E se si ripartisse dalla famiglia?

Antonio Scotti

5 nuclei su 100 nel 2008 hanno dichiarato di non aver avuto soldi per sfamarsi

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Abbiamo appena iniziato un anno difficile. Lavoro, pensioni, scuola, precariato, stipendi. Non i soliti temi, ma argomenti cruciali. Vere e proprie sfide che devono essere affrontate in quella che alcuni economisti hanno definito come la più grande crisi economica mondiale. Tutti i problemi si manifestano in un luogo specifico: la famiglia. Da sempre, nel bene e nel male, primo recettore dei cambiamenti storici, economici e sociali del Paese.

Mercoledì prossimo, in Messico, inizierà la quattro giorni del “Sesto incontro mondiale delle Famiglie” convocato dal Vaticano. Un appuntamento importante, dove i governanti saranno chiamati ad ascoltare in che modo il valore della famiglia possa e debba essere ancora vivo nella diverse realtà nazionali. A prescindere dagli esiti pastorali dell’evento, un auspicio per il nuovo anno è quello che la famiglia possa ritornare davvero ad essere il principale capitolo nell’agenda del Governo. Non un orpello per politicanti alle prese con il richiamo facile del consenso, ma punto di partenza per valutare l’impatto di un qualsivoglia provvedimento.

I dati che provengono dall’Istat fotografano un quadro desolante. Quasi 5 famiglie su 100, durante il 2008, hanno dichiarato di non avere sufficiente denaro per acquistare cibo. Il 16 percento, inoltre, non ce la fa ad arrivare alla quarta settimana del mese. Per non parlare di quanti (quasi il 10 percento, ndr) affermano di avere delle difficoltà a sostenere le spese di riscaldamento. Finora il Governo Berlusconi ha prodotto politiche di sostegno deboli. Miopi. Lontane dal risolvere i problemi della gente.

La social card prima, le una tantum poi, sono solo dei provvedimenti utili a tamponare la ferita. Non la rimarginano. E non debellano le cause che portano centinaia di famiglie alla povertà. Si, è bene dirsi le cose come stanno. La miseria è una condizione oramai comune a decine e decine di nuclei familiari. Anche a Bari. Le mense parrocchiali, gli istituti caritatevoli della città ne sono una controprova. Sono sempre di più, infatti, le persone che pur di risparmiare i soldi per una bolletta decidono di consumare un pasto caldo presso chi glielo offre senza presentargli alcuno scontrino. Impiegati, operai, anche liberi professionisti, per la prima volta alle prese l’imbarazzo di non farcela ad andare avanti. Non sarà l’offerta di 40 euro al mese a risolvere il problema di questa gente. Non basta una social card . Occorrono interventi fiscali duraturi, in grado di tutelare le famiglie 365 giorni su 365.

Anche la situazione demografica è chiara: i decessi sono di poco superiori alle nascite. E ciò non può che produrre degli effetti pesanti sul ricambio generazionale della società. I disoccupati e i figli di questa terra che non trovano lavoro non devono avere come unica chance quella di scappare. Occorre ottimismo, certo, ma è necessario fare in modo che i problemi di ciascuna famiglia siano fatti propri da chi è stato scelto per rappresentarci in Parlamento e in qualsiasi altro contesto governativo locale. Presidenzialismo, federalismo, vigilanza Rai riempiono i dispacci Ansa dei governanti, ma sono lontani dalla quotidianità della gente alla disperata ricerca di benessere, di un lavoro stabile, di futuro certo e non nebuloso. La speranza è che quest’anno si parta con il piede giusto. Sbagliare porterebbe portarci chissà dove. A buon intenditor poche parole.

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Commenti

  • santini57 (utente non verificato)

    sono un’invalido che percepisce 250 euri,e non mi tocca nè il bonus nè la social card,e nè un lavoro ed ho 53 anni,c’è qualcuno che mi può dare una risposta? distinti saluti alla redazione………

  • ginocagg (utente non verificato)

    L’articolo focalizza chiaramente i disagi a cui sono sottoposte la maggior parte delle famiglie italiane.
    Si esige una concreta risposta dalle istituzioni, dalla politica, dai comportamenti dei cittadini.
    La Regione ed il Comune risparmino dove è possibile risparmiare per aiutare le famiglie più bisognose eventualmente rinviando alcuni progetti faraonici non essenziali.
    Se la ripresa ci sarà nel 2010, ci si potrà comportare di conseguenza.

  • procivitate (utente non verificato)

    I disagi in cui trovansi numerose famiglie Italiani sono noti a tutti da numerosi anni, e a quanto pare una seria riflessione è mancata a tutta la classe politica.Piuttosto che promuovere faraoniche iniziative quali Le notti Bianche e artisti più o meno spenti alla Festa di Capodanno, potevano investirsi risorse per le famiglie meno abbienti che quotidianamente si rivolgano alla Caritas.

  • berlin (utente non verificato)

    Quindi chi è fuori da un nucleo familiare è tagliato fuori dalle politiche di sostegno governative o presunte tali? Io che non ho famiglia, eccetto quella d’origine, ma giovane, precario, magari con una compagna con cui non voglio sposarmi, che faccio? Mi sa che vado in Spagna, lì non credo facciano queste distinzioni da Medioevo.

  • anto82 (utente non verificato)

    Per Berlin: No, significa che una delle cellule fondative della società (anche la nostra Costituzione è chiara in questo senso) da anni è lasciata in balia di deliri politici e congiunture economiche sfavorevoli, senza che nessuno faccia qualcosa di davvero importante per sostenerla….

  • procivitate (utente non verificato)

    Non risponde al vero che soggetti giuridici diversi dalle famiglie non sono tutelati dallo Stato. E’ vero e ritengo sia giusto che una famiglia fondata sul matrimonio, debba godere di maggiori tutele in particolar modo se dalla medesima unione sono nati figli.