Marino, uno di voi

Uno striscione che, per l’ennesima volta, condanna la nostra città all’ultima serie
‘Marino sempre con noi’. E’ il testo dello striscione che ha dominato la curva ultrà ieri sera, durante Bari-Livorno allo stadio San Nicola di Bari. Il riferimento è a Marino Catacchio, il pregiudicato ucciso lo scorso 18 settembre nel quartiere Libertà della città, nel corso di un regolamento di conti interno al clan a cui era affiliato, quello degli Strisciuglio. Lo striscione è stato salutato da un applauso del settore centrale della curva nord. (da www.repubblica.it)
Questa, come si usa dire, è la notizia: i colleghi del prestigioso ed autorevole giornale l’hanno impaginata sotto quella che parlava della guerra incivile e razzista di Gomorra contro lo Stato. Bari, ancora una volta, raggiungeva gli onori di una pagina nazionale e telematica, e dunque globale, grazie alla sua feccia peggiore.
Poco ci importa, con estrema franchezza, che quello striscione sia stato esposto per poco tempo. Ci importa che qualcuno della cosiddetta tifoseria ultras l’abbia prepaparto, l’abbia portato allo stadio (e gli steward? forse non leggono e non sanno chi fosse la persona di cui si parlava), l’abbia srotolato e offerto al solito applauso beota di quelli che stando nei paraggi della curva l’hanno visto, compreso, assimilato, e approvato.
Questo ci importa: a Bari c’è una feccia che nessuno riesce a isolare, a estinguere a emendare. Vuoi che, specie in odore di elezioni, tirino fuori le mitragliette o le pistole e facciano fuoco (spesso uccidendo innocenti); vuoi che fischino un sindaco che sta parlando davanti al presidente del consiglio, vuoi che chiudano l’equazione fra malavita e tifoseria condannando una città intera all’infima serie dell’incività; vuoi che sporchino e imbrattino di sè con la prepotenza, la iattanza, l’arroganza che guarda con oscena ammirazione ai fratelli maggiori di Gomorra.
Non ci risulta che la società del Bari abbia preso le distanze. O che sia terminata la pretesa di alcune frange di cosiddetti ultras di entrare gratis allo stadio (questa di solito è la merce di scambio per tenere sotto scacco i presidenti). Non ci risulta che la città si sia resa conto di quanto accaduto martedì sera allo stadio san Nicola.
Ognuno si sceglie i simboli che si merita: fatta salva l’umana pietà per un ucciso, resta il gravissimo segnale ad una intera comunità. Si sceglie di apparentarsi, di compiere una vera e prorpia agnizione a un nome che è un sistema, un mondo, una scelta di campo, l’antistato contro lo stato.
Questo è successo a Bari. Questo potrà continuare a succeder una volta di più a Bari se non ci rendiamo partecipi e consapevoli d’essere stati espropriati della nostra funzione di comunità educante. Se non espelliamo, da noi stessi, quella parte che tace, acconsente, tollera, rimuove.
Con tutta la pietà per l’ucciso, no: “Marino” non è uno di noi, non lo vogliamo sempre con noi. Noi siamo lo Stato, la città, la legalità, la partecipazione. Voi, tutto quello che cerca di uccidere la speranza che si possa essere una città migliore di quella abitata e sofferta dai nostri nonni e dai nostri genitori. Vi cacceremo.
Commenti
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Personalmente, sono stanco di essere identificato (io frequento la curva) con questi teppistelli. Un omicidio è sempre deplorevole, ma accomunare quella vittima a una comunità intera no! E’ una vergogna, la solita triste vergogna che non ci lascerà mai, se non ci diiferenziamo. Marino sarà stato uno di voi. Non basta essere andato in curva per essere ‘compreso’. Vergogna!!!
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C’era anche gente che veniva allo stadio ed in trasferta solo per fare casino.Non vado più in curva dal 2003 (ultima partita vista,Bari – Cosenza) e non vado più allo stadio.No,Marino non era uno di noi.
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Finalmente qualcuno che dice quello che è in realtà:le società di calcio canalizzano la teppaglia e conoscono bene i soggettoni che frequentano le curve.Sono un ex ultras e,pur piacendomi il calcio,non ho mai amato scazzottate e/o amenità del genere.La mia ultima trasferta?Ancona – Bari del 21/9/88 (ero studente universitario).Non mi divertivo più a seguire il Bari perchè non mi piaceva più il clima.Non eravamo solo ragazzi che volevano svagarsi.
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Bene sig.ra Dell’Orzo, ma perchè solo Barilive? perchè il pur omnicomprensivo
direttore de “La Gazzetta del Mezzogiorno” non promuove una permanente ed inequivoca scelta di campo? Non occasionali perorazioni avverso il crimine organizzato.
Così tutti i fogli stampati in città e fuori; una rete di gesti simbolici: listare a lutto il giornale quotidiano;
fissare in volto i più incalliti; ricordarli quotidianamente al ludibrio dei cittadini, per il danno arrecato all’intera comunità. -
La società (direi obbligatoraimente) e la restante parte dei tifosi presenti in quella curva dovrebbero prendere le distanze (in maniera ufficiale) da quella che è stata una ulteriore dimostrazione di forza e sfontatezza da parte della criminalità barese. Se ciò non dovesse avvenire risulterebbero tutti complici (o codardi).
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Sono anni che non vado al San Nicola a godermi una partita di calcio. Mi portava mio padre, ed era già uno schifo: alla fine di un Bari-Parma volò un seggiolino a due metri dalla mia testa, destinato alla squadra di Scala che stava facendo defatigamento a centrocampo. Ma quello striscione è ancora peggio, va troppo oltre la pura violenza teppistica.
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di andare sotto l’egida della NATO in Kossovo è permettiamo che questo popolo da perseguitato si tramuti in carnefice, quando in nome della democrazia e della legalità tolleriamo che un delinquente puro possa governare quel Paese, trasformandolo in un crocevia della criminalità,del terrorismo, del traffico di armi è il segnale che stiamo perdendo la nostra battaglia. Quando consentiamo senza indignarci che milioni
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Il messaggio della redazione fa bene al cuore e alla mente di ogni barese civile!!!!
Per fortuna c’è anche questo esempio di giornalismo e impegno civile a Bari.
MARINO NON E’ UNO DI NOI!!!!!
I CLAN NON LI VOGLIAMO, NE’ ORA NE’ MAIPS e non vogliamo nemmeno “quei tifosi”!!!!
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E’ il sistema Paese, come affermava tempo fa Eugenio Scalfari su Repubblica che è andato in frantumi,come uno specchio rotto, che lascia tanti frammenti per raccontare una disgrazia, una grande disgrazia che sta finendo per coinvolgere e per contaminare sull’altare del profitto più sfrenato senza se, e senza ma ,l’intero sistema occidentale.Quando in nome della democrazia e della legalità, consentiamo ai nostri figli
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Marino non è uno di noi!è uno di voi,di voi che tentate di intimidirci ogni giorno non rispettando le regole e nemmeno voi stessi.vergogna!






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