L’analisi sul momento no del Bari

Christian Montanaro

Occorrono varianti tattiche al sistema di gioco

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La verità è che non c’è nessuna tragedia. La consecutività delle due sconfitte amplifica un dato, esistente sì, ma non tragico.
Il Bari non è squadra che debba lottare per la salvezza (come quasi si ostina a voler far intendere Antonio Conte), ma nemmeno plotone che debba andare senza difficoltà nella massima categoria.

La A, se arriverà, sarà sudata, soprattutto ora che molte compagini di grosso calibro si stanno riprendendo e risvegliando dall’inaspettato torpore.
Giorgio Perinetti ha cercato di metter ordine, parlando del mister, delle ambizioni e della campagna acquisti.
Giusto così. Un intervento societario ci voleva. Questa sfiducia è comprensibile, ma un po’ esagerata.

 Il Bari ha perso posizioni, ma non è drasticamente crollato. Lo spazio alla depressione non ci sembra consono. Occorre solo trovare un po’ di equilibrio, oltre che varianti tattiche ad un progetto che, arginato Kamata, presenta al momento poche alternative effettive, specie se in campo non c’è nemmeno Barreto, come venerdì sera.

Caputo alla fine davanti si è rivelato il più pericoloso. Colombo sembra attraversare un momento di appannamento e De Pascalis a destra è diligente, ma non certo un dribblomane. Servirebbe la fantasia di Rivas, ma l’argentino si è perso per strada e chissà se tornerà a calcarla.
Il migliore da due gare a questa parte è un incontrista, De Vezze, e tanto basta a spiegare la difficoltà che dalla metà campo in su la squadra sta attraversando a costruire gioco.

A gennaio qualcosa bisognerà fare, senza però esagerare o prendere giocatori fuori ruolo. Carobbio è il nome che circola con maggiore insistenza, ma anche la fascia sinistra e destra difensive sono sotto osservazione.
La sosta natalizia arriverà al momento giusto per fare chiarezza e analizzare a fondo la situazione.
Qualcosa dovrebbe muoversi.

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