A Bari la sicurezza si chiama integrazione
Di questi tempi sentire la parola “Rom” non legata ad “emergenza”è caso più unico che raro. Eppure capita. E succede a Bari quando si parla dell’esperienza della comunità Rom di Japigia, stabilitasi nel quartiere dal 2000 e dal 2005 protagonista di un progetto pilota del Comune, che ha permesso la realizzazione di un campo attrezzato su un’area di circa 10000 mq (oggi in attesa di ulteriori lavori per alcuni servizi essenziali, come l’allacciamento dell’acqua).
Lavoro, istruzione ed educazione igienico-sanitaria sono stati i tre ambiti d’intervento dei volontari e dei soci della cooperativa “Occupazione e Solidarietà” che negli anni hanno seguito con impegno e passione le vicende della comunità; grazie anche alla presenza costante di Matteo Magnisi, è nata“Artezian. Fatti e manufatti”, cooperativa sociale di produzione e lavoro gestita da Dainef Tomescu ed altri membri della comunità.
Da novembre 2008, grazie ai volontari di “Vox Popoli”di Bari, è partito per 13 bambini del campo un progetto di inserimento scolastico e tutoraggio dentro e fuori dall’aula, in collaborazione con la scuola elementare Don Orione del circolo Japigia 1; altri due bambini sono stati inseriti nella scuola elementare San Francesco d’Assisi, ed una ragazzina frequenta la scuola media Amedeo d’Aosta.
“Il progetto ha già dato i suoi primi frutti:molti bambini, colmato l’iniziale gap linguistico con i coetanei italiani, hanno nettamente migliorato le capacità di apprendimento e concentrazione, oltre a mostrare maggiore partecipazione e desiderio di frequentare la scuola assiduamente”, ci spiega Monica Dal Maso, vice-presidente di Vox Popoli- Bari, munita di cartellino di riconoscimento fornito dalla scuola Don Orione, chiaro segnale della volontà di rendere strutturata e stabile questa convenzione.
“Purtroppo quattro dei bambini sono tornati in Romania con le famiglie”, continua Monica, “per noi è stato tremendo. Hanno paura, paura di vedere i loro diritti negati. Da un po’ di tempo in Italia non si sentono sicuri”. E come darle torto.
Per quanto riguarda la questione igienico-sanitaria, sul campo è partito un intervento strutturato con l’aiuto dei medici (anch’essi volontari) del Comitato Unicef Bari: monitoraggio, intervento nei casi d’influenza e bronchiti, frequenti in questo periodo, visite specialistiche.
“Tutto funziona grazie al passaparola ed alla disponibilità di tanta gente che crede nel progetto e dona tutto il tempo e le forze che può mettere a disposizione. Stiamo molto attenti al rischio di cadere nell’assistenzialismo puro”, conclude Monica, “queste attività non si possono reggere all’infinito sul volontariato, devono camminare con gambe proprie grazie alla responsabilità ed all’autonomia che i diretti interessati devono acquisire”. Magari con il riconoscimento del valore di queste “buone pratiche”da parte delle istituzioni, aggiungo io.
L’incontro tra due popoli per storia e cultura così diversi non è facile: ognuno deve “decostruirsi” per costruire l’integrazione con l’altro. Il percorso della comunità di Japigia è lungo, e merita il sostegno di tutti noi affinché si confermi un modello positivo, un’alternativa concreta da proporre ai migliaia di Rom che vivono in Puglia terrorizzati e stanchi di una vita ai margini della società.
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