Scuola e piccoli comuni: la mano tesa di Legambiente

La Redazione
0 commenta

Con meno scuola per tutti ci sarà anche meno coesione sociale, che gli enti locali si troveranno a gestire sui territori. Se ne è discusso ieri mattina nel corso della conferenza stampa organizzata da Legambiente Puglia, alla presenza di Vanessa Pallucchi, Responsabile Nazionale Scuola di Legambiente, Francesco Tarantini, Presidente di Legambiente Puglia, Domenico Lomelo, Assessore al Diritto allo Studio della Regione Puglia, Michele Lamacchia, Presidente ANCI Puglia, Cristiano Vito Nicola, Sindaco di Sant´Agata di Puglia (FG), Ignazio Di Mauro, Sindaco di Poggiorsini (BA) e Chiriatti Elisa, Assessore alla Pubblica Istruzione di Uggiano La Chiesa (LE). Questi ultimi hanno sottolineato la situazione di disagio che stanno vivendo i piccoli Comuni pugliesi, che rischiano di vedere chiusa la scuola a partire dal prossimo anno scolastico con conseguenze per le comunità che vivono in questi territori e per i costi sostenuti dagli enti locali che dovrebbero garantire ai cittadini più giovani il servizio scolastico.

La coesione sociale è il maggiore punto di forza dell´istituzione scolastica, e la riforma Gelmini ha, fra le varie ricadute negative, proprio quella di inficiare il ruolo di “collante sociale” svolto dalla scuola PUBBLICA italiana.

Il pericolo rappresentato da una riforma imposta dall´alto, basata poco sul merito e molto sulla necessita’ di tagliare fondi, e’ di affossare definitivamente la scuola pubblica, con pesanti ripercussioni sui territori. È il fulcro dell´intervento di Vanessa Pallucchi “i provvedimenti del Ministro Gelmini, non essendo stati concordati e partecipati con i soggetti sociali e con gli enti locali, non tengono conto delle ricadute territoriali. Infatti secondo Legambiente, siamo di fronte ad un concreto rischio per la coesione sociale del paese. C´è il pericolo di trovarsi di fronte ad una rete scolastica che garantisce il servizio scolastico in meno aree del territorio, con una conseguente perdita di posti di lavoro, soprattutto nell´ambito del precariato, e parliamo di un´area come quella del sud Italia, dove poi è difficile reinserirsi nel mondo del lavoro” la Pallucchi continua “con una minore integrazione dei bambini stranieri, con il tempo scuola ridotto, che forse per il sud sono gli elementi più di crisi. Si rischia così di compromettere la coesione sociale”

Per questo Legambiente reputa che la scuola vada certamente cambiata, ma non smantellata nel suo ruolo sociale. Per questo, con altri soggetti della società civile, Legambiente si è fatta promotrice di un documento, che si intitola “Per una scuola capace di futuro”, in cui si invita ad aprire nel paese un serio confronto sul quale siano i cambiamenti di cui la nostra scuola ha bisogno per essere all’altezza di far fronte alle sfide attuali.

Intanto la maggiore ricaduta prevista nel breve periodo è proprio quella dovuta alla chiusura degli istituti e delle scuole. Dalle previsioni Legambiente su dati del Ministero della Pubblica Istruzione, risulta che a livello nazionale i plessi destinati a chiudere sono il 42% per le scuole dell´infanzia, il 16% per la primaria, il 13,5% per la scuola media ed il 10,9% degli istituti superiori, per un totale del 23%.
“A livello locale la situazione non migliora, ma anzi accenna a diventare più drammatica” Francesco Tarantini commenta i dati relativi ai tagli previsti per le scuole pugliesi “quelle più a rischio sono proprio le scuole degli 87 piccoli comuni che ci sono in Puglia, dato che il provvedimento di chiusura e/o accorpamento riguarda le scuole con meno di 500 alunni ed i plessi SOTTO i 50 alunni. Per le elementari si parla di 43 scuole e 75 plessi, per le secondarie di primo grado 27 scuole e 45 istituti, ed infine le scuole di secondo grado, che vedono in pericolo 61 scuole e 82 istituti“. L’impoverimento della rete scolastica andrebbe a sacrificare i presidi scolastici dei piccoli comuni, per questo Legambiente Puglia invita i Sindaci dei piccoli comuni a partecipare alla manifestazione di Roma del prossimo 30 ottobre indetta dai sindacati della scuola per lo sciopero generale con lo striscione “Piccoli Comuni, Grande Scuola”.

Quale realtà si troverà ad affrontare una regione come la Puglia dopo l’attuazione dei provvedimenti sulla scuola dell’attuale governo?

Minore integrazione, l’istituzione delle cosiddette “classi ponte” volute dalla lega per l’integrazione dei bambini stranieri, che in Puglia sono tanti soprattutto nei capoluoghi di provincia, toglie alla scuola il ruolo di luogo di integrazione fra diverse culture, di cui la scuola italiana ha eccellenti esempi. Grandi ripercussioni si avrebbero anche in termini di occupazione. I dati sulla disoccupazione Pugliese, ripresi dal rapporto Svimez, sono preoccupanti. Il 30% dei disoccupati Pugliesi sono donne, il 51% dei disoccupati sono a rischio di povertà, ed il 9% di questi è laureato.
Se si considera il fenomeno del precariato scolastico, la Puglia risulta esposta enormemente, per il numero di insegnanti precari che lavorano in regione, molto spesso donne, e che i tagli proposti dal Governo condannerebbero alla disoccupazione. A questi si andrebbero ad aggiungere i così detti “stagionali della scuola”, ovvero quegli insegnanti che accettano supplenze al nord per poter accumulare il punteggio necessario, negli anni, ad ottenere l´assegnazione della cattedra, e poter sperare in un trasferimento al sud.

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!