La lavagna tattica di Ascoli-Bari

Christian Montanaro

San Gillet però nella ripresa

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A tre punti dal comando. Questo dice la matematica alla sesta giornata di campionato. Con la vittoria di Ascoli il Bari ha fatto un bel balzo in classifica, mettendosi a ridosso dei primissimo posti.
Elogi vanno sicuramente attribuiti alla formazione biancorossa, stando attenti però a non esagerare. Meglio volare bassi e cauti. Il torneo cadetto sta impartendo questa grande lezione nelle prime giornate di cartello: tutti possono mettere in difficoltà tutti, e con la spietata legge dei tre punti non ci vuole nulla per ritrovarsi dal Paradiso agli inferi.

Antonio Conte questo sicuramente lo sa e inviterà i giocatori e l’ambiente a non esaltarsi anzitempo, sebbene di motivi per gongolare ce ne siano eccome.
In primis l’imbattibilità. La formazione biancorossa è l’unica compagine che non sia ancora stata sconfitta. C’è andata vicino alla terza giornata al San Nicola contro il Brescia, ma poi il rigore realizzato da Simone Cavalli riportò in equilibrio la gara. L’altra volta in cui ha rischiato qualcosa è avvenuto alla seconda giornata in quel di Frosinone, forse la peggior partita sinora, mentre con Triestina e Livorno meritava addirittura di più di quanto conseguito.

Ieri una gara dai due volti: un primo votato all’offesa, tale da impedire all’Ascoli una qualsivoglia reazione; un secondo, al contrario, di grande contenimento ed estremamente sofferto, dove si sono rivelate necessarie almeno tre prodezze di Jean Francois Gillet. A voler essere pignoli l’unico neo di una gara altrimenti impeccabile.
Dal punto di vista tattico la novità più interessante nello scacchiere biancorosso è stata rappresentata dall’inedito duo di centrocampo costituito da De Vezze e Donda. Turno di riposo concesso ad Alessandro Gazzi (poi entrato nella ripresa) e convivenza tutt’altro che da disprezzare tra l’ex livornese e l’argentino, che si sono trovati bene specialmente nella prima frazione di gioco.

Fasce affidate ancora a Claudio De Pascalis e Pedro Kamata. Entrambi hanno confermato le proprie diverse qualità, fornendo una prestazione all’altezza delle aspettative e il consueto utilizzo sapiente delle corsie esterne.
L’altra novità della giornata (dovuto al problema fisico accusato da Bianco) è stata rappresentata dall’utilizzo di Marco Esposito da terzino destro. Non ha giocato male il difensore centrale di Conte, anche se nella ripresa Guberti, molto cresciuto rispetto al primo tempo, lo ha messo in grossa difficoltà con le sue discese sulla fascia sinistra.

E’ piaciuta molto anche l’intesa tra Colombo e Barreto. Il primo si è sbloccato, con un goal pesantissimo che è valso i tre punti (da dividere a pari merito con Gillet, salvatore della patria nel secondo tempo); il secondo ha confermato anche lontano dalla porta di poter risultare decisivo in versione assist-man (suo il passaggio filtrante per De Pascalis che ha portato al goal di Colombo).
L’Ascoli nella ripresa ci ha provato eccome, rivelando un piglio ben diverso di quello sciorinato nei primi 45’, ma è stato necessario lo spostamento di Guberti a sinistra e l’arretramento di Pesce.
Da colui che la scorsa stagione condannò al Del Duca il Bari a una pesante sconfitta sono giunte le azioni più significative della ripresa, con la parziale collaborazione di Di Donato, Bucchi e Soncin, fermati anch’essi a più riprese da San Gillet.

Per una volta il Bari ha avuto anche fortuna, e questa è una grande notizia per una squadra che tra pali, infortuni e traverse finora aveva avuto tutte le ragioni per imprecare alla mala sorte.
La riconciliazione con la dea bendata non deve però cancellare o sminuire i tanti meriti dei galletti, capaci finora di aver impensierito ogni squadra affrontata, di aver mantenuto una imbattibilità che dura ormai da 540 minuti, di aver intavolato la seconda vittoria esterna consecutiva e di essersi posizionata ad un passo daliprimi posti in classifica.
L’importante è solo non esaltarsi o pensare di aver già quadrato il cerchio di un campionato che è ancora lungo e potrebbe riservare sorprese.
Il Bari ha tutto per ritagliarsi il proprio spazio da protagonista nel torneo, ma occorre evitare di fare voli pindarici e, come detto, volare bassi.

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