Scaffale Laterza, “La caccia alle streghe”
La stregoneria: un fenomeno che nei secoli ha coinvolto classi colte e gente comune
Il libro: “La caccia alle streghe”, pp. 402, Edizioni Laterza – 2008
L’autore: Brian P. Levack è docente di Storia all’Università del Texas di Austin. Tra le sue più recenti pubblicazioni ricordiamo: “Witchcraft and magic in Europe: the Eighteenth and Nineteenth Centuries” (1999), “The Witchcraft Sourcebook” (2004), “The West: encounters and transformations” (2004).
La recensione: Pensiamo agli epiteti che ancora oggi vengono utilizzati in maniera dispregiativa nei confronti delle donne. Assieme a “gallina” e “gatta morta”, ricorre spesso anche l’appellativo “strega”. E non è un caso, dal momento che la lingua italiana è uno specchio della nostra storia, delle popolazioni che si sono susseguite, degli avvenimenti e delle credenze popolari. Tra queste ultime ha una notevole rilevanza la psicosi della caccia alle streghe, che coinvolse classi colte e gente comune, fu il riflesso delle idee popolari e di quelle dell’elite, ebbe specifiche dimensioni religiose e sociali e fu condizionata da fattori politici e giuridici. Tra il 1450 e il 1750 migliaia di persone, soprattutto donne, furono processate per il reato di stregoneria e quasi la metà furono condannate a morte da tribunali religiosi e civili. Alle streghe e agli stregoni si dava la caccia come oggi la si darebbe ad organizzazioni terroristiche o clandestine.
Nel secolo scorso la responsabilità della caccia alle streghe è stata attribuita soprattutto alla Riforma, alla Controriforma, all’Inquisizione, alle guerre di religione, all’uso della tortura nei processi, alla diffusione delle droghe, ai conflitti sociali e culturali. Il libro di Levack tiene conto di tutte queste influenze, ma riesce ad andare al di là, analizzando anche i cambiamenti del diritto penale, del contesto religioso e le situazioni di conflitto sociale. Si tratta di un vero e proprio manuale di storia, che passa in rassegna tre secoli di terribili e inutili stragi. Le streghe, accusate di malefici, di avere relazioni col demonio, di partecipare ai sabba, di causare morti e carestie, venivano denunciate da parenti, amici o vicini di casa, mandate al rogo come ree confesse solo dopo essere state torturate. Altre confessavano spontaneamente, ma oggi sappiamo che patologie mentali come la mitomania, o l’uso di sostanze stupefacenti (ad esempio l’atropina contenuta in diversi unguenti ‘stregati’) possono indurre le persone a confondere realtà e immaginazione. Ma non si trattò solo di un fenomeno legato a ignoranza e superstizione. L’autore va a fondo nella questione studiando il contesto sociale in cui maturava la caccia alle streghe, la tipologia delle donne accusate, le basi intellettuali e giuridiche, le motivazioni politiche e sociali che c’erano dietro questa mattanza.
Un altro volto della storia, conosciuto solo in superficie o nel suo aspetto puramente immaginifico e superstizioso che, invece, andrebbe studiato ed approfondito come si studiano ed approfondiscono le guerre, i mutamenti sociali, religiosi ed economici. Un altro volto di quella storia così a lungo fatta dagli uomini e nella quale le donne, se troppo ingombranti, intelligenti e sveglie, dovevano essere fatte fuori in un modo o nell’altro.
Commenti
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complimenti per l’articolo!
è come tornare indietro nel tempo in un periodo oscuro in cui la vita e la morte valevano uguale, in cui bastava un sussurro per farti condannare a morte per stregoneria,dove le donne hanno subito la repressione più pesante e più dolorosa.






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