L’intervista a…..

Gianluca Paparesta
Torna la nostra rubrica “L’intervista a….” e lo fa con un personaggio d’eccezione. Di Gianluca Paparesta si è detto tutto e di tutto. La vicenda che lo ha riguardato è nota. Meno i programmi futuri di un uomo amareggiato, ma non vinto dalle avversità. Nei prossimi giorni verrà ascoltato dalla Procura Federale. E’ sua intenzione narrare fatti riferiti ad episodi a suo dire meritevoli di attenzione da parte dei competenti uffici. Ci ripromettiamo magari in futuro di approfondire taluni aspetti ancora con lui. Tanti sono già stati chiariti e non ci sembra il caso di tornarci sopra. In questa lunga intervista abbiamo voluto fare con lui un excursus di quello che è il suo stato d’animo attuale e di quelle che sono le sue intenzioni per l’immediato futuro. Ci ha accolti con la consueta educazione, senza estrarre nei nostri confronti cartellini gialli o rossi, fischiando il giusto e arbitrando all’inglese. Qualche entrata dura non ci è stato possibile risparmiarla. Ha lasciato correre, facendo sì che non si spezzettasse troppo il ritmo di una intervista che, come vedrete, è stata davvero a tutto tondo.
<<Una settimana dopo il provvedimento dell’Aia (l’ Associazione Italiana Arbitri aveva confermato il veto per il fischietto barese di tornare ad arbitrare) c’è più amarezza o rabbia?>>
<<Sicuramente tanta amarezza perché di fatto si chiude una parentesi importante della mia vita. Mi dispiace più che altro sia finita in questa maniera, senza una reale motivazione. Forse è questo il principale rammarico: il non aver avuto una vera giustificazione>>.
<<C’è stato un gran parlare su tante cose. Tu quale spiegazione ti sei dato sull’accaduto?>>
<<Temo di poter essere stato estromesso per via della mia collaborazione con la magistratura. Forse non sono stato giudicato “funzionale” al sistema arbitrale>>
<<Quanto ti manca oggi arbitrare?>>
<<Mi manca principalmente il campo e le relative emozioni che si provano quando lo si fa, come il fischio di inizio o il rapporto con i calciatori>>.
<<Tu peraltro hai iniziato ad arbitrare giovanissimo, a soli sedici anni>>
<<Già, anche per quello. E’ da più di ventidue anni che coltivo questa passione. Ne è passato di tempo>>.
<<Sei figlio del celebre Romeo. E’ stato un vantaggio o talvolta anche un peso portare un nome tanto ingombrante?>>
<<Come ogni cosa nella vita ha avuto i suoi pro e i suoi contro. All’inizio ogni partita era una sorta di esame e si tendeva ad effettuare paragoni. Ovviamente, però, non nego che essere suo figlio possa avermi in qualche maniera agevolato, ma in generale sono grato a mio padre a prescindere dalla professione arbitrale, per i valori che mi ha trasmesso e per l’appoggio morale che non mi ha mai fatto mancare>>.
<<Un palmares di tutto rispetto nella massima serie. Ben 135 presenze e quattro finali di Coppa Italia dirette. Un ricordo particolare e la partita che pensi di aver diretto meglio?
<<Bè, un ricordo particolare sono stati sicuramente i derby di Roma e di Milano, anche per via della grande coreografia che li accompagnava sugli spalti. Per quanto riguarda la partita, invece, penso che una svolta nella mia carriera l’abbia rappresentata, dopo dodici presenze in A, il primo posticipo serale tra Milan e Juventus. Lì ho capito che stavo facendo bene>>.
<<L’esordio invece è datato 16 maggio 1998. Vicenza -Udinese la gara. Ti tremavano le gambe?>>
<<Altro bel ricordo, anche per una questione sentimentale, dal momento che ho esordito nella città dove esattamente vent’anni prima mio padre aveva bagnato il suo battesimo. Quel giorno io, mia madre e mia sorella eravamo presenti. Mi ha fatto piacere, vent’anni dopo, vedere tutta la mia famiglia riunita come allora>>.
