Opera Pia: il futuro passa dalle “riqualificazioni periferiche”
E’ il privato che dovrà investire 6,5 milioni di euro per rendere il rudere dell’Aldo Moro una casa per i bambini e per i malati non autosufficienti
"Quello scheletro elettrizzato, quel siluro vuoto che ho conosciuto durante la mia prima campagna elettorale dovrà cambiare volto". Michele Emiliano ricorda così il rudere dell’Aldo Moro di Ceglie, la struttura costruita con 3 miliardi e 600 milioni delle vecchie lire, pronta negli anni ’90 a diventare un centro di assistenza all’avanguardia per le persone sofferenti ma mai entrato in funzione, dove è stato portato via di tutto, anche le piastrelle e le maniglie delle porte. Una struttura che avrebbe pestato i piedi al ricco mercato delle case di cura private ma sulle quali gravano ombre di bilanci imperfetti: "Noi abbiamo trasferito quanto in nostro possesso alla corte dei conti e ai tribunali – ha sottolineato Nichi Vendola, governatore della Regione Puglia che sta gestendo con Elena Gentile il passaggio dei vecchi enti eccelsiastici deputati all’assistenza dei sofferenti (IPAB) a Aziende Pubbliche di Servizio, cioè centri che dovranno sostenere le politiche di welfare dei Comuni -. Perchè c’è stato un saccheggio di patrimoni, e l’Opera Pia Di Venere ha subito una vera razzia"
Oggi l’intera area dove sorge il complesso, più di 5 mila metri quadri di proprietà dell’Opera Pia di Venere, è pronta per essere ceduta ai privati nell’ambito di un piano di riqualificazione urbana concertato dal Comune di Bari: "bisognerà fare un avviso pubblico – spiega Gianni Giannini, assessore al bilancio – per attrarre un investitore privato. Il vantaggio che ne avrà è la possibilità di costruire case ma dovrà assicurare il recupero della struttura Aldo Moro, per un importo stiamato di 6,5 milioni di euro". Lì dovà sorgere una residenza protetta per anziani non autosufficienti, un centro per i disabili, un asilo nido per 60 bambini, un presidio di guardia medica oltre a una sala convegni e dovrà essere recuperata l’Abbazia sant’Angelo, per la quale vennero persi i fondi Por 2000/2006. All’Opera Pia andrebbe la gestione del complesso ristrutturato, a servizio, come continua a fare da 120 anni, delle fragilità. Attorno all’Aldo Moro dovranno sorgere anche nuovi servizi e un centro di studi per l’archeologia del territorio, ricco di vestigia dell’alto mediovo e del passaggio dei monaci di san Basilio.
"L’Opera Pia è un orgoglio della solidarietà, soprattuto per il territorio in cui sorge -ha sottolineato Michele Emiliano – e sta maturando come per i Pirp di Japigia e San Marcello una governance della riqualificazione delle cose, che permetta alle persone di vivere meglio. Carbonara è un luogo pesante, da magistrato ho affrontato quattro indagini per morti ammazzati in piazza Umberto. Lì è morto Gaetano Marchitelli ma in questi luoghi biosgna disporre in tutti i modi di far vivere le persone, di farle entrare e uscire di casa serenamente". La firma del protocollo ha tre attori: Comune, Regione e Opera Pia, perché accanto alla volontà di ridare vita all’Aldo Moro, ci sono 30 milioni di euro che l’assessorato ai trasporti destinerà all’interramento dei binari delle ferrovie del Sud-Est. Poi grazie ad un finanziamento del governo Prodi unito ai fondi comunali e regionali per un totale di 3,3 milioni di euro nella zona 167 di Ceglie sarà possibile costruire 42 alloggi per sfrattati e per diversamente abili oltre ad un centro sociale. Attesissimo poi l’ampliamento di via Gorizia, per il quale il Comune di Bari ha stanziato 3 milioni di euro.
Commenti
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La comicità Istituzionale è ormai all’apice.Nell’aprile 2004 era stato stipulato un analogo accordo tra gli stessi enti,successivamente ritrattato dal comune di Bari.All’epoca gli attori erano diversi e soprattutto di partiti politici opposti.Oggi che gli accordi in Puglia si fanno in casa PD vanno bene a tutti.A seguito di lotte politiche assurde si sprecano anni e soprattutto si lascia vivere la gente nella spazzatura.
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E dell’annessa Badia Sant’Angelo cosa ne sarà?






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