Scaffale Laterza: due libri perchè la Memoria sia viva indignazione

Anna Foa ricostruisce la diaspora mentre Zwi Bacharach ci restituisce le ultime parole delle vittime
Il 27 gennaio 1945, come dovrebbe essere arcinoto a tutti noi, i primi soldati dell’Armata Rossa giunsero nell’immenso cimitero di Auschwitz, nella Polonia appena liberata dalle truppe naziste, e scoprirono che il mondo non sarebbe mai più stato quello di prima.
Per quanto, a parte la follia negazionista, si sia cercato di sminuire e condurre a “normalità” lo sterminio dei Campi nazisti, non è in alcun modo possibile banalizzare quel male. O metterlo sullo stesso piano di altre tragedie, non meno odiose, sanguinose e ributtanti, come il genocidio degli Armeni compiuto dai Turchi fra la fine dell’800 e il primo ventennio del ‘900 (e anche qui ci sono i negazionisti, elemento che stari tardando gravemente l’ingresso della Turchia in Europa) o le stragi compiute in Rwanda nei primi anni 90, o ancora la follia dei Balcani con la pulizia etnica mutuamente inflitta da tutte le parti in causa.
Lo sterminio degli Ebrei, la Shoà, l’Olocausto, quella tempesta di rabbia, follia e scientifica ignominia che trasformò alcune centinaia di migliaia di compatrioti di Hegel e Beethoven in feroci assassini pervertiti, è un buco nero piantato nel cuore della nostra umanità ed il suo fascino sotterraneo e osceno sembra voler dire alla storia e a noi che ciò potrebbe sempre accadere di nuovo e, di fatto, accade.
In Italia l’antisemitismo è in crescita. È un dato allarmante e che deve essere immediatamente affrontato, senza accampare scuse di alcun genere. Ed è sempre delicatissimo, specie di questi tempi, separare il giudizio severissimo sulle politiche belliche di Israele dal compiacimento antisemita che generalizza e accusa, per il solo fatto dell’ebraismo, un popolo intero. Ecco perché quelle persone di sinistra che in questi giorni hanno manifestato contro la strage di innocenti a Gaza o in Israele avrebbero fatto bene a prendere le distanze dai neofascisti di Forza Nuova, gli stessi per altro che a Guidonia fanno l’equazione straniero=stupratore.
Ecco perché noi crediamo che la giornata della Memoria, alla quale è stata un po’ stucchevolmente affiancata e quasi contrapposta una giornata per le vittime delle Foibe, il 10 febbraio (invece di unire in un unico giorno il ricordo della follia si è preferito quasi attribuire una connotazione di “destra” ai morti delle Foibe, come se la Shoà fosse di “sinistra”), debba essere ormai considerata tappa fondamentale della memoria collettiva e condivisa dell’occidente europeo.
La casa editrice Laterza ha voluto onorare questo giorno con due libri sulla Shoa (vedi schede di spalla): un ausilio prezioso per chiunque, in casa o a scuola, senta premente la responsabilità di trasmettere, al di là della frettolosa commemorazione, il dato squisitamente storico e scientifico che consegna per sempre alla nostra stupita indignazione, il senso di quanto sia possibile compiere e commettere quando l’umanità si benda gli occhi e chiude, vigliacca e impotente, la bocca.
Commenti
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Grazie Fortunata, ora sforziamoci tutti, la riflessione è d’obbligo.






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