Bari Economica e l’Università

Lorenzo Vendemiale

Tra riforme e utopie, il futuro dell’istruzione pubblica

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La società dei talenti e delle competenze. Thomas More la chiamava Utòpia. La sua costruzione è da sempre una lontanissima chimera. Se n’è parlato ancora oggi, nel Salone degli Affreschi del Palazzo Ateneo. ‘La Camera di Commercio di Bari ha voluto promuovere questo spazio di riflessione, nella speranza che i due mondi, paralleli e divergenti al contempo, dell’università e dell’impresa sappiano trovare un punto di contatto profondo’. Luigi Farace, presidente della Camera di Commercio di Bari, ha così presentato il ‘focus’ della rivista Bari Economica.
Integrazioni dei saperi, maggiore attenzione alle richieste avanzate dal mondo delle imprese, rispetto delle regole, sono l’ordine del giorno, e la missione difficile ma non impossibile che si propone l’Università di Bari per gli anni a venire. “Forte è l’esigenza – afferma Corrado Petrocelli – di formare figure che abbiano delle specifiche professionalità e, contestualmente, una preparazione di base utile a rendere versatili le competenze acquisite e a tradurle nelle attività più diverse, sia pure correlate tra loro. Il primo elemento da guardare è il territorio, con le sue esigenze. L´università deve tenere in conto le richieste del mondo produttivo e questo però deve tenere conto del capitale umano qualificato che l´Università produce.’

Le parole del Magnifico Rettore ci riportano ovviamente al dibattito politico delle ultime settimane, al tema della riforma della scuola e dell’università, alle manifestazioni di studenti e professori di tutta Italia. La questione è la solita di sempre: quanto il sistema dell’istruzione italiano può permettersi il lusso di mantenersi estraneo agli interessi del mercato senza correre il rischio di isterilirsi in astrazioni improduttive; e dove si pone il confine tra sinergia, e asservimento alle logiche economiche del capitalismo imperante.
Antonio Barile, presidente del comitato della rivista Bari Economica, parla di ‘un’alleanza, di sostegno e di progresso, capace di vincere la complessità del mondo moderno, e di permettere la sopravvivenza del sistema Puglia all’interno del mercato globale’. Ma ricorda anche come debba trattarsi di un rapporto d’interscambio e non di dipendenza: ‘Che l’università mantenga la sua autonomia, e il suo status di istituzione pubblica, è un valore irrinunciabile, che nessuno può permettersi di mettere in discussione, né le imprese, né tantomeno lo Stato’. Un messaggio forte, di questi tempi, tempi di folli e ‘privatizzanti’ riforme.
Si discute da secoli di società di talenti e competenze. Ma senza università, senza istruzione, senza cultura, non possono esserci né gli uni, né gli altri. Si parla delle scuole come fabbriche, aziende: ma gli studenti, d’ogni genere o età, non sono ingranaggi. La scuola produceva innanzitutto cittadini. Forse non sarà più così. E senza cittadini, non c’è società.
L’incontro avvenuto ieri in Ateneo non fermerà l’aberrante smania riformatrice di questo governo. Le parole non sono fatti, né disegni di legge. Ma è importante avere e diffondere la consapevolezza del problema, di quello che probabilmente sarà, e di tutto quello che invece di meglio si sarebbe potuto se non altro tentare. E’ quel poco che ci resta.

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