RugbyBari, Almen l’orgoglio…
Già: almen l’orgoglio.
Il RugbyBari cede in casa al apparentemente forte Trepuzzi, 0-27 il finale. Punteggio netto, area avversaria inviolata.
Ma oggi raccontiamo un bel racconto, d’una battaglia coraggiosa, e combattuta epicamente. E pazienza se per il lieto fine si dovrà aspettare. Magari un paio d’anni. Perché forse ha davvero ragione il presidente Totaro: per ambire alla promozione, serve il professionismo, ch’avranno da portare in dote i ragazzi delle giovanili, cresciuti con negli occhi e nella testa la cultura del lavoro e dell’allenamento. E che probabilmente il gruppo di oggi, che molto ha dato al rugby barese in anni pioneristici, non può avere: che alle disgraziate, tante, assenze per infortunio, debbano aggiungersi anche quelle di chi è a Roma per assistere agli affanni della pessima Italia di Mallet, è difficile da accettare.
Se questo è il prologo, il parodos dei trenta, applaudito da una platea infreddolita ma più nutrita del solito, preannuncia tutt’altra storia. Il Bari è il vecchio Bari, intravisto appena nell’appassionante vittoria casalinga dello scorso anno contro il Monopoli, e per il resto sfumato in lontani ricordi. Non quello volenteroso ma prono delle sfide al Cosenza. Non quello inguardabile di domenica scorsa a Monopoli, vicino un passo e forse meno allo smacco del declassamento a quarta forza del campionato.
Il primo tempo ammira il Bari migliore degli ultimi due anni. Lotta, placca, corre, con energia, disciplina. I primi quindici minuti si giocano alla pari, a viso aperto. Poi passa il Trepuzzi, Antonio Nestola culmina cinque minuti di forcing e costante superiorità sul lato sinistro. Ma i nostri non tracollano, e insorgono contro un campionato di mediocrità. La mediana, invero, funziona poco: Occhipinti viene riproposto consapevolmente fuori posizione, non demerita ma soffre; Vacca è l’ombra del miglior mediano di mischia regionale ch’è saputo essere, e vive i peggiori ottanta minuti d’una stagione infelice. Gli altri reparti rispondono convinti: Stellato sorprende tutti, anche sé stesso, giocando una gran gara da estremo (che il mister Scarano abbia indovinato la trovata, o Stellato la partita magica, lo dirà il tempo); Scelsi arranca da pilone, ma costretto necessitate causa in un ruolo impossibile, dimostra tutta la sua maturità e future potenzialità; e se Cellamare, Caporusso e Spizzico son le solite lodevoli conferme, brilla soprattutto Lozito, che col suo destro preciso ed ispirato sfrutta il forte vento che spira gelido nel Della Vittoria. Il Bari domina il campo, il Trepuzzi fastidioso e supponente è alle corde. Almeno tre le volte in cui i Nostri vanno a giocarsi tutto in touche a cinque metri dalla meta avversaria.
Ci piacerebbe scrivere di un lieto fine. C’è innegabile una vena di malinconia, se nel descrivere la miglior prestazione degli ultimi tempi, ci si trova a far conti di punti e mete salentine, e non nostre. Ma le occasioni sfumano, inesorabili: imprendibili scivolano di mano come gli ovali che la nostra touche che par tornata indietro di vent’anni, non riesce a raccogliere neanche casualmente. Nel secondo tempo, una corsa prepotente e solitaria di ‘Chabal’ Santoro, si ferma appena varcate le porte dei fatidici e decisivi 22 metri: tarda il sostegno, e il treno riparte. Nei panni d’insensibile capostazione si mette il direttore di gara Giannulo, che assegna tra le proteste una marcatura fantascientifica al Trepuzzi, non vedendo, o ignorando chissà, il tocco d’annullamento di Lozito, prima di quello di Occhineri. Passano venti minuti, e l’arbitro bissa la sua prodezza: il più evidente degli in avanti dà il là alla quarta meta di Urzino, ed il sospetto che le lamentele cosentine riguardo certi episodi e favoritismi sia fondato, si fa più concreto.
Ma tant’è. In mezzo c’era stata la bella percussione del solito Antonio Nestola; a chiudere è Tardio.
Finisce 0-27.
A bordo campo si sorride, e si respira a pieni polmoni aria d’orgoglio e vero rugby. Può dirsi soddisfatto anche il presidente Totaro: ‘Siamo in difficoltà per i troppi infortuni che ci perseguitano: oggi eravamo in 17, e si è sentito. Però finalmente i ragazzi sono tornati a giocare con la grinta d’un tempo. E sono felice di questo. Ora come ora, dobbiamo ammettere che il Trepuzzi ci è un gradino sopra: si godano questo momento, l’hanno atteso per molto, non durerà per sempre…’.
Il bilancio è positivo. Il RugbyBari vive. O, meglio, sopravvive. Ma di questi e in attesa di migliori tempi, non è poco.
Quanto al Trepuzzi, non è parso indimenticabile: velocità e disciplina sui trequarti, Urzino e Antonio Nestola sugli scudi; ma poco più, con il tanto decantato DeMeyer livellato alla routinarietà rugbystica di serie C. Personalmente convinti che la prestazione odierna è figlia soprattutto della supponenza, paiono ingiustificati sfrenati entusiasmi: anche soltanto per ambire alla Serie B, ci vorrà ben altro. Il Cosenza li attende. E, curiosi, aspettiamo anche noi.
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