Baricco e i barbari, tra passato e futuro
La prima serata della rassegna culturale “I dialoghi di Trani”, nella suggestiva cornice del Castello Svevo, rischia di essere rovinata dalla pioggia. Fortunatamente la capacità affabulatoria di Alessandro Baricco ha riscaldato l’atmosfera. Camicia bianca, maniche rimboccate, l’autore torinese spiega la sua ultima fatica letteraria ad una platea quanto mai variegata, rispondendo alle domande di Maria Ida Gaeta e Oscar Iarussi.
Il suo saggio apparso a puntate sulle pagine culturali del quotidiano La Repubblica, I Barbari, si presenta come un’analisi dettagliata della società di oggi, dei movimenti vorticosi e apparentemente inspiegabili che la contraddistinguono. Ma non trova risposte Baricco. Cerca solo di guardarsi intorno con l’attenzione di un cronista capace di coglierlo, quel movimento, e descriverlo.
“Viviamo un’enorme mutazione collettiva”, afferma lo scrittore, “vissuta da molti come una temibile invasione barbarica. D’altronde da sempre tendiamo a bollare ciò che si presenta totalmente nuovo come incomprensibile, rozzo, terrorizzante. Non capiamo che, in realtà, questa mutazione coinvolge tutti e, in maniera più o meno consapevole, i nostri comportamenti vi si adeguano”.
Secondo Baricco, quello che stiamo vivendo è un cambiamento epocale pari all’Umanesimo o all’Illuminismo: svolte radicali nelle idee, nelle visioni del mondo, nella gerarchia di valori. Consapevole della difficoltà di capire la portata degli eventi mentre li si vive, l’autore azzarda comunque un’analisi sgombra da pregiudizi e false certezze. Prima fra tutte l’idea di un rapporto con il sapere e la conoscenza che implichi fatica, lentezza, pazienza. Idea di derivazione ottocentesca per cui conoscere vuol dire andare in profondità e cercare lì il senso delle cose.
Da qui la convinzione romantica e poi novecentesca che le opere d’arte più autentiche fossero quelle più difficili. “Questo codice è inservibile per comprendere il mondo di oggi: non conta più conoscere in profondità una cosa sola, ma conoscerne mille nel minor tempo possibile, anche in modo superficiale. La lettura della realtà circostante passa attraverso questo viaggio frenetico da una stazione all’altra, da un punto all’altro del sapere. È questo il modo di far esperienza delle cose oggi, viaggiando non più in profondità, ma in superficie: Internet e il motore di ricerca Google ne sono l’esemplificazione più evidente”.
E allora che fare? Aspettare che la mutazione passi e stare a guardare quel che succede? Difficile rispondere per Baricco, convinto comunque che la mutazione possa essere gestita attraverso il traghettamento di quello che vogliamo salvare. “Dobbiamo essere capaci di guardare quello che lasciamo alle nostre spalle e trovare ciò che è ancora vivo, quello che amiamo. E poi salvarlo non dalla mutazione, ma nella mutazione, perché ridiventi se stesso in un tempo nuovo”.
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