A tre minuti dalla fine la beffa

L’Italia, in dieci per quasi tutta la partita, subisce il pareggio nel finale
Un San Nicola così gremito attendavamo solo di vederlo. Era stato creato per questo d’altro canto. Non solo il Bari, ma anche cornici nazionali e internazionali. I mondiali del 1990 e la finale del terzo posto, disputatasi proprio qui, ne furono la più eloquente testimonianza. Antonio Conte ce la sta mettendo tutta per far ripopolare questo stadio, e i diecimila biglietti venduti per la sfida di sabato contro il Parma non sono certo noccioline, ma, diciamocelo, la Nazionale è un’altra cosa, e certi (purtroppo) sporadici appuntamenti vengono vissuti come un ineguagliabile momento di festa da parte di tutta una provincia.
Coreografia da brivido. Tutto uno sventolare di sciarpe e bandiere. Un colpo d’occhio notevole per una notevole occasione. La Nazionale di Marcello Lippi, a Bari dopo due anni dall’ultima volta, quando in panchina non c’era il commissario tecnico che ci ha portati sul tetto più alto del mondo, ma il brizzolato ricciolino Roberto Donadoni. Tanti gli striscioni dei 41.000 spettatori, la maggior parte dei quali, come prevedibile, dedicati a lui, Antonio Cassano, il grande assente.
Bari non è riuscita a controllarsi, e contrariamente agli auspici di Michele Emiliano, il sindaco, e dello stesso commissario tecnico, per Marcello Lippi sono arrivati copiosi fischi. Applausi invece al Trap, uno che Cassano lo ha lanciato e protetto anche recentemente.
Non c’è stato l’atteso “Pa.pe.ro” (Pazzini, Pepe. Rossi) nella rappresentativa azzurra. Spazio invece al “Ia.pe.pa” (Iaquinta, Pepe, Pazzini) con Brighi preferito a centrocampo al sampdoriano Palombo. Eire invece tutto affidato in attacco alla velocità e all’esperienza di Robbie Keane, per colmo del destino allenato ai tempi dell’Inter, in quella che si rivelò una stagione infelice per entrambi, proprio da Marcello Lippi.
Il minuto di raccoglimento dedicato all’ex Presidente della Federazione Irlandese e alle 22 vittime dello stadio di Aderjan non ha predisposto a un clima di civiltà le due squadre, che si sono date battaglia sin dall’inizio. Dopo aver ricevuto un brutto fallo, Pazzini macchiava la sua prova, colpendo con una gomitata non si sa quanto volontaria (nel momento in cui scriviamo) O’Shea , e guadagnando così anzitempo gli spogliatoi. In dieci contro undici, paradossalmente, l’Italia non si faceva scrupoli ad attaccare, trovando improvvisamente la rete del vantaggio. Tutto merito di Andrea Pirlo, bravo come col Montenegro finchè è rimasto in campo, che confezionava un assist al bacio per la sortita offensiva di Fabio Grosso. Puntuale il suggerimento in area dell’ex interista che veniva tramutato in rete da Vincenzo Iaquinta, davvero in un periodo d’oro. Il vantaggio azzurro che gelava i tanti tifosi irlandesi giunti a Bari. Trapattoni cercava di rimediare, inserendo il numero 18 Folan in avanti. Era però solo con il tiro dell’intraprendente Stephen Hunt che arrivava al 40’ una seria minaccia per l’applauditissimo Buffon.
Al rientro dagli spogliatoi l’Italia presentava Palombo per Pirlo. Evidente l’intento del mister di irrobustire il centrocampo. Poco dopo dentro anche Dossena per Pepe. L’Eire passava alle tre punte effettive con S. Hunt e Keane ai lati di Doyle prima e Noel Hunt dopo. Di occasioni effettive poche però, con l’Italia, che, barricata dietro, teneva, sfiorando anzi il goal con Dossena su uno strepitoso affondo del positivissimo Iaquinta. In leggero ritardo l’ex udinese, per quello che sarebbe stato il match-point. E invece, come la più impietosa delle leggi del calcio insegna, all’87’ arrivava il goal che spezzava le reni agli azzurri. A segnarlo era Keane, il capitano, dopo un’azione convulsa in area, dove la retroguardia era tutt’altro che irreprensibile. Nei minuti finali l’Eire andava in almeno un altro paio di occasioni vicino alla rete della vittoria. Gli azzurri tenevano con la fortuna e con il cuore. Il pareggio finale è meritato e premia entrambe le formazioni. L’Irlanda che ha mostrato il vero spirito “trapattoniano”; interpretando una gara fisica e determinata, e l’Italia, penalizzata dal fatto di aver giocato praticamente tutto il match in dieci uomini, sbandando soltanto nel finale.
Tra Guiness e Peroni è finita dunque in parità anche sul terreno di gioco.
Commenti
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sinceramente gli auguravo il peggio per il”mafioso”gli e’andata bene!!!






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