Scuola primaria, a Bari 600 docenti sulla graticola
Le proiezioni della Cgil parlano chiaro: con la riduzione dell’orario serviranno meno professori
In provincia di Bari sono circa seicento i docenti della scuola primaria che rischiano di perdere il proprio posto di lavoro. La Flc-Cgil di Bari si prepara a fronteggiare l’ennesima emergenza sul fronte scolastico. Questa volta ad impensierire i rappresentanti sindacali sono i calcoli da loro elaborati per verificare l’impatto della manovra correttiva alla finanziaria 2009, dove sono previsti tagli alla scuola per un ammontare di circa 8 miliardi di euro. Cifre pesanti che, come ovvio, si traducono con docenti e personale scolastico ed ausiliario in meno. Claudia Menga, segretario generale Flc- Cgil Bari, parla di “numeri da mattanza”.
In effetti leggendo i dati, c’è davvero poco da rimanere ottimisti. Nella provincia di Bari, infatti, ad oggi funzionano 4052 classi di scuola primaria, la stragrande maggioranza delle quali utilizza il tempo modulare di 30 ore. Ipotizzando che le 800 classi di quinta siano sostituite da altrettante classi di prima, queste ultime funzioneranno con un orario calcolato non più su 30 bensì su 27 ore, così come previsto dallo schema di regolamento della 133, la vituperata legge contro la quale studenti e docenti si sono mobilitati nell’autunno scorso.
Ciò che accadrà è che sulle 800 classi, lavoreranno 1000 docenti contro i 1200 previsti con le 30 ore.
La ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, ha inoltre deciso di eliminare le compresenze per le seconde, terze, quarte e quinte elementari. “Ciò produrrà – denuncia Menga – un recupero di circa 9700 ore, che divise per 22 ore, ossia l’ orario di servizio dei docenti, determinaranno un taglio ulteriore di oltre 400 insegnanti”.
“A questi numeri – continua Menga – si deve poi aggiungere il taglio previsto dal decreto Tremonti di circa 450 ATA,soprattutto collaboratori scolastici, ed ulteriori tagli al corpo docente ottenuti mediante la riduzione del numero degli specialisti di lingua straniera”.
Su questo e altro si discuterà mercoledì 14 gennaio, alle 9.30, con le rappresentanze sindacali Unitarie (rsu) presso l’Itas “Elena di Savoia” . Come anticpatio dalla Cgil, non è escluso che si possa intraprendere la via giudiziaria per contrastare le decisioni di Governo. “Si potranno impugnare i provvedimenti attuativi del Governo dinanzi al Tar– conclude Menga – chiedendo subito una sospensiva, ovvero, rinviando alcune questioni, per conflitto d’attribuzione, dinanzi alla stessa Corte Costituzionale”.
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