Mutande pazze in Ateneo

Gianvito Rutigliano

UDU, COLF e autonomi contestano la presidente della Commissione cultura della Camera

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L’Università è in mutande e gli studenti si adattano. E non in senso metaforico.
Il miliardo e mezzo di detrazioni agli atenei dell’ultima finanziaria (l.133/2008) è stato il motivo scatenante delle manifestazioni dell’autunno scorso e del terzo giorno della Settimana dei diritti, indetta da Unione degli Universitari e Collettivo di lettere e filosofia. Gli organizzatori hanno distribuito nell’atrio della facoltà di Lingue e letterature straniere un volantino intitolato “Siamo rimasti in mutande”. E in mutande, effettivamente, erano. La provocazione del giorno è stata messa in atto per ricordare le numerose politiche di tagli alla formazione, operati negli anni. La richiesta è invece quella di “un’università pubblica e di qualità finanziata con ingenti finanziamenti che consentano servizi di alto livello agli studenti”.
Nell’aula magna “Aldo Cossu” del palazzo era previsto, nel frattempo, un convegno per la presentazione del volume Rapporto sulla scuola in Italia 2009 (ed. Laterza) a cura della Fondazione “Giovanni Agnelli”. Tra gli interventi era prevista Valentina Aprea, già viceministro dell’istruzione ai tempi di Letizia Moratti, e ora presidente della VII Commissione (Cultura, Scienza, Istruzione) della Camera dei Deputati. L’occasione per dimostrare il dissenso era troppo ghiotta e i manifestanti non se la sono fatta sfuggire. In pochi minuti l’aula è stata “invasa” dai ragazzi in biancheria, pronti a continuare la loro dimostrazione pacifica, con tanto di striscioni. Insieme a loro anche una delegazione autonoma di studenti, precari dell’istruzione e genitori a contestare le politiche dedicate loro dal ministro Gelmini. In principio l’on. Aprea si è dimostrata piuttosto colpita dall’«inquietudine» dimostrata, promettendo che avrebbe riferito della protesta a Roma e invitando con «cuore di mamma» i manifestanti a rivestirsi per evitare gli spifferi di una giornata piuttosto ventilata. Agli universitari ha però chiesto di dimostrare pari dissenso nei confronti degli sprechi e delle inefficienze del sistema universitario. Quando però alcuni hanno chiesto di parlare, accusando il Governo (come tutti quelli del passato) di aver inferto un colpo mortale all’istruzione pubblica, gli animi si sono accesi. «Voi strumentalizzate le inefficienze per tagliare risorse pubbliche.– ha attaccato Giovanni De Giglio, dottore di ricerca a scienze politiche, prendendo(si) la parola – In questa maniera costringete all’avvento dei privati, con la formazione di Università di serie A e di serie B. Non vogliamo né baroni, né Governi che tagliano a discapito dei precari e dell’istruzione». L’Aprea ha controbattuto con forza ad ogni affermazione «Avete violentato una manifestazione!» e poi «Magari i privati ponessero attenzione all’istruzione. Avete ideologicamente tutelato l’attuale sistema e avete messo voi in mutande l’Università! Vi meritate di andare in America per ricercare una borsa di studio», fino alla risposta di un precario «Noi siamo qui, e non in America, senza borsa di studio» che ha provocato l’applauso del pubblico presente. Dopo aver intonato il coro che ha segnato la stagione dei cortei («Noi la crisi non la paghiamo»), gran parte dei manifestanti ha lasciato la sala, proseguendo per l’Ateneo la sensibilizzazione sul tema dei tagli.
Una giornata movimentata in cui gli studenti hanno potuto mostrare la loro avversione a un’esponente istituzionale. Per loro una piccola rivincita, dopo il forfait del 13 marzo a un incontro a Locorotondo di Mariastella Gelmini. Unione degli Studenti, Rete degli Studenti, Giovani Democratici e Collettivi Autorganizzati erano pronti ad “accoglierla”, ma un consiglio dei ministri (ufficialmente) ha bloccato il ministro a Roma. Oggi, almeno, una parziale soddisfazione.

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