Mémoires d’un Communiste rangé (6)
Tra Proust e Facebook
Vi sono due mondi contrapposti, che si combattono in una spietata “Guerra dei Mondi”, sotto i nostri occhi distratti, affaticati dal sole basso di fine estate, per la conquista della supremazia finale.
Quella su noi.
Sono il vecchio mondo del racconto, del dire attraverso un io narrante, che interpreta e spiega, e quello nuovo, moderno e dinamico, del far-vedere, direttamente, immediatamente, spudoratamente in diretta, e senza commento.
Ed un mondo grigio nel mezzo. La terra di nessuno della loro impercettibilmente lenta ma inesorabile guerra di trincea.
Son la cultura del mediato contrapposta a quella dell’immediato, quella della storia contro quella del presente, della sintesi, della diegesi – come si dice – contrapposta dell’analisi, della mimesi.
La letteratura contro la vita.
– Ma cosa te ne frega a te, vecchio comunista, aristocratico e materialista, di questa strana guerra? – chiederete voi.
– Me frega, me ne frega … – risponderò io, strenuamente legato a quel “I Care!” che apparve una mattina d’improvviso su un muro ad Harvard, dall’altra parte della Baia, alla fine degli anni ’60.
Perché quel mondo fatto di presente, di mostrare anziché di dimostrare, di velocità, immediatezza, economicità (“cheep” sarebbe forse la parola più giusta) anziché qualità, è il mondo che oggi sta lentamente prendendo il sopravvento, pervadendoci, trasformandoci in mille piccoli Funes di borgesiana memoria.
Quel Funes che ricordava ogni cosa, ogni insignificante particolare della sua esistenza, senza poter dimenticare mai nulla, ma che proprio per questo era condannato a non sapere, a non poter pensare.
Perché il pensiero, l’intelligenza, è sintesi.
E’ il mondo nuovo di Google che lancia il suo Chrome, il suo browser, completando l’apoteosi del Web.
Quel web nato da esigenze di gestione documentale, librarie, che integrava contestualmente il riferimento bibliografico in ogni singola pagina, con le informazioni d’accesso al documento citato, dando persino la possibilità di accesso istantaneo (Hyperlink), nel bel mezzo della lettura; che oggi si trasforma in un mondo piatto, ad una dimensione, dove non è l’Hyperlink che ci guida, ma il “crawler” di un motore di ricerca che conosce, come Funes el memorioso appunto, tutte le parole di un dato documento. Ma per cui tutte le parole sono uguali.
La differenza sta nel fatto che un Hyperlink lo definisce l’autore, umano, intelligente e senziente; mentre il Search è solo un Engine, una macchina stupida e meccanicistica, che non distingue tra le parole di Tommaso d’Aquino e quelle di Fra Dolcino.
Fa venire in mente la raffinata querelle sui “neuroni specchio” e sull’origine del linguaggio.
E’ stato dimostrato che esistano aree del cervello, gruppi di neuroni, che si attivano quando osserviamo il comportamento di qualcuno. E par che queste zone del cervello siano strettamente connesse all’evoluzione ed all’origine del linguaggio.
Come raccontavano gli studi degli etologi del secolo scorso, che avevano scoperto che delfini e lupi comunicano tra loro in forma di esempio, facendo vedere quello che intendono, come in una sorta di spettacolo teatrale.
Un linguaggio primitivo, fatto di immediatezza, di rappresentazione, di mimesi appunto, che nulla ha a che vedere con il linguaggio che parliamo noi, fatto di astrazione, della nascita di un io, un soggetto narrante, diegetico.
Che Google sia solo il linguaggio dei lupi? Che debba ancora svilupparsi un linguaggio sintetico per il web?
Davvero non lo so. Ma ne dubito.
Sono più propenso a credere che stiamo perdendo lentamente l’intelligenza e la capacità di sintesi, che in definitiva è creatività allo stato puro. Perdiamo il saper scoprire cose nuove e dargli dei nomi, a favore dell’efficacia, della immediatezza delle risposte.
Sappiamo tante cose, ma nulla di nuovo.
Io vorrei invece un mondo lento, dove ci si ferma a pensare, dove si elaborano idee nuove, dove si ragiona e si racconta ancora.
Amo Proust che per raccontar di sé ci mise 14 anni e scrisse 7 libri. Detesto chi pensa che per raccontar se stessi bastino 100 foto su Facebook.
Viene dunque da pensare che la Guerra di Mondi sia stata dunque persa. Che ormai abbiano vinto le macchine e che noi ne siamo schiavi e soggetti.
Ma non temete, compagni.
Resisteremo. Resisteremo anche a questo. A colpi di Memoires! Fin quando mi sopporterete.
PS. Per non sembrare solo un barboso saccente val la pena che mi ricordi di dire che il Comunista perbenista, l’io narrante che scrive, si occupa attivamente di new-media e di comunicazione digitale e mangia pane e web.
Purtroppo per lui.
Commenti
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Spesso confondiamo la velocità nostra con quella del mondo, troppo spesso viviamo la discrasia tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere.
Comunisti perbenisti in privato, new tecnology in pubblico, amanti delle buone lettere e del lento fluir del tempo e pronti al rimbrotto se ci fanno aspettare.
Saremo capaci di fare una sintesi su di noi?
ti rileggerò Sissi, con piacere …
P.S.
l’io commentante da tempo, tanto tempo contribuisce al funzionamento dei new-media…






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