<<E poi è arrivata un’altra bella soddisfazione: la carica di arbitro internazionale>>
<<Una bella gratificazione, si, anche perché ero tra i più giovani in Italia. Una esperienza di vita importante inoltre, come quando per esempio ho diretto le Universiadi in Corea. Un momento di crescita anche culturale. E’ stato importante confrontarsi con campionati e stili di vita completamente diversi>>
<<Una tua caratteristica è sempre stata quel fischietto blu: cosa rappresenta per te?>>
<<Guarda, quando ho iniziato ho usato quello classico di metallo di mio padre. Poi ho scoperto quello blu quasi per caso. Mi piaceva il colore e nel tempo è diventato una specie di portafortuna>>.
<<Sei arbitro, ma anche un dottore commercialista con tanto di lode. E’ stato difficile abbinare le due attività?>>
<<Pur esercitando quotidianamente, inevitabilmente la professione di commercialista è stata sacrificata mentre ero nel pieno della mia carriera arbitrale. Tra raduni e partite era difficile anche fisicamente sdoppiarsi>>.
<<Quanto è stata importante la tua famiglia in questo momento personale delicato?>>
<<Molto. Sono estremamente grato a mia moglie Maricetta e ai miei tre figli che mi sono stati sempre vicino, sostenendomi di continuo, ma voglio esprimere anche il mio ringraziamento a tutti coloro che anche per strada e nei social-network mi hanno espresso la loro solidarietà>>.
<<Gli arbitri sono sempre più nell’occhio dei ciclone con i loro errori. Sei favorevole o no all’utilizzo della moviola in campo?>>
<<Sono favorevole all’utilizzo di tutti i mezzi che possano aiutare i direttori di gara a fare meglio il proprio lavoro. Non capisco come mai nel basket ci sia una specie di moviola e nel calcio ancora no. Eliminerebbe tante polemiche. Ovviamente, però, non dovrebbe avere tempi lunghi. Pensa che questa mia opinione l’ho già espressa sin dal 2005, ma all’epoca non fu per nulla apprezzata dai vertici arbitrali>>.
<<Il calcio non smette di essere violento e a farne le spese sono stati due direttori di gara nei tornei dilettantistici>>
<<Ovviamente esprimo la mia piena solidarietà nei loro riguardi, ma nel contempo auspicherei che i vertici federali locali intervenissero, tutelando maggiormente la categoria arbitrale, più che con le parole mettendo in campo fatti concreti>>
<<Per esempio quali?>>
<<Bè, sanzioni contro i facinorosi, o addirittura prevedendo soste al campionato finchè episodi di tale gravità, poco alla volta, non cesseranno del tutto>>.
<<Diamo un’occhiata all’immediato futuro. Hai avuto un incarico da responsabile per Expo 2015>>
<<Mi ha inorgoglito ricevere questo incarico di responsabile. Il 3 marzo verrà firmato il Protocollo di Intesa e saranno meglio rese note le opportunità di un progetto che può e deve legare meglio la realtà barese a quella milanese. Ritengo sia una grande opportunità per la città e cercherò di operare al meglio per la valorizzazione di eventi in loco>>
<<Che genere di eventi?>>
<<Si possono fare tante cose. Non voglio anticipare nulla, anche perché è giusto che parlino prima i due Sindaci, ma Bari ha molte peculiarità. Penso al mare, alla Fiera del Levante, all’Istituto Agronomico Mediterraneo, all’alimentazione e alla dieta mediterranea. Tutti vanti della nostra terra, che possono essere ulteriormente valorizzati. Bisogna avviare già da oggi programmi sino al 2015>>.
<<L’ultima domanda, Gianluca. Sali sulla macchina del tempo. Se potessi tornare indietro, rifaresti tutto?>>
<<Non rinnego nulla di fondo, ma sicuramente ci sarebbero dei frangenti nei quali mi comporterei in maniera diversa. Comunque credo sia giusto trarre insegnamento dalle esperienze vissute. Sia da quelle belle, che da quelle brutte>>
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