Agricoltura, aumentano i costi ma calano i prezzi

Francesco Radicci

Cia Bari, il presidente Caruso: “La situazione è diventata insostenibile”

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Il settore agricolo è in difficoltà: solo per olio e vino, nella provincia di Bari, si perdono oltre 200 milioni di euro per il valore della produzione, ai quali si aggiungono 56 milioni di euro per l’aumento dei costi. Il prezzo dell’uva da vino è precipitato da 27 a 16 euro al quintale, quello del grano duro ha subito una riduzione del 40% passando nelle ultime settimane da oltre 40 euro al quintale a meno di 26 euro. A denunciarne il momento critico è la Cia provinciale (Confederazione Italiana Agricoltori) che, in una apposita conferenza, auspica soluzioni rapide ed interventi decisi, anche da parte del Governo, per arginare il crollo di realtà economiche imprescindibili per Puglia e Mezzogiorno.

“Non siamo abituati a lanciare allarmi – spiega il presidente Cia di Bari, Francesco Caruso – se non quando la situazione diventa insostenibile. Stiamo verificando aumenti di costi di produzione ormai inaccettabili: spese energetiche per gasolio agricolo, elettricità, riscaldamento, prelievo di acqua, concimi e mangimi hanno fatto registrare aumenti che vanno dal 9% sino al 78%, incidendo pesantemente nei conti dei vari comparti produttivi. Oltretutto – prosegue – l’aumento inarrestabile dei costi di produzione e la discesa dei prezzi di vendita dei principali prodotti baresi, vanificano gli sforzi delle imprese stringendole in una morsa terribile”. Caruso, poi, si sofferma sulla prossima legge finanziaria: “È un Governo disattento in quanto ha varato una finanziaria che in agricoltura ripropone, in sostanza, i provvedimenti-tampone già varati dal precedente Governo e per i quali avevamo chiesto una sistemazione definitiva. Opera tagli ai fondi per giovani agricoltori e agevola aziende montane. Nessuno strumento viene proposto per favorire sviluppo e competitività di un settore che riveste un ruolo cruciale. La Puglia – ricorda il presidente Cia Bari – è prima in Italia per esportazione di prodotti ortofrutticoli: si dovrebbe tutelare questo patrimonio e ciò non avviene”.

Presenti alla conferenza anche Sergio Curci, imprenditore nel settore ortofrutticolo, Vito Scalera, allevatore e cerealicoltore, e il presidente della Cooperativa Oliveti Terra di Bari, Gennaro Sicolo, il quale sottolinea quanto la crisi attuale del settore abbia provocato “produzione con costi industriali e vendite da terzo mondo, ossia – aggiunge – prezzi pari a quelli di venticinque anni fa”. Sicolo, inoltre, lamenta “diversi pesi e misure” nell’attenzione che i mass media dedicano al problema e a quanto concerne l’agricoltura: “Se al Nord non piove per venti giorni – fa notare – la stampa ne parla, non lo fa quando, invece, al Sud non piove per mesi. È evidente che non viene dato il giusto risalto alla questione. Se fosse stato un problema di regioni settentrionali – conclude – il Governo sicuramente avrebbe aumentato decreti e sostegno al settore”.
Per fronteggiare la crisi, Cia Bari annuncia a breve mobilitazioni e iniziative, anche sindacali, di sensibilizzazione sul territorio.

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Commenti

  • briscola (utente non verificato)

    Non è una novità che i parlamentari del nord si fanno valere sia in agricoltura che in altri settori,questo perchè,a mio avviso,se non si danno da fare per risolvere i problemi del loro elettorale sanno bene che non saranno più votati,mentre al sud i signori parlamentari non se ne fregano niente perchè sanno che c’è un elettorato clientelare che con un piatto,si e no di ceci,è pronto sempre a votare gli stessi per decenni.