Alitalia e i soliti noti

Sisso

Un fantasma si aggira per l’Alitalia: il fantasma dei Soliti Noti. Sono i Passera, Colaninno, Toto.

0 commenta

Quel Passera che passò il testimone a Colaninno alla guida dell’Olivetti di De Benedetti, quando dovette firmare un bilancio quantomeno dubbio e passare più di un sabato a parlar con gli avvocati per organizzar la propria difesa poverino; cosa che sembra l’elemento distintivo della classe imprenditoriale italiana, che par preferire il Tribunale al Mercato, alla faccia dei propri operai fieri di aver sempre pagato puntuali all’inizio del mese l’affitto della loro casa popolare dai soffitti bassi, di non aver mai messo piede in un tribunale, neppure civile, neppure a difender le proprie ragioni.

Comunisti, Contessa!

Con quel Passera non mi frequentai mai. Troppo diversi lui così east-coast, tremendamente Mckinsey</strong>; io ragazzo della baia. Ma i nostri figli frequentavano lo stesso asilo.

Quel Colaninno invece che rilevò l’Olivetti, ormai lanciata nel settore delle Telecomunicazioni, con Omnitel ed Infostrada che sfidavano apertamente Telecom Italia e la sua Tim, e che ben pensò di venderle, facendo cassa, per comprarsi il proprio il concorrente, l’ex-monopolista, Telecom Italia, in chiara difficoltà.
Colaninno, che ho incontrato di rado, forse solo una o due volte di sfuggita a Palazzo Uffici, ma di cui soffro oggi il figlio, Ministro del Governo Ombra di quel Partito Democratico, erede del mio Partito Comunista, quello di Gramsci e Berlinguer.

E quel Toto, che ha costruito tanto, troppo a Pescara e dintorni e poi ha pensato di sfidare Alitalia, con la sua Airone, rompendo – guarda caso – un ben consolidato monopolio, mettendo le premesse dalla crisi di cui oggi si parla tanto, troppo.
Che ricordo di aver incontrato una volta sola, quando mi presentò il figlio sedicenne, a cui voleva regalar una società di Telecomunicazioni, mentre quello era preoccupato solo di essere senza patente, di non poter ancora guidare la Porsche che papà gli aveva comprato per Natale.
O forse faccio confusione ed era solo una Ferrari o qualcosa del genere. La Porsche era quella che si regalò il figlio del Ministro Ruggiero, quel Riccardo con cui ero stato a Madrid una volta, spedito a parlar seduti alla Puerta del Sol di – guarda caso ¬ Telecomunicazioni, quando vendette Infostrada a Wind – allora pubblica badate bene – per correr lesto poi in Telecom Italia.

Il mio è un salotto piccolino, Contessa!.

Ma veniamo al modello di business dei Soliti Noti: individuo un mercato con un bel monopolista di stato, che il governo prevede di liberalizzare o liberalizzerà.
Costruisco un operatore privato con cui, indebitandolo allo stremo, sfido il monopolista e lo metto in seria difficoltà, poi vendo, possibilmente allo stato, il mio operatore privato e mi compro quello pubblico, facendo un cospicuo margine, e passando anche come grande imprenditore e salvatore della Patria.

E dunque apro un operatore telefonico privato, metto in crisi l’ex-monopolista Telecom Italia, facendo dumping – come dicono nel mio salotto – e poi me lo compro con i soldi dello stato.
Apro una linea aerea privata, metto in crisi l’ex-monopolista Alitalia e poi me lo compro con i soldi dello stato.
Energia? Trasporti? Quale è il prossimo obiettivo?

Meglio se complice il Governo, che liberalizza, bandisce gare, concede licenze. Salva.
Chi ci perde è solo chi lavora e crede in quello che fa e finisce per strada. E poi chi paga le tasse.
Che siamo solo noi.

Vecchi Comunisti, Contessa!

Ma tremendamente perbene. Anche quando vincono e pagano di persona.
Perché si battono per la giustizia e non per difendere il loro interesse.

– Ma che perbene, Sisso! – commenta la mia Coscienza – Anche tu hai tentato di applicare lo stesso business-model. Solo che i tuoi share-holder, invece di vendere il tuo new-comer per comprar l’incumbent, hanno venduto direttamente te.
La mia Coscienza sparla sporco Perdonatela. Ma è una coscienza sporca.
– Già! – rispondo io – Una gran brutta caduta di stile.
– Ma non darti pena – mi confessa lei strizzandomi l’occhio cristallino con complicità – che lo coscienze di classe hanno sempre l’occhio cristallino – In fondo non è peggio di quella di Massimo quando seduto sulla poltrona di Togliatti, ordinò di bombardare la capitale di Tito.

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!