Imbrocchiamola, a Bari dieci i locali che servono acqua pubblica
Molti i benefici: salute, impatto ambientale e costi
Nel capoluogo pugliese sono solo dieci i locali pubblici che utilizzano acqua del rubinetto, anziché quella in bottiglia. E’ anche vero, però, che da queste parti la campagna “Imbrocchiamola”, promossa dalla rivista Altraeconomia e Legambiente, è appena cominciata. Fatto più che evidente. Nel resto della Penisola, infatti, sono più di mille i pub, ristoranti, bar e pizzerie che servono ai loro clienti acqua pubblica, facendo propria l’azione di sensibilizzazione iniziata (proprio attraverso le pagine di Altraeconomia) nel marzo del 2007.
A Bari, invece, è stata presentata oggi, nella centrale via Sparano, dai tavolini del caffè Vox. Ad illustrare alla stampa il perché di Imbrocchiamola il direttore della rivista promotrice Pietro Raitano, il presidente di Legambiente Puglia Francesco Tarantini, l’assessore all’ecologia Michele Losappio, l’amministratore di Aqp Ivo Monteforte, il responsabile scientifico di Legambiente Stefano Ciafani e il presidente di Fipe Confcommercio Massimo Posca. Insieme per sancire l’inizio di un percorso comune che valorizzi l’acqua di rubinetto rispetto a quella imbottigliata.
I motivi sono tanti: dal rispetto per l’ambiente (solo un terzo delle bottiglie in plastica viene riciclato e solo il 10% viaggia su binari), alla salute del cittadino (l’acqua di rubinetto dell’Aqp viene esaminata 250.000 volte in un anno), passando per le tasche dei consumatori. Il costo inferiore di mille volte in confronto a quella confezionata dovrebbe far riflettere.
“Un buon metodo di contrasto a questa forma di business”, ha sottolineato Ciafani, “potrebbe essere l’innalzamento dei costi per le concessioni di utilizzo delle acque da parte delle regioni alle aziende di produzione”.
Ad esempio, in Puglia il costo, stabilito in funzione della superficie concessa all’azienda, è pari ad un euro per ettaro. Una somma quasi irrisoria. “Da parte nostra”, ha precisato Losappio, “siamo impegnati nella campagna per la riduzione degli imballaggi, promuovendo il consumo dei dispenser al posto dei consueti contenitori”.
Ma Imbrocchiamola, oltre a significare molto in termini di risparmio e impatto ambientale, restituisce anche un sacrosanto diritto al consumatore, eliminato tacitamente con il passare del tempo: quello di scegliere di bere l’acqua del rubinetto. Magari incentivando la fornitura di brocche ai locali, come richiesto all’Aqp da Posca.
I locali saranno ben visibili su imbrocchiamola.org e legambientepuglia.it. Inoltre, ogni esercizio che aderisce all’iniziativa esporrà un adesivo all’entrata e materiale informativo ben in vista su tavoli e banconi. Con buona pace delle società di produzione di acqua minerale.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!






Affitti a Bari, quasi 500 euro al mese per 80 metri quadrati: pesa il 28% del reddito