Legambiente scudo dei parchi pugliesi

Francesco Maisano

Si cerca un compromesso con le amministrazioni locali e gli imprenditori

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Con 196.379 ettari di parchi e riserve nazionali, 71.914 ettari di aree protette regionali e due parchi nazionali, la Puglia si trova all’undicesimo posto nella classifica delle regioni italiane per superficie territoriale protetta, quasi in linea con la media nazionale. I passi da gigante, però, potrebbero trasformarsi in quelli di un gambero viste le ultime sconcertanti vicende che stanno riguardando due grossi parchi nostrani: quello dell’Ofanto e quello delle Gravine. Queste zone, infatti, rischiano di vedere completamente snaturate le loro fisionomie o, come nel caso del parco dell’Ofanto, hanno già subito sostanziali modificazioni che rischiano di mettere a repentaglio una risorsa di molti a scapito degli interessi di pochi. Il parco dell’Ofanto, istituito nel 2007 con l’obiettivo di tutelare l’unica area fluviale della regione, ha subito alla fine di gennaio scorso un taglio del 38% che, dati alla mano, significa ridimensionamento dell’area protetta da quasi venticinque mila ettari a poco più di quindici mila. Una vicenda simile rischia di verificarsi per il parco delle Gravine che trova nei sindaci, nella Confagricoltura e negli imprenditori locali degli impensabili nemici visto che i proprietari dei terreni chiedono l’uscita dall’area del parco.

Tali richieste hanno riguardato finora il 27% della superficie pari a circa settemila ettari di parco a fronte dei circa ventisette mila complessivi. Per porre l’accento su tali problematiche e per evitare che il parco delle Gravine subisca lo stesso trattamento riservato a quello dell’Ofanto, Legambiente ha deciso di indire una conferenza stampa in mattinata che ha visto schierati Francesco Tarantini, presidente dei Legambiente Puglia, Maurizio Manna, responsabile delle aree protette Legambiente Puglia e Antonio Nicoletti, responsabile aree protette Legambiente nazionale, tutti concordi nel denunciare con forza la critica situazione che si sta verificando in questi ultimi mesi nella nostra regione.
“Siamo consapevoli – ha esordito Tarantini – che non sempre le esigenze di agricoltori e di aziende sono in linea con quelle che noi sosteniamo ma quello che può essere il necessario percorso di condivisione del parco delle Gravine e la sua eventuale nuova zonizzazione non deve sfociare nei nefasti esiti avuti dallo stesso processo avviato per il parco dell’Ofanto che alla fine ha subito il taglio del 38% del territorio a vantaggio di una politica di sfruttamento piuttosto che di valorizzazione. Inoltre – aggiunge Tarantini – ci pare assurda la richiesta di alcuni sindaci di consentire la caccia anche in area parco, posizione che fa venire meno una delle prerogative della stessa istituzione del parco e cioè la tutela e la riproduzione di specie faunistiche a rischio di estinzione.”
Stessa linea di pensiero esprime a seguire Manna: “Quello che dobbiamo fronteggiare è un duro attacco della maggior parte dei sindaci delle zone interessate che chiedono le riperimetrazioni del parco delle Gravine perché vanno contro uno sviluppo ecosostenibile della nostra regione in quanto agricoltura e zootecnia attuate dagli imprenditori della zona si basano sul depauperamento del territorio. Questo – chiude Manna – rischia di portare ad una situazione di incapacità di produzione di modelli alternativi di sviluppo che si basino sul rispetto ambientale.”
A chiudere la conferenza ci pensa Nicoletti che auspica un confronto civile fra le parti in causa: “Siamo consapevoli che il rilancio delle aree protette passa soprattutto dalla riapertura di un proficuo dialogo con le autonomie locali, le regioni ed i cittadini. Tale dialogo dovrà riuscire a costruire un percorso virtuoso per cui il parco non sia più percepito come un freno ed un vincolo per i settori produttivi come l’agricoltura ma faccia comprendere appieno che solo la protezione di zone di interesse comunitario rappresenta una straordinaria opportunità per ottenere finanziamenti dai piani di sviluppo rurale. Non comprendiamo – continua Nicoletti – come in Puglia ci si sia accaniti contro il sistema dei parchi nella convinzione errata che la crisi dell’agricoltura sia causata dai parchi stessi, mentre in realtà queste aree rappresentano la risposta per risolvere i problemi di un settore che in Puglia significa qualità e futuro. Per questo quindi – conclude Nicoletti – chiediamo alla Regione di mantenere una strategia a tale riguardo che mantenga sempre bene in vista l’obiettivo per cui sono stati creati i parchi, il che significa non alzare barricate verso i comuni interessati ma accogliere richieste che si allaccino ad una visione strategica piuttosto che assecondare richieste miopi e pretestuose che dimostrano incapacità nel riconoscere azioni di valorizzazione del territorio.”

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