Trapattoni: “Noi Davide, loro Golia”

Il tecnico dell’Irlanda pronto a sfidare la sua Nazionale: “Siamo qui per un buon risultato”
A 70 anni le persone comuni si ritirano dal lavoro per vivere serenamente con i propri nipoti, aiutano i figli e si godono la vita. Ma non se ti chiami Giovanni Trapattoni. Lui a 70 anni suonati, da poco compiuti, si è tuffato di nuovo nel suo meraviglioso mestiere di allenatore giramondo che vuole mietere successi, anche se il destino lo ha posto crudelmente contro la sua Nazionale, la stessa che ha diretto dal 2000 al 2004.
Giovanni Trapattoni è comunque un uomo che di calcio ne capisce tanto. Non a caso è stato capace di vincere anche in Germania, Portogallo e Austria. Le sfide non lo spaventano, e non lo spaventa nemmeno la prospettiva di affrontare da avversario i Campioni del Mondo. Lui, piccolo Davide contro il gigante Golia.
Le leggende però non sono mai molto affidabili, ed è per questo che il Trap non vuole fermarsi a questo, e pensare che con impegno, dedizione ed un pizzico di esperienza che gli è propria, si può ottenere un risultato importante.
La situazione del girone 8 per la qualificazione ai prossimi Mondiali vede uno scontro al vertice. Se non fosse stato per il pareggio di sabato ottenuto in casa contro la Bulgaria, oggi si parlerebbe di uno scontro tra le capolista. Il Trap è comunque soddisfatto e lo afferma in un mix di inglese ed italiano che lo rendono inimitabile e al tempo stesso degno di ammirazione: “Sono molto felice – dice – di essere arrivato con punti di differenza. All’inizio mi aspettavo di fare bene, ma non fino a questo punto perchè il girone è molto forte. Ad ogni modo, dobbiamo pensare a puntare sempre più in alto”.
Ovviamente non è una partita come tutte le altre. Per il mister irlandese vincere domani sera rappresenterebbe innanzitutto il sorpasso in classifica, ma non necessariamente sarebbe la vittoria più importante della sua carriera, e non è una novità per uno che a livello di club si è aggiudicato tutte le competizioni internazionali possibili, dalla Coppa UEFA a quella Intercontinentale.
Emozionato per l’inno di Mameli? Macchè! “Talvolta mi emoziono anche quando sento quello irlandese!” ammette in maniera serena, e di sicuro non sarà nemmeno confuso. Adesso la priorità è fare un buon risultato e puntare tutto sulla qualificazione, e per raggiungere tale scopo, la sua squadra dovrà puntare molto sulla personalità dimostrata nei precedenti impegni e sull’idea di squadra che supera le semplici individualità.
Il Trap è così. Non si può dire che lo si ami o lo si odi. Lo si ama e gli si vuole bene come un nonno, anche se è un avversario.
Un avversario che da alleato non ha avuto una fortuna che gli avrebbe consentito di andare avanti nel Mondiale 2002 e nell’Europeo di un Cassano che mai come in quella circostanza si dimostrò uomo squadra.
Già, Antonio Cassano. Sarebbe stata la sua partita, ma non lo sarà. Trapattoni dribbla abilmente l’argomento, nemmeno fosse il miglior Guberti di quest’anno: “Ho fatto esordire Cassano perchè è un giocatore da nazionale – chiosa deciso Trapattoni – ed ognuno ha le proprie opinioni. Gli allenatori sono chiamati a fare tante scelte, io ne ho fatti esordire tanti, ma Cassano in particolare sta dimostrando di essere un grande calciatore. Io ho cercato di trattarlo come un figlio, e lui ci ha ripagato con grandi giocate”.
Lippi non teme fischi, lui non teme la scaramanzia e la cabala secondo cui la Nazionale a Bari non solo non ha mai perso, ma anzi ha sempre vinto. “Io sono un credente, e quindi non temo la scaramanzia”.
Un’ultima battuta il Trap la riserva al clima che si sta vivendo in città, in cui irlandesi e baresi hanno già iniziato a familiarizzare a suon di birra: “Non avevo alcun dubbio. Quando ho scelto di allenare l’Irlanda l’ho fatto perchè è una nazione con gente fantastica”.
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