“Narcisi indecisi”: cosa resta di un grande testo teatrale
Comica indagine psicologica in cui manca l’indagine e la psicologia. Resta solo la comicità
Due amici storici. Due uomini di successo, uno dei quali è persino un affermato calciatore. Due perfetti narcisisti, ognuno a modo suo, convinti che il mondo debba stare ai loro piedi. Due uomini che hanno anche in comune il fatto di essere stati lasciati dalle rispettive mogli nello stesso giorno.
È la trama de “Narcisi indecisi”, l’atto unico scritto da Carlo Terron e messo in scena all’Auditorium Vallisa dalla compagnia “La Différance” per la regia di Francesco Carrassi, con Lorenzo D’Armento nel ruolo di Fausto e Pietro Naglieri in quello di Ugo.
Luce sul palco e si inizia a pensare che si tratti di qualcosa di particolare, da gustare battuta per battuta. Tre specchi molto grandi sulla scena, prevedibili ma coerenti, trattandosi di Narcisi, una poltrona, e un tavolo allestito per la colazione. Il tutto completamente bianco, neutro, probabilmente inteso come rinascita, partenza da zero. Inizio davvero promettente.
Il foglio di scena prepara lo spettatore ad un viaggio nelle lontane lande della psiche umana attraverso la comicità delle gag che i due amici propinano.
Al termine dei quarantacinque minuti di messa in scena, tante risate ma nemmeno un piccolo ettaro di quella tanto attesa landa di psiche umana.
Si parla di “indagine retrospettiva” dei rispettivi matrimoni. Viene da chiedersi, però: da quando sfogliare i diari segreti di due persone è un’“indagine retrospettiva”?.
Elemento costante della commedia è la contraddizione. Effettivamente anche in questo caso c’è molta coerenza. Ugo è un “laureato in scienze economiche” mentre Fausto è un calciatore. Il primo è colto mentre il secondo profondamente ignorante. Il problema è che nel sentirli parlare si ha la sensazione opposta. Fausto, che non sa nemmeno cosa sia un bisonte, immaginando che si tratti di un amorevole vezzeggiativo con cui la moglie ama chiamarlo nell’intimità, parla in italiano senza il minimo strafalcione anzi, in perfetta dizione poetica.
Per intenderci, immaginiamo un Totti, o un Cassano, che commentino una partita parlando come se stessero tenendo una conferenza all’Accademia della Crusca. Con tutto il rispetto per i due grandi calciatori, ma l’effetto stride più della “Locomotiva” di Guccini sui binari dell’alta velocità.
Il colpo di scena? Probabilmente lo si è lasciato dietro le quinte.
Dalle prime battute non è difficile immaginare quale possa essere il motivo che ha spinto le donne a lasciare i loro mariti. Sorprende molto, nel momento della rivelazione ufficiale, la reazione sbalordita del pubblico. Facile, poi, intuire come andrà a finire la vicenda.
Magari nel 1962, anno in cui l’opera fu scritta, avrebbe suscitato maggior interesse. Inoltre, attenendosi al testo originale, ci sarebbero stati molti più spunti.
“Narcisi indecisi”, sulla carta, e magari anche nelle intenzioni del grande Carlo Terron, si presenta come uno spettacolo intenso che sì, fa del riso la componente principale ma, come tutte le commedie degne di questo nome, lo utilizza per immergersi nel reale e indagare l’uomo e la sua natura.
Nella versione del regista Carrassi resta soltanto il riso, più che altro frutto dell’indiscussa bravura degli attori, i quali sono capaci di precedere la battuta con un piccolo gesto o una rapida espressione.
Prossimi appuntamenti con questi Narcisi il 21 e il 22 marzo e il 5, 18 e 19 aprile all’Auditorium Vallisa.
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