La scuola rende liberi?
Nel giorno in cui un manipolo di sciagurati imbrattava “sbiancandole” alcune sagome raffiguranti bambini di colore a Brinzio nel Varesotto, installate dalla scuola elementare del paese nelle strade nell’ ambito del progetto di sicurezza stradale al fine di indicare la presenza di una scuola agli automobilisti e a far rallentare il traffico, la destra a Montecitorio condivideva e votava una mozione il cui primo firmatario è il capogruppo della Lega, l’on. Cota, che impegna il Governo a "rivedere il sistema di accesso degli studenti stranieri alla scuola di ogni ordine e grado, favorendo il loro ingresso, previo superamento di test e specifiche prove di valutazione". A chi non supera i suddetti test verranno messe a disposizione "classi ponte che consentano agli studenti stranieri di frequentare corsi di apprendimento della lingua italiana, propedeutiche all’ingresso degli studenti stranieri nelle classi permanenti". Tale mozione impegna, inoltre, il Governo "a non consentire in ogni caso ingressi nelle classi ordinarie oltre il 31 dicembre di ciascun anno, al fine di un razionale ed agevole inserimento degli studenti stranieri nelle nostre scuole". Infine, si prevede "una distribuzione degli studenti stranieri proporzionata al numero complessivo degli alunni per classe, per favorirne la piena integrazione e scongiurare il rischio della formazione di classi di soli alunni stranieri", oltre che "nelle classi ponte, l’attuazione di percorsi monodisciplinari e interdisciplinari, attraverso l’elaborazione di un curriculum formativo essenziale, che tenga conto di progetti interculturali, oltre che dell’educazione alla legalità e alla cittadinanza".
Il testo della maggioranza è passato con 256 sì, 246 no e un astenuto.
Se tale indirizzo venisse recepito con un colpo di spugna si calpesterebbero i precetti della nostra Costituzione ed in particolare quelli dell’art. 34 laddove afferma che “la scuola è aperta a tutti”. Si annullerebbe altresì la positiva esperienza dell’integrazione culturale promossa dalla scuola italiana e si darebbe vita nei fatti a vere e proprie scuole “ghetto”.
Probabilmente l’immagine è forte, ma verrebbe da prefigurare scuole al cui ingresso possa ergersi una scritta: “la scuola rende liberi”. E’ trascorso meno di un secolo da quell’ignobile pagina che svelò, completamente, il vero volto xenofobo, razzista e liberticida del fascismo, le leggi razziali. Anche allora l’Italia inseguiva le nostalgie, gli antichi fasti. Anche allora una grande crisi economico-finanziaria investiva l’occidente. Anche allora qualcuno “se ne fregava” dell’avversario politico e piegava progressivamente il dibattito parlamentare in nome di una semplificazione del quadro politico che portò rapidamente alla deriva del Partito unico. Probabilmente ogni accostamento ai giorni nostri di quella triste stagione può apparire forzata ed irriverente. La sensazione che si ha, però, è quella di una deriva populistica e plebiscitaria che rischia di trasformare il nostro Paese in una fucina di violenze xenofobe e razziste. Assistiamo ad un’escalation di episodi che non possono essere sottovalutati. Guai a liquidare tutto ciò con l’indifferenza e la superficialità. Potremmo ritrovarci ad inseguire i nostri fantasmi, i fantasmi di una democrazia che spesso e volentieri ha dimostrato di non essere fino in fondo matura. Non vorremmo chea lunga transizione della nostra storia repubblicana ripiegasse su se stessa. La storia alterna fasi di progresso a fasi di decadenza: Vico parla di "corsi e ricorsi storici". Ciò non significa, come comunemente si interpreta, che la storia si ripeta. Significa, piuttosto, che l’uomo è sempre uguale a se stesso, pur nel cambiamento delle situazioni e dei comportamenti storici. Ciò che si presenta di nuovo nella storia è solo paragonabile per analogia a ciò che si è già manifestato. Così, ad esempio, ad epoche di civiltà possono seguire epoche di "ritornata barbarie"; ad epoche nelle quali più forte è il senso di una determinata categoria, altre nelle quali si sviluppa maggiormente un altro aspetto della vita. La storia, dunque, è sempre uguale e sempre nuova. In tal modo è possibile comprendere il passato, che altrimenti ci rimarrebbe oscuro, perché: "Historia se repetit".
On. Dario Ginefra – Deputato P.D.
Commenti
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…e il P.D. si “masturba” politicamente…






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