“Sesto senso-Nudare solent”: la ricerca di sé tra ragione ed intuito

Silvia Dipinto
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“Ventriloquo” di Antonio Minuto: se dovessi tracciare un percorso ideale per i visitatori che dopo di me passeranno nella Sala Stifano dell’Ateneo, partirei da qui. Un “autoritratto con fotomontaggio ed elaborazione fotografica su PVC”, l’immagine dell’artista cui è sovrapposta (ad altezza ventre) un’enorme bocca aperta con tanto di canini aguzzi e linguaccia penzolante.

 “L’immagine è paradossale, l’impatto forte. Lo spettatore non sa cosa c’è dentro la bocca, e quindi ha paura”, mi spiega l’artista, “ma l’intento non è spaventare: chi si avvicina incuriosito deve interagire con l’opera. Io sono un patito di tecnologia, Internet, multimedialità, e questo è un forte impulso per la mia arte”. Decido di partire da qui perché Antonio mi spiega che la grande bocca aperta è il suo modo di comunicare, “di vomitare addosso alla gente cosa ho da dire, cosa voglio mostrare”, e magari di fare anche una linguaccia a chi non ha tempo e volontà di fermarsi ad ascoltare, di sentire.
“Sesto senso- Nudare solent”, progetto biennale ormai al quarto evento espositivo, nasce da questo desiderio di “sentire insieme mettendosi a nudo”, scoprendosi, dei giovani artisti dell’Accademia diretti dai professori Vincenzo Girolamo (Anatomia Artistica) e Rosa Anna Pucciarelli (Illustrazione Scientifica).
“Bacco” con Nutella e Coca Cola ,“Antigenesi” con Adamo ed Eva coperti da borsa Vuitton e scarpe Prada,videoistallazioni, icone digitali: dai soggetti classici (attualizzati) ai paesaggi post-umani, dal tradizionale olio su tela alla web-art, tutto concorre a “far sentire” allo spettatore la violenza dell’attualità, più o meno velata, nelle sue molteplici manifestazioni.
Nel percorso insieme si scopre che per conoscere e poi raccontare la propria contemporaneità con i suoi malesseri ci si può fidare del senso istintivo, a metà fra logica ed intuito, razionalità e fantasia, materia grigia e percezione. E quando la ricerca di senso diventa collettiva, forse, si può anche resistere e reagire a ciò che un senso proprio non ce l’ha.
Sempre Antonio: “È fondamentale per noi ritagliarci degli spazi espositivi. Questa è un’iniziativa bellissima, ma sarebbe ancora più gratificante riuscire ad organizzare mostre extrauniversitarie. Per esporre non possiamo affidarci solo ad Internet; farci Myspace o un Portfolio on line non basta”.
L’arte è nella vita collettiva e necessita di spazi sempre aperti, accessibili. L’Università oggi ha fatto il suo, sotto a chi tocca.

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