Luciano Canfora e la natura del potere

Lorenzo Vendemiale

Casa Laterza annuncia un festival della politica

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L’eccellenza della Bari da leggere conviene in Laterza. Parterre traboccante e prestigioso per la presentazione dell’ultima delle ormai numerosissime fatiche del novello e letterario Eracle, Luciano Canfora.
La natura del potere inaugura la piccola neonata di Casa Laterza a cui auguriamo infanzia felice e prolifica maturità: gli Anticorpi, una saggistica capace di combinare competenze specialistiche ed interessi dell’attualità mediatica. Citando il compianto Paolo Sylos Labini (e la sua ultima opera Berlusconi e gli anticorpi), l’obiettivo ambizioso ed importante è di rianimare quella politica che in Italia va deperendo, e a cui la Laterza dedicherà nel prossimo inverno un nuovo festival.
Giuseppe Laterza
ringrazia in prima persona il suo apripista d’eccezione: ‘Canfora non è solo una delle firme più autorevoli della casa editrice: Luciano è per noi tradizione, mente pensante, consigliere affettuoso!’

Il libro si pone come riflessione arguta e un po’ amara sulle logiche e i meccanismi, talvolta perversi, del potere, nel suo percorso storico dall’antico al moderno. ‘Qualcosa non ha funzionato!’ sostiene il professore: e non ha torto, s’è vero che il suffragio universale, alla fine conquistato (dove prima, dove poi, in Italia dopo quasi tutti) ha più e più volte deluso chi lo aveva propugnato, mancando i previsti effetti; e questo, perché concesso, più che ottenuto, solo quando la creazione di grandi strutture partitiche permetteva ormai di assorbire le sue potenzialità eversive e rivoluzionarie, e dunque neutralizzarlo.

Le urne sono così divenute lo strumento di legittimazione di equilibri, di ceti, di personale politico quasi immutabile, non importa quanto diversificato e come diviso al proprio interno. Lo scranno del potere è altrove, le nefandezza degli ultimi vent’anni di politica italiana lo mostrano chiaramente: da sempre, e a maggior ragione in un’epoca d’indole invasivamente televisiva come la nostra, chi ha i mezzi per costruire l’opinione pubblica, si costruisce ad hoc la propria personalissima ‘maior pars’. ‘Berlusconi sarebbe un inetto se non vincesse avendo in mano tutto!’ sorride Canfora. E invece, ben lo sappiamo, è il genio della comunicazione mediatica.

Il dibattito è lungo, e s’approfondisce nella definizione delle dinamiche dei mass media, appunto, antichi o modernissimi che siano, e della valenza della parola, dell’immagine più immediata, della particolare ricezione delle direttive del potere. Le armi di tutti i dittatori. E di Berlusconi…

Vien il momento – si fa per dire, generosa è la sua mezz’ora d’intervento – di Franco Cassano, invero non è proprio felice: la presentazione rischia di trasformarsi in una disquisizione filosofica generalissima e vagamente confusa, che poco coinvolge la platea.

Lo spazio per l’autore si è così ridotto al minimo. Canfora non si abbatte, e con sospiro paziente attacca la questione nel suo nucleo più vivo. Senza tralasciare – come potrebbe – la recente querelle domenicale con il direttore del Tg1 Gianni Riotta: ‘Il potere quando prende corpo ha una sua oggettiva dinamica: diventando tale, annulla la democrazia. E’ davvero un’affermazione sciocca – sottolinea – dire che Canfora è avverso alla democrazia. Il titolo è fin troppo esplicito: io analizzo la natura del potere: e constato che spesso nella storia esso ha utilizzato la democrazia per legittimarsi.’

In chiusura, prende la parola anche il sindaco Michele Emiliano, che tra giganti del sapere – poco incisivi come il Cassano di oggi, o sempre brillanti come Canfora, comunque giganti – pure non sfigura: ‘Leggeremo con grande interesse oltre che piacere il libro di Luciano: perché dobbiamo assolutamente comprendere e acquisire questi meccanismi. Specie se abbiamo la pretesa di presentarci alle prossime elezioni, e sconfiggere Berlusconi…’. Comprendere, si spera, per contrastare, e non imitare (come invece minacciano certe recenti ed infelici trovate elettorali).

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