“Un uomo così”, Aldo Moro secondo sua figlia Agnese
Quasi un testamento etico lungo il suo profilo più umano
In tanti si sono interrogati sull’autentica eredità morale e politica di Aldo Moro. La figlia Agnese, a Bitritto per presentare il suo libro Un uomo così – Ricordando mio padre (ed. Biblioteca Universale Rizzoli), ne ha tracciato la parte più umana, più autentica. Un messaggio di grande amore per la vita e valorizzazione della persona alla base dei piccoli gesti quotidiani dello statista DC.
L’incontro con l’autrice, organizzato dall’assessorato alla cultura del Comune, si è tenuto in occasione del trentennale dall’uccisione da parte delle Brigate rosse, nell’ambito delle iniziative “Incontri al castello”. Hanno aperto e chiuso il dibattito, moderato da Rosy Coviello di Antennna Sud News, il presidente del consiglio regionale Pietro Pepe e la dirigente scolastica della locale scuola elementare “G. Modugno” Anna Cantatore.
La testimonianza di Pepe, in particolare, ha storicizzato la figura del presidente democristiano, al cui primo posto vi erano famiglia, chiesa e università, mai abbandonata, tanto che nella borsa in suo possesso al momento del rapimento sono state ritrovate le tesi dei suoi studenti. «Un politico che sapeva cogliere il segno dei tempi», capace di interpretare la portata del 68. Un padre costituente che non ha fatto mancare il suo contributo, determinando un inscindibile collegamento tra carta fondamentale italiana e dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. E che è stato soprattutto un importante teorizzatore di un “sistema di inclusione” politica, ben oltre il “compromesso storico”, volto a far entrare tutti i partiti nell’arco costituzionale, senza cadere nella confusione, ma «ascoltando» per capire le ragioni degli altri.
Agnese Moro, interrogata dal numeroso pubblico, dai ragazzi della scuola media “D. Alighieri” e dalla moderatrice, ha sottolineato i tanti aspetti del Moro uomo e padre. La grande confidenza priva di imposizioni (eccetto per la scorta, obbligatoria) con i figli è testimoniata dalla foto di copertina che ritrae l’autrice col capo poggiato sulla spalla del padre, tenero e contemporaneamente immerso nel lavoro. Un perfetto profilo di Aldo Moro ritratto in quell’immagine, omaggio oltretutto alle guardie del corpo cadute sotto i colpi dalle BR, perché scattata dal capo scorta Oreste Leonardi.
Il significato del volume ha un diretto collegamento con “Spingendo la notte più in là” di Mario Calabresi, come ulteriore esempio di vittoria dei parenti delle vittime di Stato sulla difficoltà di parlare delle loro atroci esperienze. Tratti comuni di figli e coniugi, secondo la Moro, che finalmente si sono sentiti «accolti» con l’indizione della Giornata della memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi, fissata ogni anno per il 9 maggio. Un’occasione per rafforzare il rapporto con le istituzioni di certo non facile, ma sempre di grande rispetto, per le quali i loro cari sono caduti e si sono sacrificati.
Il taglio scelto nel libro è senz’altro divulgativo, nato per far conoscere un nonno diverso da quello ritratto nella celebre foto con lo sfondo della bandiera con la stella a cinque punte. Non sono mancati però, nel corso dell’incontro, momenti di amarezza da parte della stessa autrice legati alla gestione del caso all’epoca. «Non hanno fatto niente per trovarlo. Niente» ha ripetuto la Moro. Lo scioglimento di due gruppi anti-terrorismo di polizia e carabinieri nel ’77 e la ricostituzione dopo il maggio ’78 o le numerose possibilità di mediazione che non sono state utilizzate (tramite Croce Rossa o Amnesty International) lasciano ancora grande amarezza. Immancabili sono stati i confronti con l’odierna situazione politica, risultato di una graduale degradazione del singolo, poco interessato a lavorare su se stesso per essere utile, per fare la differenza, come insegnava lo storico docente dell’ateneo barese.
Anche a Bitritto, come in altre occasioni raccontate nell’introduzione del libro, si sono susseguiti numerosi racconti del rapporto di Moro con l’hinterland barese, e con Bitritto in particolare, come nell’occasione dell’inaugurazione della scuola elementare, le cui alunne erano presenti in platea, o delle numerose visite presso la locale sezione DC, ogniqualvolta il presidente passasse nei paraggi del paese, bloccandone naturalmente tutte le attività.
A più riprese si sono intervallati, in un delizioso reading di alcuni stralci, gli attori Gianna Grimaldi e Nico Masciullo.
Le conclusioni affidate alla direttrice Cantatore hanno invece contestualizzato il contributo dello statista sui principi fondamentali della Costituzione, costantemente messi in pericolo dalle attuali politiche dissennate, e il suo apporto per l’introduzione dell’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole.
Una bella serata in cui hanno trionfato gli aspetti più curiosi e teneri, prima delle numerose tesi di complotto sul caso Moro. Un testamento, quello dell’ex presidente del consiglio italiano, che passa per l’impegno in prima persona e per l’attaccamento ai valori più sinceri. Solo con questi presupposti si può sperare in una classe dirigente migliore. Una prospettiva, fuori di retorica, oggi quanto mai lontana.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!






Affitti a Bari, quasi 500 euro al mese per 80 metri quadrati: pesa il 28% del reddito