Petruzzelli…quella data è da rispettare
Intanto una rappresentanza dei lavoratori della Fondazione guidata dal sindacalista Antonio Fuiano ieri ha raccolto le firme per la riapertura
"Dovremo chiedere tutte le autorizzazioni alla sovrintendenza per posizionare la scultura, ma questo è un dono grande e prezioso". Michele Emiliano ha accoltò così il capitello scolpito da Claudio Magagnini, artista umbro innamorato del Petruzzelli: dal marmo di Carrara vengono fuori mascheroni, putti, e il senso del lavoro fatto in questi lunghi mesi per ridare al Petruzzelli il suo antico splendore. Il sindaco ha promesso di custodire la scultura per poi donarla alla famiglia, ma non ha perso occasione nella cerimonia di ieri a Palazzo di Città per ricordare il suo attivismo per la ricostruzione del Teatro: "Abbiamo applicato la normativa per la protezione civile, non è stato fatto solo per il Petruzzelli, ma anche in altri casi di emegenza – ha ricordato il Sindaco -ma adesso bisogna aprire il Teatro, e la famiglia Messeni Nemagna non può da un lato chiedermi la penale di 125 mila euro per la mancata apertura entro i termini del protocollo d’intesa del 2002 e dall’altro chiedermi di aspettare, qui ci sono anche persone che voglioo lavorare per il Teatro, il Petruzzelli può dare lavoro a Bari. Abbiamo gli impianti in regola, è tutto di fatto pronto e non aprire subito significherebbe mandare il Teatro in obsolescenza".
Emiliano poi rilancia il ramoscello d’ulivo al centrodestra, quando richiama all’unità le forze politiche affinchè il Teatro si riapra il 6 dicembre: "Stiamo mostrando al mondo intero una battaglia contro noi stessi, enfatizziamo in negativo le grandi cose, mentre per il bene di Bari bisogna stare uniti". Ma a questo discorso sembra molto sordo il ministro salentino Raffaele Fitto: lui ha il potere di chiedere al ministro Sandro Bondi di appianare le divergenze, di chiarire la questione monetaria tra Stato e propiretà privata e i termini di gestione del Teatro. Ma tutti gli attori di questa querelle senza fine sembrano attestati su posizioni distanti tra loro. E intanto il pubblico richia di vedere ancora il Teatro Rosso come un gigante bellissimo ma inerte.
Commenti
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Caro emiliano…conta le ore che ti restano…….tutto il centrosinistra barese è deluso!hai amministrato bari come un bene per i tuoi pochi amici!
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Carissimi lettori baresi (nel senso più onorabile del termine!), a volte mi pare del tutto inutile rispondere a certi commenti tinti del verde dei loro travasi di bile. Accidia ed invidia sono peccati capitali per i cattolici ed i credenti, mentre sono solo sangue amaro per chi questi peccati li compie. Lasciamo questi iracondi all’angoscia dei loro travagli addominali e facciamo sì che vi rimangano a lungo.
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10) Dunque tutti uniti per riaprire il Petruzzelli, per riscoprire così una Bari autentica e sicuramente più dignitosa, e di qui ripartire per ridisegnare i contorni di una identità – se vogliamo di una “bellezza” – da spendere nel deprimente appiattimento globale.
Per una volta, lasciamo in ombra la “politica”. -
La mia dignità è preservata,non preoccuparti.non ho insinuato sulla tua che non conosco!quindi evita,sinceramente…
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9) l’altra direzione, Via Putignani, ha invece per terminali la Scuola Garibaldi, luogo di apprendimento e di sapere, da rieditare come metafora di infungibile premessa di sviluppo e promessa di civiltà, e il Teatro Petruzzelli, con tutto quel portato simbolico di cui si è detto. Pazienza! Ci accontenteremo di un arredo urbano da boutique in franchising.
