Saldi in anticipo? No grazie

La Redazione

Opinioni a confronto: anche l’Adusbef dice no

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Scuotono la testa e invocano saggezza i commercianti baresi dopo l’ipotesi in via di realizzazione di un’apertura anticipata dei saldi il 13 dicembre: non l’anticipo dal sette gennaio, data storica di avvio delle svendite invernali, al già condiviso tre gennaio. Ma una vera rivoluzione per scuotere i consumi che forse getterà ancora più acqua sul fuoco al momento difficile per gli acquisti al dettaglio. “Non è in questa maniera – ha spiegato Ottavio Severo, presidente di Confesercenti Puglia – che si risolvono i problemi del calo dei consumi. Il periodo natalizio è particolarmente favorevole per l’incremento delle vendite mentre in questa maniera si creano solo danni ad una categoria che da parecchi anni sta cercando di superare questo momento di particolare crisi economica. Siamo consapevoli che la crisi investe tutti i settori e che le famiglie italiane comprano sempre meno, ma certamente una politica commerciale così miope non solo comprime un mercato già in crisi ma genera una vera e propria deregulation che si ritorce contro tutti. Ogni anno assistiamo ad una costante ed ingiustificata anticipazione di cui si giova sempre ed esclusivamente il settore industriale che, attraverso la rete di spacci, outlet e grande distribuzione, riesce a smaltire più prodotto, a svantaggio del piccolo commercio erodendone sempre più quote di mercato”.
Secondo Severo, invece, interventi che porterebbero benefici alle imprese del commercio sono la detassazione dell’Irap e delle tredicesime.
Il settore dell’abbigliamento, in particolare, risente molto della pressione fiscale in quanto sui prodotti che rimangono in magazzino l’esercente paga ogni anno le tasse.
Per questo la Confesercenti è stata promotrice di una proposta di legge per azzerare dopo un certo numero di anni le giacenze di magazzino.
Le posizioni di contrarietà saranno ribadite in occasione dell’incontro fissato per oggi con Sandro Frisullo Assessore allo Sviluppo Sviluppo Economico della Regione Puglia.

"Già a dicembre 2007 – ricorda Savino Montaruli di Unimpresa  – quando la Regione Puglia, con Atto di Giunta Regionale n. 2145 dell’11 dicembre 2007, pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n. 182 del 20.12.2007, modificò il Regolamento Regionale 23.12.2004 n. 12, deliberando la modifica della data di inizio dei Saldi fissandola al primo sabato del mese di gennaio, per i saldi invernali e al primo sabato del mese di luglio, per i Saldi estivi, confermando la data di fine dei Saldi invernali al 28 febbraio e la data di fine dei Saldi Estivi al 15 settembre, i commercianti espressero la loro totale contrarietà al provvedimento, che pure venne proposto da un’Associazione di Categoria, come si legge nel provvedimento pubblicato sul BURP.
Oggi si vorrebbe addirittura avanzare l’idea, malvagia, di anticipare la data di inizio dei saldi invernali di oltre 20 giorni sulla data prevista. Un atto di terrorismo che penalizzerà seriamente i commercianti “seri” che non possono permettersi di “regalare la merce”, vendendo un prodotto che non sarebbe più di “fine stagione”,
come previsto proprio dalla disciplina delle vendite a saldo, in quanto la stagione, praticamente, non è ancora iniziata.
Assolutamente contrari, quindi, a questo tipo di provvedimento che ha solo una natura “politica” e che nulla ha a che fare con la crisi del settore e con il rilancio dei consumi, anche perché la disciplina dei saldi riguarda settori molto limitati all’interno delle merceologie di prodotti in vendita (generi di vestiario e abbigliamento in genere, accessori dell’abbigliamento, biancheria
intima, calzature, pelletterie, articoli di valigeria e da viaggio, articoli sportivi, confezioni e i prodotti tipici natalizi)".
"Come Unimpresa regionale Puglia  – conclude Montaruli – abbiamo già da anni espresso la nostra disponibilità affinché si addivenga ad una liberalizzazione dei saldi e delle vendite promozionali, in un’ottica di concertazione che deve vedere d’accordo tutte le parti sociali ed economiche in campo.
Nessuna speculazione politica, quindi, e attenti alle decisioni che si assumono. I commercianti non possono tollerare di essere trattati da “schiavi della distribuzione”,
chiedendo loro di tenere illuminate le città, di allestire le luminarie natalizie, a proprie spese, e di essere gli eterni sostituti di Politiche del lavoro e dell’Impresa inesistenti e alienanti".

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Commenti

  • elleti48 (utente non verificato)

    Siamo nel terzo millennio ed i “commercianti” baresi non hanno ancora capito cosa significhi “fare politica di vendita”. Sono ancora legati al concetto che il “guadagno” sia il ricarico applicato sul prodotto al momento della “prezzatura” e poi si lamentano sempre e sono diventati “peggio degli agricoltori”. (segue)

  • elleti48 (utente non verificato)

    Poi non si lamentassero degli invenduti, perché scoprendo che con i saldi si fanno sconti dal 40 al 60% chi comprerebbe oggi?: nessuno.Tutti aspetteranno il 7 gennaio ed allora non è la stessa cosa. Tra l’altro i “saldi” sono la peggiore invenzione del commercio. S’iniziano i saldi d’Inverno quando l’inverno non è ancora cominciato ed i saldi d’estate quando sìincomincia ad andare al mare. (segue)

  • elleti48 (utente non verificato)

    e. ormai “nessun cliente ” é FESSO. (ammesso che li si consideri così.Ricordatevi le targhette apposte in molti negozi, “il cliente ha sempre ragione. ..e la ragione si da ai fessi”. Quindi monito l’importante non é VENDERE, ma che i CLIENTI ACQUISTINO, ecco il perchè delle politiche di vendite della GD. o dei commercianti avveduti. Un negozio con le scorte piene a che serve? La stessa industria ha oggi bisogno di produrre e quindi vantaggi ci saranno per i commercianti nel riacquisto.

  • elleti48 (utente non verificato)

    Scuasatemi, ma é saltato un pezzo tra il primo e secondpo commento.
    Se il margine fosse 50%, e vendessero per 1000 di incasso, lo stesso guadagno avrebbero vendendo 2000 con margine 25%. L’importante è far acquistare, così possono coprire i costi della gestione, le spese fisse e la loro remunerazione. Questo è quello che si potrebbe fare con gli sconti ed i saldi.

  • niza67 (utente non verificato)

    Anche l’ADUSBEF non ha a cuore il portafoglio dei consumatori;sono questi gli ordini di scuderia e loro,equinamente,rispondono.Concordo perfettamente con elleti48:i commercianti poi non si devono lamentare per gli invenduti.