Mediterraneo, un mare di Pace
Al forum attesi anche Giulio Andreotti e Raffaele Fitto
Si svolgerà in provincia di Lecce, ad Acaya dal 27 al 29 novembre il forum per la Pace nel Mediterraneo, un momento di incontro promosso dall’organizzazione non governativa Mediterranean Peace Forum, costituita a Parigi nel 2006 in ambito UNESCO: il forum punta a promuovere la costruzione di uno spazio mediterraneo unito, pur nella sua diversità, nel segno della pace e della coesistenza fra culture.
Al centro degli interventi dei relatori e delle numerose tavole rotonde ci saranno le dinamiche socio-politiche fra gli attori della regione mediterranea, il dialogo tra le culture che popolano l’area, il confronto tra le religioni monoteiste, i rapporti economici da stabilire fra i Paesi ed il ruolo dei media quali vettori di dialogo e di pace.
Ieri a Bari nella sede del Corriere del Mezzogiorno l’Ambasciatore Omar Massalha, Segretario Generale del Mediterranean Peace Forum ed ex Direttore Centrale dell’UNESCO ha incontrato alcuni tra i principali stakeholder della Puglia votata all’integrazione socioeconomica. Massalha ha fatto presente a Sandro Frisullo, assessore regionale allo sviluppo economico, Cosimo Lacirignola, presidente dell’Ente Fiera e dello Iam di Bari e a Francesco Boccia, onorevole ed economista in quota Pd, la necessità di vedere l’Italia come leader di questa nuova lega: “La Spagna rappresenta il passato, la vecchia coesistenza tra le culture, quella vista nei secoli passati in Andalusia; la Francia è più esposta verso la Germania, mentre l’Italia può svolgere questo ruolo, è un paese che ispira stima”. L’ambasciatore ha voluto ricordare che gli ostacoli sulla via dell’integrazione sono in prima battuta di carattere economico: “dopo il fondamentalismo religioso c’è quello del mercato. La crisi c’è, è palpabile, ma uniti si può fare qualcosa”. Il quel qualcosa c’è la necessità di ristabilire il dialogo, di riprendere i rapporti commerciali: secondo le stime dell’Istituto per il Commercio Estero elencate da Sandro Frisullo nel primo semestre del 2007 nell’area del Magreb la Puglia ha esportato merci per un valore di 263 mila euro; un incremento del 60% rispetto al 2006 ma pur sempre una goccia nel mare (Mediterraneo).
L’Algeria, come citato da Massalha, interagisce più attivamente con gli Usa che con l’Europa, e i due poli di scambio commerciale forte, quello asiatico e quello panamericano, mettono all’angolo l’Europa. “Dobbiamo recuperare anni di politche sbagliate – sottolinea Boccia – perché negli anni ’70 l’Italia aveva messo in atto strategie di delocalizzazione della produzione di beni nella fascia nordafricana. Oggi gli imprenditori invece hanno preferito emigrare in Cina, a tutto svantaggio di un’integrazione economica con questi paesi che è naturale e innata”.
Il Mediterraneo però può tornare ad essere ombelico del mondo, dove cultura e economia dialogano e producono, non solo soldi ma stabilità politica e quindi pace: “L’esempio più forte lo abbiamo all’Istituto Agronomico – ricorda Cosimo Lacirignola – dove 140 quadri, ragazzi iracheni, palestinesi, iraniani, collaborano tra di loro, lavorano sulle risorse agroalimentari, sui progetti di potabilizzazione. Così loro producono pace per il loro paesi, per il nostro Mediterraneo”
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