Lavoro per tutte, più ricchezza per tutti

Le donne non rubano il lavoro agli uomini, anzi creano indotto
Il 29 Gennaio 2009, il Presidente degli Stati Uniti ha firmato il provvedimento che proibisce le discriminazioni retributive.
Il Presidente Obama, ratificando la legge varata dal Parlamento a maggioranza democratica, ha inviato un messaggio chiaro. Intanto mantiene le promesse fatte in campagna elettorale e poi, chiarisce che il “funzionamento dell’economia significa garantire le funzioni per tutti, che non esistono cittadini di serie B nei luoghi di lavoro”.
Insomma, il messaggio che Obama vuole diffondere è che non basta rilanciare la produzione e combattere la disoccupazione, bisogna fare in modo che i benefici delle misure per combattere la crisi vengano distribuiti senza filtri discriminatori.
La legge approvata vieta le discriminazioni retributive basate su razza, origine nazionale, religione, età e disabilità, oltre che sul sesso. A quando una legge del genere in Italia?
In questa Italia dove è divenuto quanto mai urgente trasformare l’enorme capitale umano femminile, ancora largamente sottoutilizzato, in una “risorsa” nella partita dello sviluppo, competitività, benessere sociale. Quindi, in un momento di grave crisi sociale ed economica: più donne occupate e partecipi alla vita economica del Paese significa più democrazia, più sviluppo, più nascite, famiglie più dinamiche e sicure.
Come dice M. Ferrera: “100 donne occupate in più, non solo non rubano spazio agli uomini ma creano un indotto (servizi, ecc.) valutabili in 15 posti di lavoro in più facendo innalzare il livello occupazionale, ma anche i consumi”.
E allora che fare? Col 46 % di donne impiegate, siamo undici punti sotto la media europea con differenze rilevanti fra nord e sud e al sud le donne occupate sono il 31% e molte smettono di cercarlo perché non se ne trova. Secondo l’Agenda di Lisbona dovremmo arrivare al 60% entro il 2010.
Nella fascia di età più attiva (25-54 anni) il tasso di occupazione femminile è del 59%, il terzo peggiore dei paesi OCSE .
Il nostro Paese brilla anche per una rilevante discriminazione salariale: nel 2005 infatti, il 15% delle italiane occupate tra i 25 e 54 anni aveva un contratto a tempo determinato (i maschi erano il 9%) e per di più le donne con impiego a tempo indeterminato guadagnano in media il 18% in meno degli uomini; e nel caso di donne laureate il 22% in meno.
Per non parlare della Puglia dove il gender pay gap, nel 2004 è pari al 27,6% e Brindisi è la provincia con la più alta differenza di retribuzione tra uomini e donne (34,8%).
In Puglia, così come per il resto d’Italia, le retribuzioni crescono con l’età ma con ritmi più veloci per i maschi rispetto alle femmine, per cui anche le differenze si accentuano con il crescere dell’età.
La tabella di marcia della Commissione Europea, nell’ambito dedicata al miglioramento della governance sulla parità tra i generi, prevede che l’applicazione di metodologia in tema di parità favorirà la parità fra donne e uomini.
Da tutto questo si evince quanto sia urgente, anche in Italia (dove perfino i più elementari diritti civili sono in discussione), che si approvi una legge come quella firmata da Obama.
Ricordo che al Senato è stato presentato un ddl, “misure urgenti a sostegno della partecipazione delle donne alla vita economica e sociale”, a firma delle senatrici Franco e Finocchiaro. Basterebbe la volontà politica e la trasversalità fra le deputate e le senatrici per mandarlo avanti e approvarlo.
Ma c’è questa volontà e la consapevolezza che senza le competenze delle donne non si esce dalla crisi?
*Responsabile Pari Opportunità Partito Democratico Bari
Commenti
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….è anche scandaloso parlare di pari opportunità, come fosse necessario “parificare” ancora qualcosa…non una legge nuova, ma teste nuove!






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