Commercio, l’indagine dell’Ipi premia Bari

Antonella Ardito

Michele Emiliano ricorda: “non è vero che il sud è piagnone e sprecone”

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Bari promossa dall’Ipi, l’Istituto per la Promozione Industriale del ministero dello sviluppo economico che ha analizzato l’indice di gradimento di 400 piccole medie imprese del Commercio, una sessantina il campione barese, che dal 1999 ad oggi ha usufruito di 10,7 milioni di euro nell’ambito della legge 266/97. Il provvedimento punta a garantire fondi per un tetto massimo di 42 mila euro ad esercizi commerciali o attività artigiane ubicate nelle aree degradate delle città metropolitane. Bari risulta dall’indagine a campione terza in graduatoria con 537 imprese agevolate sulle 1300 richieste giunte attraverso cinque diversi bandi gestiti dall’assessorato comunale al commercio. “E’ lampante la diversità di approccio tra questa amministrazione e la precedente – ha sottolineato l’assessore al ramo Sergio Ventrella – perché fino al 2004 sono stati spesi 4 milioni di euro, mentre grazie al lavoro di soli tre funzionari e di altri 24 addetti della mia ripartizione dal 2005 ad oggi è stato possibile pubblicare quattro bandi per più di sei milioni di euro a favore della piccola e media impresa commerciale e artigiana, quella che colora e accende la città. Abbiamo recuperato fondi del 1999 e del 2003 e il prossimo bando sarà emesso entro la prossima primavera con una dotazione ministeriale di 832 mila euro”. Bari è preceduta in classifica solo da Torino e Roma per numero di imprese agevolate, ma nonostante l’aver ricevuto un quinto dei finanziamenti in meno rispetto a Milano, la precede in graduatoria: “Ma la sottocapitalizzazione del sud non ci fa paura – ha sottolineato Michele Emiliano – noi stiamo attenti a come spendere i soldi e ribadiamo come non è vero che il sud è piagnone e sprecone come vuole far intendere chi preferisce la deriva nordista del federalismo fiscale. Questi fondi hanno permesso ai quartieri di reagire al degrado, in una strategia coerente alla lotta alla criminalità”.

Secondo l’indagine dell’Ipi i fondi sono serviti al 38% delle aziende intervistate ad anticipare lavori o spese per le quali sarebbero serviti anni di risparmi e un 27% del campione ha rivelato allo staff curato da Piergiorgio Saracino che senza questo aiuto statale non avrebbe mai pianificato un rinnovo locale o l’apertura di una nuova attività.

Le agevolazioni sono state completamente erogate a Bari a 350 imprese, le altre sono in attesa del completamento dei controlli: il 50% del finanziamento è concesso a fondo perduto, mentre sulla restante parte l’imprenditore si impegna a restituire il denaro con un tasso dello 0,1%. “Siamo stati molto attenti nell’erogazione – ha concluso Sergio Ventrella – anche se siamo stati accusati di far durare troppo l’iter di concessione dei fondi. Alle imprese abbiamo chiesto il Durc (documento unico di regolarità contributiva) per essere sicuri di non trovarci di fronte a negozi fantasma pronti a chiudere una volta ricevuto il finanziamento e abbiamo anche fatto dei sopralluoghi, durante i quali abbiamo visto lavori effettuati decenni fa spacciati come attuali. In questi casi abbiamo rescisso il finanziamento”. Il maggior numero di attività, che hanno usufruito dei bandi si trova nel quartiere Libertà, dove sono nati anche nuovi negozi di calzoleria gestiti da under 30, oltre ai bar e ai negozi di parrucchiere.

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