Manifattura, storia di ordinaria sporcizia
Un mercato che dovrebbe essere chiuso, un immobile che non riesce e tramutarsi in ricchezza per il quartiere
Cento anni e passa di storia sulle spalle, una ristrutturazione finita, un’altra mai iniziata: in mezzo il caos, la confusione e la puzza totali. Questa è la Manifattura Tabacchi del quartiere Libertà, splendido esempio di architettura industriale, oggi sospeso tra impalcature arrugginite e un progetto targato 2004 che prevedeva la facoltà di Scienze della Formazione dove fino agli anni ’50 si producevano sigari
In questa grande area a due passi dal Redentore non si contano poi le auto che entrano ed escono senza che i vigili controllino nulla ed un mercato giornaliero di alimentari dove ogni banco aperto ce ne sono due chiusi. Luigi Cipriani, consigliere del Gil, ha più volte denunciato questa situazione, evidenziando che sono almeno un centinaio i box che hanno chiuso in questi anni e che non sono stati rimpiazzati. Ma il problema più serio è legato all’igiene della struttura: c’è una parte più pulita, dove le volte sono più alte e si respira. In altri punti invece il lezzo è forte, riempie le narici: sembra di fare un salto indietro nel tempo e sinceramente passa la voglia di fare la spesa.
Accanto a veri negozi della carne, costruiti in una sorta di prefabbricato in anticorodal nelle aree esterne, ci sono bancarelle improvvisate, che vendono anche merce non alimentare. I bagni ci sono, ma basta fare un rapido giro sotto i portici per vedere il pavimento nero e sentire la puzza di pipì, sicuramente umana: i cassoni della raccolta dell’umido invece ospitano anche carta e plastica e il giardino centrale è lasciato nell’incuria più totale, tra erbacce e rifiuti di ogni genere. Solo i papiri proliferano accanto alla fontana centrale. Per questo splendido immobile serve un futuro diverso dalla sua attuale e sporca realtà.
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