Un sigillo d’oro al Nobel

La Redazione

Aula 6 di Farmacia gremita ed una civile manifestazione di protesta degli unicobas

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Jean-Marie Lehn è un signore gentile e affascinante di quasi 70 anni, portati magnificamente. Ha l’eleganza vera delle persone vere e quando ti dicono che è un Nobel per la chimica (1987), ti sembra addirittura scontato che possa essere anche un genio.
Lungo la sua lunga carriera di studio e applicazione, si è trovato ad interagire anche con i chimici, i biologi ed i farmacologi della nostra amata Università, quella che il miserabile progetto di un governo di inetti vorrebbe smantellare.
Ed ecco che oggi a Jean-Marie Lehn è stato conferito il sigillo d’oro della nostra Università che, come si potrà facilmente arguire, è un riconoscimento molto più importante e ambito della Laurea Honoris Causa (che per fortuna a Bari, specie dopo il cambio al Rettorato, viene elargita con meno generosità di prima, e meno male).
La consegna del prezioso e significativo riconoscimento è stata preceduta, come usa in tali circostanze, dalla Laudatio (una sorta di orazione che illustra i meriti e i successi del premiato) pronunciata dal rettore Corrado Petrocelli in un francese che lo stesso Lehn ha definito poi “sorprendente”: non è dato sapere, però, se per la sua impeccabile pronuncia.
Alla Laudatio di Petrocelli, che subito dopo ha consegnato davanti all’aula gremita, plaudente ed in piedi, il sigillo d’oro al luminare, è seguita la lectio Magistralis di Lehn. Ovviamente d’argomento strettamente scientifico, in uno splendido e fluente inglese, cui è seguito uno scrosciante applauso da parte dei docenti e degli studenti che affollavano l’aula 6 della Facoltà di Farmacia.
Nel corso della cerimonia, un gruppo di sindacalisti dell’Unicobas ha distribuito volantini ed innalzato striscioni per attirare l’attenzione sulle politiche governative riguardanti l’Università, senza peraltro provocare trambusto o interrompere alcunché.
Un tizio dalla faccia patibolare, prima che cominciasse il tutto, si era premunito di togliere dai tavoli e dai banchi i volantini distribuiti ed ha per giunta avuto l’improntitudine di “raccomandare” a giornalisti, fotografi e tele cineoperatori di non riprendere lo striscione che sarebbe stato esposto.
Ovviamente nessuno di noi gli ha dato retta. Ci siamo premurati di informarci e abbiamo saputo che il patibolare faceva parte dell’agenzia che aveva organizzato la Cerimonia. Speriamo che l’Università di Bari eviti di servirsi un’altra volta di gente simile che, fra le altre cose, pensa di essere al Minculpop e decidere per noi giornalisti quello che possiamo e quello che non possiamo (e non dobbiamo) scrivere, fotografare, filmare o raccontare.

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Commenti

  • bloch (utente non verificato)

    In questo servizio foto principale, quasi metà testo e il lungo volantini sono dedicati alla protesta dei sindacati. Sembra quasi che Jean Marie Lehn sia capitato per caso a parlare nel corso di un’assemblea sindacale. Avete fatto bene a non piegarvi alle richieste di quel funzionario universitario, ma, da un punto di vista giornalistico, sicuro di essere riusciti a far comprendere al lettore quale fosse la notizia principale?
    Ecco, un po’ meno fissati proprio no?