestro e come uomo, per sentirlo – sempre e per sempre – insieme a noi. Il prossimo appuntamento col teatro di Maurogiovanni e con Lino De Venuto, Cristina e Luigi Angiuli e Cristiano Ceglie – magistrali interpreti del lavoro del maestro – è previsto per il 5 aprile, a Loseto. Stessa Passione, un’altra periferia. Cum lauda.
*Consigliere Quinta Circoscrizione Japigia – Torre a Mare
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