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8) Quell’incrocio di strade ha per fondali (su Via Sparano) il fabbricato della stazione ferroviaria, emblema di una Bari moderna che seppe precocemente darsi non solo un Borgo (Murattiano) ma anche proiettarsi in Europa e che costruì parte della sua fortuna correndo su quei binari;
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7) Esaltando in qualche maniera l’intersezione fra Via Sparano e Via Putignani, non a caso presidiata da Palazzo Mincuzzi (a proposito di commercianti e “baresità”), si sarebbe potuto stabilire un portentoso orientamento nella lettura della città e della sua storia.
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6) E poi l’idea di “proiettare” gli affreschi perduti dell’Armenise sugli spicchi intonacati all’intradosso della cupola! Provincialismo culturale. A questo proposito, credo che Bari non possa lasciarsi sfuggire l’occasione di affidare, con un concorso internazionale, ad un artista contemporaneo i nuovi affreschi della cupola e il progetto iconografico del nuovo sipario.
Urbanisticamente il Petruzzelli avrebbe potuto costituire uno dei capisaldi del progetto di riqualificazione di Via Sparano. -
5) anche i cromatismi degli apparati decorativi interni, da quel che si può intuire dalle foto pubblicate, appaiono incomprensibilmente antichizzati, smorti, lontani da quelle vibrazioni dorate diffuse, come una pala di Gentile da Fabriano, del foyer: un lavoro maldestro, nonostante l’impegno dei bravissimi ragazzi restauratori, male guidati, e gli entusiasmi di alcuni articolisti (“il Petruzzelli non è mai stato così bello…!”), evidentemente sprovveduti in materia di restauro.
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incredibile… darrylx senti da che pulpito viene la predica… chiunque va al potere facilita gli amici, si sa, ma proprio tu parli che evidentemente voti Di Cagno Abbrescia, proprietario di mezza bari e capace in otto lunghi anni di non combinare praticamente nulla, solo facilitare i suoi investimenti in bari vecchia? fatemi un elenco delle cose fatte in otto anni, e poi vedete quanto è vuota. La verità è che vi meritate persone che sono come voi. Ignoranti.
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4) Il restauro, almeno da quanto si scorge dall’esterno, è stato infatti condotto in maniera tutt’altro che ortodossa (intendo come Direzione Lavori e sulla scorta di “migliorie” apportate dall‘Impresa appaltatrice in fase di gara, non come progettazione), con esiti estetici perfino ridicoli (e non mi riferisco solo al colore “rosso Auschwitz”);
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3) Dopo San Nicola, il Petruzzelli costituisce un’autentica icona della “baresità”: per questo dobbiamo forse anche qualcosa alla Famiglia che ne è ancora giustamente proprietaria. L’eccezionale spessore di questo edificio non è però stato architettonicamente rispettato, nè urbanisticamente riconosciuto.
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2) Nessuna città al mondo ha un teatro, peraltro così imponente e magnifico, voluto e finanziato da due commercianti, da quella classe borghese cioè che ha costituito e costituisce la cifra socio-economica dell’identità barese e che ha storicamente consentito alla Terra di Bari di emergere nell’ambito del disastrato scacchiere meridionale.
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1) Quella data è da rispettare. Categoricamente.
Il grande evento non dev’essere però un benevolo dono dispensato da questo o quello, ma il momento di riscatto di un “orgoglio barese” che nasce dalla consapevolezza che quel Teatro rappresenta come non mai l’anima di Bari. -
Sei sicuro di non esserti confuso con la precedente amministrazione Di Cagno Abbrescia? Fino a prova contraria chi ha interessi economici non è Emiliano, caro. Di quali amici stai parlando? Dei baresi che rivogliono il loro teatro? Commmenti del genere evitali e te lo dico solo per il bene della tua dignità…
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Per redcratos:infatti ho votato emiliano…la supponenza del centrosinistra,è stata la vostra rovina.e lo dice un elettore di snistra,ma pensante,che non ammassa il cervello.meglio ignorante che caprone…






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