Di Vittorio non fa rima con Montecitorio

Antonio Gelormini

Una lettera inedita ritrovata in occasione delle riprese del Film Tv

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Siamo a Cerignola, la vigilia di Natale del 1920, e a casa di Giuseppe Di Vittorio arriva un cesto-dono offerto dal conte Giuseppe Pavoncelli, proprietario terriero e signorotto del paese, nonché spesso controparte delle locali battaglie sociali del sindacalista pugliese. Per questo, Di Vittorio lo chiamava “il Principale”. La missiva motiva il rifiuto sofferto di quel dono, in un’epoca di povertà assoluta per la sua famiglia.

La lettera inedita, fu ritrovata durante un sopralluogo dagli sceneggiatori di “Pane e Libertà”, il film di Rai Uno sul leader sindacale, morto circa cinquant’anni fa. Ed è custodita a Cerignola (Foggia) da “Casa Di Vittorio”, il progetto-contenitore diretto da Giovanni Rinaldi.

La lettera parla da sé. Trasuda etica, dignità e reciproco rispetto tra “signori” d’altri tempi. Si direbbe lontana anni luce dalla realtà odierna. E soprattutto rivela il raffinato senso politico-diplomatico di Giuseppe Di Vittorio, che con la richiesta finale della “stessa persona”, per il ritiro del dono, in un ideale scorrere al contrario dell’immagine, cerca di cancellare ogni traccia del fatto e di considerarlo come mai accaduto.

Egregio Sig. Preziuso,

in mia assenza, la mia signora ha ricevuto quel po’ di ben di Dio che mi ha mandato. Io apprezzo al sommo grado la gentilezza del pensiero del suo Principale ed il nobile sentimento di disinteressata e superiore cortesia cui si è certamente ispirato.

Ma io sono un uomo politico attivo, un militante. E si sa che la politica ha delle esigenze crudeli, talvolta brutali anche perché – in gran parte – è fatta di esagerazioni e di insinuazioni, specialmente in un ambiente – come il nostro – ghiotto di pettegolezzi più o meno piccanti.

Io, Lei ed il Principale, siamo convinti della nostra personale onestà ma per la mia situazione politica non basta l’intima coscienza della propria onestà. E’ necessaria – e Lei lo intende – anche l’onestà esteriore.

Se sul nulla si sono ricamati pettegolezzi ripugnanti ad ogni coscienza di galantuomo, su d’una cortesia – sia pure nobilissima come quella in parola – si ricamerebbe chi sa che cosa. Sì che, io, a preventiva tutela della mia dignità politica e del buon nome di Giuseppe Pavoncelli, che stimo moltissimo come galantuomo, come studioso e come laborioso, sono costretto a non accettare il regalo, il cui solo pensiero mi è di pieno gradimento.

Vorrei spiegarmi più lungamente per dimostrarle e convincerla che la mia non è, non vuol essere superbia, ma credo di essere stato già chiaro. Il resto s’intuisce.

Perciò La prego di mandare qualcuno, possibilmente la stessa persona, a ritirare gli oggetti portati.
Ringrazio di cuore Lei ed il Principale e distintamente per gli auguri alla mia Signora.

Dev.mo
Giuseppe Di Vittorio

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Commenti

  • ginocagg (utente non verificato)

    Giuseppe Di Vittorio aveva onestà interiore ed esteriore da vendere, come si ricava dalla lettera su esposta.
    Una lezione magistrale ad alcuni politici del nostro tempo.

  • fdmba (utente non verificato)

    Come già detto, ogni qual volta Barilive tratta argomenti seri che inducono a riflessioni altrettanto serie ed impegnative, che non siano il pettegolezzo, la diceria, il giudizio strafalcione, le idiozie quotidian-televisive o i conati di vomito antidemocratico,a molti degli autorevoli replicanti si intreccia la lingua,si ottunde il cervello ed impotenti al cogito, battono in ritirata e tacciono.

  • therussian (utente non verificato)

    Per “fdmba” su Barilive.it c’è posto solo x pettegolezzo, diceria, giudizio strafalcione, conati di vomito antidemocratico? Qui, caso unico, c’è il “contraddittorio”, forma di espressione democratica di cui ognuno di noi, liberamente e se ne ha voglia, si serve per esprimere una propria opinione.

  • anamorfo (utente non verificato)

    dico a Maurizio Sciarra che con la mediocrità non si va da nessuna parte. Di meno peggio il cinema muore. Paradossale che se c’è un luogo dove si possa tollerare la mediocrità e il meno peggio questa è la politica e la democrazia, mai l’arte e la cultura in generale. Di Vittorio non era certo un personaggio mediocre e invece… La logica per cui una fiction se parla di papi fa schifo ma se parla dei nostri eroi possiamo tollerarla non paga! E la paghiamo già tanto cara!

  • fdmba (utente non verificato)

    caro therussian, non ho detto che su barilive c’è posto solo per pettegolezzi…. come si può ben leggere ho detto un’altra cosa e cioè che: quando gli argomenti sono seri e quindi richiedono riflessioni serie ed argomentate…ecc. a molti si intreccia la lingua e si ottunde il cervello….ecc. ecc. ecc..Penso di aver scritto chiaro e tu stesso polemizzi con me ma non dici che ne pensi, beninteso nè sei tenuto a dire che ne pensi, in merito a film ed articolo…tutto qui! o non ti pare?

  • therussian (utente non verificato)

    caro fdmba,è inutile che rivolti la frittata. tu hai accusato molti di noi di battere in ritirata quando si trattano argomenti seri che richiedono riflessione. Ribadisco quindi che, secondo te, siamo buoni solo a fare diceria, pettegolezzo e dare giudizi strafalcioni. Ciò non toglie che tu sei padrone di parlare di Di Vittorio quanto vuoi:io, se ne avrò voglia, avrò piacere a leggere i tuoi commenti.