Un Otello dall’onirico al reale
In scena al Duse sino al 26 settembre
Prendiamo un classico mondiale e di tutti i tempi della drammaturgia e della letteratura. Aggiungiamoci citazioni, riferimenti e rimandi ad altre opere ed autori – uno su tutti il Pasolini di “Uccellacci e uccellini” – con un pizzico di riadattamento testuale e linguistico del testo originale. Se ciò non bastasse, collochiamo il tutto in una Venezia “fantoccia” che fa da immobile ma costante sfondo ad un intreccio di amore, passione, gelosia, ambizione, inganno e morte.
Infine accomodiamoci in poltrona per circa un’ora e un quarto, spegniamo i telefonini e facciamo silenzio.
Vi è appena stata presentata la ricetta di “Otello”, il capolavoro di William Shakespeare portato in scena sul palco del Teatro Duse, a Bari, dalla Compagnia Onirica con la regia di Vito Latorre. Ogni volta che si decide di portare in scena un classico è difficile capire fin dove sia possibile spingersi. Nel caso di Shakespeare e della sua poesia, la situazione diventa ogni volta più complicata.
Latorre e la sua Compagnia hanno voluto avvolgere l’opera in una dimensione Onirica. Un sogno in cui la guerra con i Turchi è da un lato l’innesto che accende la gelosia e la rabbia di Iago, ma dall’altro è un sottile velo, un fazzoletto ricamato, che aleggia sulla natura dell’animo umano; la Storia è un pretesto che consente ai personaggi di essere se stessi.
Anche la Venezia di Otello e Desdemona è rappresentata in modo marginale. Il Doge, l’autorità, Rodrigo, il borghese, Bradanzio, il ricco commerciante, e una prostituta, il popolo, senza un nome ma perennemente in primo piano, muta spettatrice ma chiave di volta all’occorrenza. Non è un caso, infatti, che dei quattro sia l’unica a non essere un fantoccio, ma una donna in carne ed ossa.
Il resto è tutto una macchina che, in barba al testo originale, tocca i territori dell’assurdo e del grottesco. Rapidissimi capovolgimenti di fronte in un gioco di luci soffuse, che arriveranno a spegnersi più volte, per permettere all’inganno e alla menzogna di agire indisturbati.
Tra un passaggio e l’altro improvvisamente sul palco appaiono scene reali sottoforma di istantanee, come se una polaroid immortalasse la verità per qualche secondo, prima di farla tornare nel mondo oscuro da cui essa proviene.
L’ambiguità, il dubbio, il dilemma, si respirano dal primo all’ultimo minuto del dramma. Desdemona ne è un esempio più che mai concreto. Prima astuta, quando riesce ad ingannare il padre per sposare Otello, si trasforma in una donna puerile ed ingenua, passiva vittima degli inganni di Iago.
Otello, interpretato dallo stesso regista Latorre, si muove tra sogno e realtà, tra coscio ed inconscio, non riuscendo a collocarsi dove vorrebbe. La sua coscienza, le voci di Totò e Ninetto Davoli, lo spingerà a commettere il famoso omicidio, costringendolo a pagarne il relativo prezzo.
Sembra tutto un sogno confuso, uno di quelli che al risveglio ti lascia una sensazione di profonda angoscia che non ti permette di capire se sei ancora addormentato.
Un sogno che non ha un tempo, non ha uno spazio, ma si nutre della realtà di tutti i giorni, schiacciandola, appiattendola, camuffandola di grottesco. Si tratta di una farsa che, come spiegano gli attori stessi, non è mai stata così reale.
Si ricorda che “Otello” sarà rappresentato dalla Compagnia Onirica al Teatro Duse, fino al 26 settembre.
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